Henrietta l’immortale

di Michele Stella

Per questo appuntamento con “Il dito medio di Galileo” ho deciso di cambiare stile. Ho scelto di raccontarvi una storia, una di quelle che non hanno come protagonista un fine meccanismo genetico capace di regolare chissà quale attività, ma la storia di una donna che in maniera del tutto inconsapevole ha dato un enorme contributo alla ricerca scientifica diventando immortale: siamo nel Maryland intorno agli anni ’50, e la storia parla di Henrietta Lacks.

Immagine che contiene fotografia, vecchio, esterni, persona

Descrizione generata automaticamente
Henrietta Lacks con il marito in una foto degli anni ‘40. (Le Scienze)

Henrietta Lacks nasce in Virginia nel 1920, afroamericana, pronipote di schiavi, cresciuta povera e semianalfabeta. A trent’anni Henrietta resta incinta del quinto figlio, perde sangue e soffre di dolori che continuano dopo il parto. Vige la segregazione razziale, ed essendo nera, l’ospedale più vicino che accetta di ricoverarla è il Johns Hopkins di Baltimora, dove grazie ad una biopsia le viene diagnosticato un cancro alla cervice dell’utero, un adenocarcinoma diverso da quelli che si conoscevano. Nonostante la radioterapia, le metastasi proliferano e lei muore otto mesi dopo. Il tumore, particolarmente aggressivo, aveva una caratteristica straordinaria: le sue cellule continuavano normalmente a riprodursi in provetta a un ritmo forsennato, una generazione ogni 24 ore.

L’opportunità era unica e irresistibile: per la prima volta i ricercatori dei laboratori di tutto mondo avrebbero potuto condurre i loro studi su uno stesso tipo di cellule, coltivate nello stesso mezzo e nelle stesse condizioni, elementi essenziali per garantire la perfetta confrontabilità fra i risultati delle diverse ricerche.
George Otto Gey e i medici del Johns Hopkins Hospital non si lasciarono sfuggire l’occasione e si diedero subito da fare per trarre da quel tumore una linea cellulare, che fu battezzata con le iniziali della paziente: HeLa. Peccato che nessuno avesse chiesto a Henrietta Lacks il permesso di effettuare il prelievo, né tanto meno avesse informato la donna dell’uso che si intendeva fare delle sue cellule. Era il 1951 e neppure negli Stati Uniti erano ancora in vigore le attuali stringenti norme sul consenso informato e la privacy. Non c’è dubbio che il fatto che fosse donna, nera, povera e quasi analfabeta rese più facile la mancata applicazione della prassi del consenso informato. Della sorte delle cellule di Henrietta, la famiglia Lacks rimase all’oscuro per oltre vent’anni, quando ormai la linea cellulare HeLa, oltre che strumento di ricerca, era diventata anche un affare milionario.

Ancora oggi, la questione è oggetto di discussioni sia etiche che economiche. Nel 2013, la situazione si è complicata dopo che il sequenziamento del DNA delle HeLa è stato pubblicato su di una banca dati pubblica con una violazione della privacy anche dei familiari con parte del DNA in comune. È stato raggiunto un accordo che prevede l’inserimento di alcuni familiari in un comitato di sei membri con il compito di esaminare le richieste dei ricercatori che intendono usare il DNA delle linee cellulari HeLa.

Le HeLa sono oggi coltivate in laboratori di tutto il mondo per fini scientifici e, sebbene siano trattate come cellule tumorali, posseggono delle caratteristiche uniche, che le differenziano dalle altre cellule di questo tipo. Sono molto più resistenti delle altre cellule tumorali e sono in grado di sopravvivere in condizioni che altre cellule non possono tollerare; sono in grado di vivere per un periodo relativamente lungo anche in assenza di terreno di coltura.

Sono delle cellule immortalizzate, se vengono mantenute nell’ambiente appropriato in vitro, possono dividersi un numero indefinito di volte, mentre le cellule normali hanno un limite di circa 52 divisioni (limite di Hayflick). Possono dividersi molte più volte poiché presentano una mutazione della telomerasi che rende particolarmente attivo questo enzima: viene impedito ai telomeri di accorciarsi, inibendo quindi i normali processi di invecchiamento e di eventuale morte cellulare dopo un certo numero di divisioni.

Le cellule HeLa inoltre, posseggono 82 cromosomi a differenza delle normali cellule umane che ne contengono 46, presentano quattro copie del cromosoma 12 e tre copie dei cromosomi 6, 8, e 17. Tale differenza nel corredo cromosomico è dovuta ad una mutazione indotta dal Papillomavirus (HPV), che è responsabile di quasi la totalità dei carcinomi cervicali.

Immagine che contiene testo

Descrizione generata automaticamente
Mappa cronologica dell’uso delle HeLa nella ricerca scientifica

Le scoperte fatte grazie alle HeLa riempiono migliaia di pubblicazioni scientifiche. Si calcola che siano oltre 70.000 gli articoli pubblicati in seguito a esperimenti basati su quelle cellule, che sono state usate, tra l’altro, da Jonas Salk per lo sviluppo del vaccino contro la poliomielite. Oltre alla polio vennero utilizzate per studiare altre malattie come morbillo, orecchioni, HIV ed ebola. Inoltre, grazie alle HeLa sappiamo che il virus dell’HPV può causare il cancro alla cervice, per il quale esiste ora un vaccino.

Moltissime delle cure e dei brevetti di cui possiamo usufruire oggi sono stati possibili grazie alle HeLa e ad Henrietta Lacks, che in un certo senso possiamo definire immortale.

Questo articolo ha un commento

  1. C’è anche un bellissimo libro che racconta questa storia: The immortal life of Henrietta Lacks, di Rebecca Skloots. L’autrice del libro ha raccolto testimonianze e dati per fare una mostra i cui proventi vanno a ricompensare la famiglia Lacks.

Rispondi

Chiudi il menu
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: