Higuain: due lati di una stessa medaglia

Valerio Adamo

Gonzalo Higuain non ha bisogno di presentazioni, il mondo del calcio conosce benissimo quelle che sono le doti da goleador di “El Pipita”, un calciatore dotato di un tiro potente e preciso che ha fatto capitolare i migliori portieri al mondo, una visione di gioco degna di un centrocampista palleggiatore, tempi di inserimenti e senso della posizione che gli hanno permesso di fare sempre reparto da solo in tutti i club in cui ha militato.

In queste righe però, vorrei focalizzare l’attenzione del lettore su un aspetto fondamentale della vita di un uomo; spesso ci ritroviamo ad effettuare delle valutazioni empiriche sul rendimento di un calciatore, rendiamo il loro lavoro, la loro professione una mera questione numerica, dimenticando che su quelle maglie è stampato un cognome oltre ad un numero. Quante volte ci siamo chiesti: chissà se quel calciatore argentino si trova bene in Europa, chissà se quel ragazzo della Costa d’Avorio sente la mancanza di Mama Africa… Mettiamoci nei panni di chi stravolge la propria vita scommettendo in un sogno che in molti casi non gli garantisce proprio un bel niente, non dobbiamo essere miopi e guardare soltanto a chi guadagna milioni di euro ogni anno. L’aspetto umano, il coinvolgimento emotivo, la mancanza della propria terra, il fallimento di un processo di adattamento in un nuovo posto, uno spogliatoio che non ti accoglie come quello precedente, una città che non ti trasmette nulla se non nostalgia di ciò che è stato nel tuo recente passato… potremmo proseguire elencando innumerevoli sfaccettature che rendono la carriera di un calciatore come l’esibizione di un funambolo tra due grattacieli senza protezione.

L’ex calciatore di Milan, Juve e Napoli, tra le altre, è l’esempio lampante di come questo sport non sia una scienza esatta e la vita privata influisca sul campo come in tutti gli altri lavori. Higuain ha sempre mostrato una fragilità emotiva che lo ha portato da momenti di massima esaltazione a prestazioni di bassa caratura professionale, i due esempi che meglio rappresentano questi due estremi sono per il primo frangente il record di gol in serie A effettuati in una sola stagione, di contro la scenata sotto gli occhi di tutti contro la Juve dopo avere sbagliato un rigore nella partita in cui tutti si aspettavano una sua stoccata vincente. Il calciatore che vediamo in campo rivela e racconta la vita di un uomo, poniamoci l’obiettivo di non diventare degli stupidi giudici pronti a mandare al patibolo degli uomini sottoposti a delle pressioni mediatiche, fisiche e mentali non indifferenti. Sforziamoci di apprezzare la verità che i giocatori raccontano facendo del gioco più bello del mondo la loro vita e il nostro massimo momento di amore nei confronti di uno sport: guardiamo al calcio come vita, non come puro e unico momento di competizione, nessuno dei tifosi vive sui risultati di una squadra, ma può morire ogni volta che si permette di giudicare una persona dai risultati ottenuti sul rettangolo di gioco. Pertanto, auguriamo ad Higuain di trovare la sua stabilità emotiva e sportiva in questa sua nuova esperienza londinese nel Chelsea del suo amico Sarri, che possa questo binomio restituirci i numeri di un grande campione come Gonza Higuain!

Buona fortuna Pipita

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