Il diario di Q. – 24.05.2020

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di Michele Dello Spedale Venti

24.05.2020

Finalmente sembra essere tornato tutto come prima, forse non proprio come prima, ma quasi. 
Nelle mie fantasie più sfrenate, mi vedo come MYSS KETA: mascherina, occhiali da sole e via a conquistare il centro della città come lei.

Semplicemente PAZZESKA. 

Oggi, però, voglio parlarvi di qualcos’altro. 

Non mi dilungherò sul mio resoconto della quarantena, sulle analisi che mi ha concesso di fare, non credo siano importanti né che possano interessare chi mi legge.
È un diario, è vero, ma alcune considerazioni le terrò per me. 

Sono una persona che normalmente ha una vita sociale molto, forse troppo, nutrita. Non posso lamentarmi: quando sono arrivat_ a Roma, non conoscevo anima viva, e avevo due coinquilini un pelino strani (ovviamente è un eufemismo). Finalmente mi sono ambientat_, ho avuto modo di trovare i miei posti, di conoscere persone e avere una bella rete di amicizie

Il problema è che conciliare tutto con la mia vita lavorativa e con la necessità di stare anche a volte da sol_, ero arrivat_ al punto da escludere lo spazio e il tempo per me

Ecco. Questo periodo di solitudine forzata mi ha spinto molto a riflettere sulle mie relazioni (relazioni in generale, non amorose). Sulle amicizie che intendo mantenere, sulle relazioni che invece assorbivano tempo ed energie e basta e non mi restituivano nulla, su quelle, invece, che sono significative e mi è mancato coltivare in questo periodo. 

Questa riflessione mi ha portato anche a trovare ciò che ritengo sia stato colpevole di questa mia deriva ipersociale e ciò che mi ha res_ in un certo senso schiav_ della socialità “forzata”: e a questo punto parlo di socialità non solo amicale ma anche sessuale.

Le app di dating gay. 

Devo fare una premessa dovuta, le app di dating sono uno strumento, l’utilizzo dipende da chi ne fa uso.
È anche vero che intrinsecamente sono fatte in un determinato modo e l’obiettivo più comune che ha chi le utilizza è una conoscenza veloce: ci si saluta, ci si mandano delle foto, si capisce se si è sessualmente compatibili (il solito “A o P” di rito, come se non esistesse la versatilità: per chi fosse nuov_, “A o P” sta per “Attivo o Passivo” ndr), ci si vede e si consuma

Nulla da eccepire, per carità, fa comodo a tutti, e a volte non si ha proprio voglia di star lì a parlare dei fatti propri con _ prim_ sconosciut_ di turno. 

Quello che succede, però, almeno per come ho vissuto io queste app, è la totale impersonalità e superficialità di questi strumenti
Aprendole sembra di essere su Postal Market, in cui scegli il tuo nuovo capo all’ultima moda da indossare per la stagione “Quarantena 2020”.

Facili ironie a parte, ho imparato in questi anni come lo schermo ci renda molto sensibili a quello che sta oltre esso. 
Dimentichiamo spesso di avere delle persone al di là dei nostri dispositivi, e che comunque educazione e gentilezza sarebbero preferibili a ghosting o insulti di ogni tipo. 

Per non parlare della famosissima moltiplicazione “M x M”, spesso anche in formula “MASK x MASK” (a cui poi si associano i profili “negazionisti” che recitano “NO GRASSI, NO EFFEMINATI, SOLO-MASKI-LE-LESBICHE-SONO-MASCHILI”), che fa venire a galla tutte le espressioni di omofobia interiorizzata di cui il mondo gay è pieno zeppo e ancora non se ne esce.

Insomma, diciamo che di tutto questo teatrino sono stuf_. 

Ripensare alle relazioni, alle mie relazioni (alcune delle quali nate anche dentro queste app, ma sviluppatesi), mi ha fatto rendere conto di come mi stesse venendo a stare sempre più stretto questo vestito

Ho pensato anche a quanto tempo spesso ci ho buttato, senza nemmeno cavare un incontro davanti ad un caffè. 

Insomma, diciamo che mi sento pront_ per affrontare le relazioni di qualsiasi tipo in altro modo, anche a partire dalla loro nascita. Un “Ciao” detto ad una serata, davanti ad una persona in carne ed ossa sicuramente non mi permetterà di fuggire da quel posto e liquidare quella persona  senza neanche un saluto e due chiacchiere, alla fine delle quali sono comunque liber_ di dire “No, grazie”

Questo articolo ha un commento

  1. Luca

    Peccato vederti smettere di usare la ə e la з e usare invece l’impronunciabile _. Come mai questa scelta?

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