Il diario di Q. 25-08-2018

Gli avvenimenti e gli articoli degli ultimi giorni mi danno modo oggi di scrivere riguardo una questione spinosa, ma che a mio parere va chiarita. Va chiarita soprattutto rispetto alla bufera che si è scatenata a riguardo tra media e social. E voglio che arriviamo insieme, passo dopo passo, alle conclusioni.

 

Per farlo, però, partiamo dalla fine, ovvero dallo svelare l’assassino. Trattasi del patriarcato.

Sono diventatə noiosə, vero?

 

Iniziamo il percorso, adesso, partendo da questo presupposto.

 

Quante volte, leggendo di molestie e abusi sessuali, avete sentito, da donne e uomini, frasi come: “Eh, ma andava in giro a quell’ora di notte da sola! E con quella gonna così corta! Se l’è andata a cercare!”? Io fin troppe. Molto semplicemente una vittima è una vittima, e non ha bisogno di essere colpevolizzata, né di atteggiamenti paternalistici su come avrebbe dovuto vestire o comportarsi: sta già male così. L’unico colpevole è chi ha agito la molestia.

Statisticamente, di solito si tratta di un uomo, per un unico motivo che si applica in diversi modi: detiene il potere.

Nel momento in cui esiste uno squilibrio di potere, esiste chi esercita tale potere e chi lo subisce. Squilibrio che risiede nella differenza di forza fisica, o di disponibilità economica, o ancora di posizione in ambito lavorativo e/o sociale. Spesso chi subisce tali molestie, per timore di ulteriori ritorsioni o critiche, tende a tacerle e a farsene carico, aumentando, quindi, in maniera disumana, il peso emotivo di tali eventi.

 

Esempio emblematico ed attuale è quello che vede coinvolta Asia Argento, attrice e regista. Qualche mese fa, assieme ad altre attrici famose, ha denunciato le molestie subite da parte di Harvey Weinstein, produttore cinematografico di spicco e parecchio influente sulla scena holliwoodiana. Tale mobilitazione ha portato alla nascita del movimento #metoo.

Di pochi giorni fa è la notizia di un patteggiamento privato tra Asia Argento ed il giovane musicista e attore Jimmy Bennett, il quale a sua volta ha accusato l’attrice di molestie sessuali quando lui era ancora diciassettenne.

 

A questo punto della storia il machismo imperante si è scatenato su entrambɜ ɜ protagonistɜ della vicenda.

Da un lato Bennett viene accusato di poca virilità perché “Dai sei stato a letto con quella famosa e ti lamenti pure!”.

Dall’altro lato, ovviamente, la bufera si è scatenata su Asia Argento, sulla quale nessunə si è risparmiatə un commento. È stata accusata di essere manipolatrice e bugiarda dal momento che anche lei ha molestato un ragazzo, cercando in tal modo di sconfessare e screditare tutto il #metoo, dato che l’attrice è uno dei volti più noti del movimento.

 

A questo punto bisogna che ci fermiamo un attimo e che ci poniamo due domande.

Perché Asia Argento è già praticamente stata dichiarata colpevole per direttissima, senza peraltro farsi domande su eventuali atteggiamenti “provocatori” da parte del ragazzo (un equivalente della gonna troppo corta, ad esempio)?

 

E perché, soprattutto, anche se la Argento fosse colpevole ciò comunque non intaccherebbe il #metoo e le lotte femministe in generale?

 

La prima domanda trova risposta nel fatto che questo caso risulta un’ottima occasione per chi scredita già in partenza le lotte femministe e per il “maschile” (non parlo, infatti, di maschi, ma anche di quelle donne che applicano il metro maschilista a questo genere di vicende) per ripulirsi la coscienza su molestie, femminicidi, abusi sessuali e omobitransfobia al grido di: “Anche le donne lo fanno!”.

Il che ci porta alla risposta alla seconda domanda. Anche nel momento in cui si tratta di una donna ad agire molestie nei confronti di qualcunə altrə, sta mettendo in atto le stesse pratiche maschiliste e patriarcali, allo stesso modo degli uomini, utilizzando quel famoso squilibrio di potere di cui sopra.

 

Per concludere, quindi, penso che in queste vicende sia necessaria un’analisi più approfondita di quella che la stampa ed i social ci danno in pasto ogni giorno.

E penso sia utile mettere in luce quanto la violenza di genere possa essere radicata dentro ognunə.

Certamente il sesso, il genere e l’orientamento sessuale di una persona hanno a che fare con l’asse di potere (non per niente parliamo di eteropatriarcato). Ad essere molto temibili sono anche i soggetti che, ahimè, vittime inconsapevoli di questo meccanismo radicato nella nostra società, hanno fatto propria questa mentalità e la agiscono contro loro stessɜ e contro altre soggettività già oppresse, diventando a loro volta oppressori.

Q.

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