IL DIARIO DI Q. – 28.01.2020

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di Michele Dello Spedale Venti

28.01.2020

Oggi mi sento un po’ megalomane e voglio parlare con Pasolini.

Ho finito di leggere da poco le sue “Lettere Luterane”, una raccolta di “lettere” scritte sul Corriere della Sera, pubblicata postuma nel 1976, e devo dire che molti pensieri mi hanno attraversatə durante la lettura. Lettura che mi ha lasciato con l’amaro in bocca, che mi ha dato molti pensieri e molti spunti di riflessione: pur essendo passati più di quarant’anni da quegli scritti, restano non solo molto attuali, ma tutte le invettive riportate in quegli articoli del Corriere potrebbero essere state scritte oggi. Il punto è che non ne vedo più.

Uno dei temi portanti del libro è la discussione sul potere, potere istituzionale e potere economico e di quanto questi si siano intrecciati talmente tanto da non essere più chiaramente distinguibili l’uno dall’altro. E di come, soprattutto, questo intrecciarsi sia intrinseco al potere che si è instaurato.

Dice PPP che “la caratteristica più intransigente della <<prima vera grande rivoluzione di destra>> consiste nella distruttività: la sua prima esigenza è quella di far piazza pulita di un universo <<morale>> che le impedisce di espandersi.” . Per intenderci, l’aver distrutto i valori di una società cattolica, e che definiremmo anche bigotta, ha permesso al consumismo (non solo materiale, ma anche morale) di prendere piede nelle nostre vite. 

L’incapacità della sinistra (la vera sinistra), e la “nostra” stessa incapacità oggi (e quando indico un “noi” indico un insieme di persone che mi comprende e che desidera una vera alternativa a quello che oggi c’è) è quella di non riuscire a creare un insieme di valori altri.

Ciò che non riusciamo a fare è creare “alterità”.

Ad esempio, proviamo a parlare di relazioni, famiglia e poliamore.
Tutto molto bello, pensare a relazioni fluide, che mutano e che allo stesso tempo hanno valori diversi tra loro. 

Di questo genere di argomenti la “destra”, il consumismo e tutto ciò che questa società predica, è riuscita ad appropriarsi, facendo della rivoluzione sessuale ed affettiva (che è più o meno iniziata nel ’68) un grosso “flop”. Pasolini nota bene come ciò che è avvenuto durante gli anni Cinquanta e Sessanta rispetto alla democratizzazione del diritto di esprimersi e alla liberalizzazione sessuale, momenti fondamentali della lotta progressista di quegli anni, è stata inglobata da una falsa tolleranza e, soprattutto, dalla mentalità consumistica

Sacro il diritto al divorzio, al tempo stesso il valore delle relazioni, non solo sentimentali, ma anche di semplice amicizia, è stato perso. Ci si sposa e si divorzia con la stessa facilità con la quale si cambia un cappotto.

Ridare vita e nuovi significati a vecchi significanti, come famiglia, amore, amicizia, ma anche responsabilità e “sacro” dovrebbe essere l’agenda di un nuovo movimento. 

Ma anche solo riuscire ad immaginare, prima di attuare, questa alterità di cui parlo, dovrebbe creare un movimento, all’esterno e all’interno delle istituzioni. 

Ma, come ci ricorda Pasolini, il “Palazzo” è morto, così come morti sono coloro che lo abitano, incapaci e disinteressati a star dietro a quello che succede all’esterno di esso. 

Che fare, quindi, con chi si assume gli onori di governare, quando viene meno la presa di responsabilità da parte loro? 

A queste e altre domande Pasolini ha tentato di dare delle risposte. 
Se vi va, andate a scoprirle. 

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