Il diario di Q. Chi è Q.

Oggi ho deciso di tenere un diario. Di solito i diari sono segreti, servono per sfogarsi e per buttare fuori ciò che succede nell’intimo. Ed invece eccomi qui a spiattellarvi tutto dritto in faccia.
Perché? Perché a quel mio lato un po’ narcisista, diciamocelo, piace pensare che le mie esperienze possano essere utili anche ad una sola persona che, per puro caso, si imbatterà in queste caotiche pagine.

Chi sono? Mi chiamo Q. Nome curioso, vero?

È così che ho scelto di chiamarmi. Dite che un nome di battesimo ce l’avrò pure? Sì, ce l’avevo, ma da oggi sarò soltanto Q. Spogliandomi del mio nome mi spoglio anche del mio sesso biologico e del mio genere.

Perché mai dovrei voler fare qualcosa di così azzardato? Se fossi un maschio bianco cis-gender eterosessuale mi starei sottraendo a molte responsabilità (codardo!) e allo stesso tempo starei rinunciando a tanti privilegi (coglione!). Se fossi una femmina cis-gender eterosessuale, invece, mi starei volontariamente allontanando dal ruolo di madre (vigliacca!), donandomi, di rimando, la possibilità di gestire il mio corpo come meglio credo (puttana!).

Buffo tutto ciò, che ne dite?

Adesso forse sarete spaesati. Non sapete chi avete davanti? Forse. Ma non pensate che sia triste ridurre l’intero universo racchiuso in una persona al solo fatto di avere nel proprio DNA un paio di cromosomi rispetto ad un altro paio? O di averne qualcuno in più o in meno, generando panico nei propri genitori perché non sanno se mettere sulla porta il fiocco rosa o quello blu?
Si può dire che quei cromosomi siano una condanna sin dal primo respiro: automaticamente tuttɜ iniziano a caricarvi di aspettative sin da subito; aspettative che dopo diventano responsabilità, se per caso vi azzardaste a non soddisfarle.
Che poi, chi avrebbe mai chiesto tutto ciò?
Andando avanti col tempo, nella pubertà, quegli stessi cromosomi iniziano a trasformarvi: il vostro sesso viene fuori prepotente e vi costringe a guardarvi allo specchio. Vi costringe a chiedervi se siete a vostro agio nel vostro corpo, o se invece lo iniziate a detestare perché diverso da quello che desiderate: vorreste avere le bellissime tette che la vostra amica, al contrario di voi, ha sviluppato; o iniziate a pensare che avere anche voi quell’aggeggio che ha tra le gambe quel ragazzo che avete visto al mare non sarebbe poi così male.
Ed una volta che col vostro corpo iniziate a familiarizzare, arrivano le dolenti note: capite che non potete farci quello che volete. Che non potete gestire il vostro corpo assecondando i vostri desideri, ma che, per essere pulito, il sesso deve passare attraverso un legame e dei sentimenti.
Per non parlare di quanto sia dato per scontato il fatto che siate eterosessuali. Non viene in mente a nessuno che magari possiate avere un orientamento sessuale diverso. Quindi passate un sacco di tempo ad accettarvi, a cercare di liberarvi da quel fardello che è l’eterosessualità presunta fino a prova contraria, riuscite a prendere il coraggio a due mani e a dire alla tavolata di famiglia che non vi passa neanche per l’anticamera del cervello di avere la/il fidanzatina/o, ma che a dispetto di tuttɜ, quando portavate a casa quelǝ vostro amicǝ a studiare, in realtà facevate anatomia comparata applicata. E dopo aver fatto questo passo, inizierete a districarvi nel labirinto delle conseguenze, positive e negative che da questa confessione derivano. Come se il vostro orientamento sessuale fosse qualcosa di cui gli altri debbano necessariamente venire a conoscenza e che devono mettere al vaglio per capire se sia giusto o sbagliato. Ma per chi dovrebbe essere importante questa informazione se non per voi stessɜ?
E se questo non fosse già abbastanza, dopo aver passato anni a mettervi quell’etichetta addosso, a trovare il vostro equilibrio, ecco che arriva una persona del sesso opposto rispetto a quello che solitamente vi attrae, iniziate a provare qualcosa di insolito per quella persona, ad essere spaesatǝ e a dover rimettere in discussione tutto quanto. Forse aveva ragione vostra madre a dire che forse era solo una fase.


Vi insegnano che la sessualità è una cosa sporca, da tenere dentro le mura domestiche, da limitare ad un qualche vincolo e che debba essere finalizzato alla riproduzione, o ad un sogno d’amore da “…E vissero per sempre felici e contenti”. Guai a desiderare il vicino di casa, o la collega di lavoro. Guai ad avere desideri non canonici, che esulino dal puro scopo riproduttivo. La nostra società ci educa alla produttività, ci impone tempi e ritmi volti a  limitare la ricerca del piacere, piacere che porta all’ozio, che è il padre dei vizi. E se non soffri un po’ in questa vita non puoi godere nella prossima, quindi zitto, lavora, e se proprio devi scopare, unisci l’utile al dilettevole e sforna pure ǝ figliǝ dato che ci stai.

Io, invece, sono qui per mettere un po’ di caos in tutto questo diabolico ordine.
Voglio godere di questa vita, non della prossima.
Voglio essere liberǝ di disporre liberamente del mio corpo.
Voglio essere liberǝ di disporre liberamente dei miei sentimenti (chi l’ha detto che posso nutrire dei sentimenti esclusivamente per una persona?).

In poche parole, voglio essere liberǝ di autodeterminarmi.

Q.

 

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Questo articolo ha un commento

  1. Al di là della mancata omologazione sociale…
    Al di là dei conflitti con amici, parenti… genitori, e al di là dei conflitti interiori che tutti viviamo (in qualche misura e per variabili periodi di tempo) in questo articolo si va oltre, sperimentando il desiderio di amare non solo il prossimo, ma soprattutto se stessi, regalandosi forse il più importante dei privilegi: l’autodeterminazione!
    La legenda narra che Dio diede alla prima coppia ogni bene disponibile, solo un veto fu posto: “NON dovete mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del Bene e del Male.”
    Che tradotto vorrebbe dire: Vi dico io cosa è giusto e cosa non lo è!
    Solo allora, una madre amorevole e misericordiosa, guardò al di là del tempo i propri figli vivere generazione dopo generazione, millennio dopo millennio, aggiogati da una morale imposta e indiscutibile oppure LIBERI di autodeterminarsi, alla costante ricerca di una propria morale, al di là del giusto e sbagliato, ove regna il rispetto per se stessi e per gli altri.
    “Figlio mio, ama! Che sia uomo o donna, lupo o farfalla o nulla di tutto ciò, a te non importi: Tu ama!”

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