Il Diritto di sapere. Contagio AIDS: quali conseguenze penali?

Un servizio mandato in onda qualche sera fa a “Le Iene” mi ha fatto scattare la molla per il nuovo articolo della mia rubrica. Una donna, dopo aver iniziato una relazione amorosa con un uomo ha scoperto di essere affetta dal virus dell’HIV e di averlo contratto a causa dei rapporti sessuali non protetti avuti con il nuovo compagno. Dopo questo servizio, un altro ragazzo, riconoscendo il volto dell’uomo, ha contattato la trasmissione rilevando di aver avuto rapporti sessuali con quella persona, preoccupandosi di aver contratto il virus.

Ma come si pone il nostro ordinamento giuridico di fronte alla condotta di chi, consapevole di essere malato di AIDS o di aver contratto il virus dell’HIV, trasmetta il virus ad altre persone? A quali responsabilità penali va incontro?

Ai sensi del primo comma dell’art. 40 c.p. «nessuno può essere punito per un fatto previsto dalla legge come reato, se l’evento dannoso[…]non è conseguenza della sua azione…». Tale norma, da leggersi oggi in riferimento anche a quanto prescritto dalla Costituzione all’art. 27, comma 1, si collega al principio secondo cui, ai fini della responsabilità penale, deve trovare prova oltre ogni ragionevole dubbio.

Per valutare se un evento (il contagio del virus) sia stato determinato da una condotta (atto sessuale) occorre che la condotta sia condicio sine qua non dell’evento, ovvero conseguenza certa o altamente probabile dell’agire umano secondo le massime di esperienza e le leggi scientifiche. Nel novero delle leggi scientifiche, in particolare, quelle statistiche consentono di formulare un giudizio probabilistico in ragione del quale una condotta potrà dirsi causa di un determinato evento in un numero più o meno elevato di casi. Tanto più la percentuale statistica è alta quanto più attendibile sarà il suo risultato ai fini dell’affermazione del nesso eziologico. È legge scientifica comunemente nota quella in forza della quale un solo rapporto sessuale non protetto con soggetto ammalato possa contagiare il soggetto passivo.

Ciò detto, è chiaro che la responsabilità dell’uomo non venga meno per il sol fatto che il rapporto sessuale con la donna fosse nato su basi consensuali. Affinché il consenso dell’avente diritto abbia efficacia scriminante deve avere a oggetto un bene disponibile (mentre non lo è quello dell’integrità fisica ove compromettibile permanentemente) e deve essere informato (mentre l’uomo non ha reso realmente edotta la donna del suo stato). Infine, nel valutare la responsabilità penale occorre tenere a mente l’intenzionalità della condotta. In pratica, se l’uomo avesse voluto o meno trasmettere alla donna il virus.

Si parla di dolo eventuale quando chi agisce, pur non volendo l’evento, accetta il rischio che si verifichi come risultato della sua condotta, comportandosi anche a costo di determinarlo. Nel caso concreto, l’uomo non voleva contagiare la donna ma, avendo rapporti sessuali non protetti, ha accettato il rischio di poterla contagiare. Risponde a titolo di colpa aggravata – colpa cosciente – l’agente che, pur rappresentandosi l’evento come possibile risultato della sua condotta, agisca nella ragionevole speranza che esso non si verifichi. In pratica, l’uomo sapeva che, avendo rapporti sessuali non protetti, avrebbe potuto contagiare la sua compagna ma sperava che questo non si verificasse.
Ora, direte voi, cosa cambia se l’uomo abbia agito con dolo o con colpa? Beh, cambia perché se il Giudice riconoscerà che l’imputato ha agito intenzionalmente, è quasi certo che la condanna sarà molto più severa. Diversamente, l’imputato andrà incontro ad una responsabilità minore.

Di recente la giurisprudenza di legittimità ha affermato la responsabilità per dolo eventuale di una donna, sieropositiva, che, perfettamente consapevole del suo male, aveva contagiato il proprio partner col quale aveva condotto una relazione stabile e pluriennale. In un caso poi del tutto analogo a quello che ci impegna la Corte di Cassazione ha ribadito i principi in commento condannando, per lesioni gravissime a titolo di dolo eventuale, un omosessuale che aveva contagiato un occasionale partner nell’accettazione del rischio derivante da un rapporto non protetto.

Gabriella Motta

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