Il fumetto dà voce agli ultimi. Intervista a Mauro Falchetti.

di Salvo Balistreri

Mauro Falchetti nasce a Roma nel 1977. Di professione psicoterapeuta, lavora nell’ambito del sociale occupandosi prevalentemente di dipendenze. Scrive e pubblica negli anni una lunga serie di poesie, racconti e articoli scientifici ma solamente di recente è riuscito a trovare il coraggio di dichiararsi al suo vero amore: il fumetto. Tra il 2016 e il 2018 frequenta i corsi di sceneggiatura della Scuola Romana dei Fumetti.

Prima domanda, di rito, ma che nel tuo caso assume un valore più profondo: quando hai capito di voler entrare nel mondo del fumetto?

Tanto tempo fa, anche se poi la cosa non si è concretizzata. Sin da piccolo mi è sempre piaciuto scrivere, e prima di andare alle scuole elementari ho imparato a leggere proprio grazie ai fumetti. Da adolescente avevo questo sogno di scrivere per i fumetti o addirittura disegnarli, ma poi ho scelto un’altra strada. Solo un paio d’anni fa ho deciso di iniziare a frequentare la Scuola Romana dei Fumetti, iscrivendomi al corso di sceneggiatura. Ero il più anziano della mia classe, avevo 38 anni, ma tanti non erano molto più giovani di me, in effetti è una cosa comune quando si avvicina la crisi dei quarant’anni voler realizzare i sogni da adolescente [ride]. La scuola ha aperto nel ‘96, io ero appena maggiorenne e avrei potuto seguire i corsi ma non l’ho mai fatto e dovendo scegliere se investire sull’università o sul fumetto, ho scelto la prima.

Veniamo a “Il Decoro”, pubblicato su Stormi.info, una storia intensa che parla di homeless sempre più ignorati ed emarginati, scritta da te e disegnata da Jacopo Piergentili. Come nasce la scelta di questo soggetto?

Io come psicologo da anni mi occupo di dipendenze e lavoro spesso in strada. Sono presente con l’unità di strada per il sostegno e la consulenza ai consumatori di sostanze. Quindi, vedo questa situazione da anni. La maggior parte dei miei pazienti, oltre che essere consumatori di sostanze, sono anche senza fissa dimora, e man mano, col passare degli anni, vedendo i servizi scomparire e i diritti non rispettati mi è sembrato che questo tema divenisse sempre più importante. Soprattutto perché è un argomento poco trattato, è tutto sommerso e nessuno se ne occupa. Anche nel graphic journalism si affrontano i grandi temi come il Kurdistan, la Siria, i migranti… tutti temi che vanno assolutamente sviluppati ma poi spesso rimane un “buco” nella zona a un millimetro da noi, cose che sono proprio fuori dal portone di casa nostra ma non si sanno e non si vedono. Ho proposto subito questa cosa a Giacomo e Mattia [responsabili di Stormi.info ndr] e ho subito trovato le porte aperte e una grande collaborazione per andare avanti con questo progetto.

Quello che mi è piaciuto molto è la volontà da parte tua di sottolineare quanto queste persone siano umane mentre spesso vengono trattate alla stregua di immondizia, per usare le parole della storia. A mio parere nel nostro paese la deumanizzazione sta diventando pratica comune per coprire alcune delle peggiori nefandezze: le persone che muoiono in mare sono soltanto immigrati clandestini o Stefano Cucchi era descritto solamente come un tossico.

A mio parere quello che stiamo vivendo è un’enorme desensibilizzazione e le categorie più svantaggiate, qualunque esse siano, si scontrano con due atteggiamenti estremi che andrebbero assolutamente rivisti: da una parte il pietismo per cui quelle persone sono soltanto dei “poverini”; dall’altro questo atteggiamento rigido, razzista, per cui c’è qualcuno che si merita qualcosa di male perché nella vita ha sbagliato oppure perché non ha una nazionalità come la mia e quindi diventa meno umano e può essere semplicemente lasciato in balia degli eventi. Sicuramente il secondo è peggiore del primo ma sono entrambi due atteggiamenti sbagliati. Quello che volevo era far capire che si parla di persone con i loro pregi e i loro difetti, possono aver sbagliato, possono essere cattive, buone, simpatiche, antipatiche. Persone a 360 gradi, questo spesso sfugge in qualsiasi contesto.

Il primo atteggiamento, il pietismo, è quello che magari porta il comune di Roma ogni anno a varare il “piano emergenza freddo”, senza poi concretizzare delle azioni lungimiranti?

Sì, sembra che le cose vengano fatte tanto per essere fatte, però poi dietro le azioni non c’è un pensiero. Oggi viviamo in un periodo in cui manca del tutto il pensiero complesso, rispetto a tutti i fenomeni.

La storia si conclude con una nota che spiega come il “Decreto Salvini” peggiorerà la situazione attuale. A mio parere da anni ci si è dimenticati di queste persone. Tu che vivi sul campo, cosa ne pensi?

Giusto pochi giorni fa le maggiori associazioni che si occupano dei senza fissa dimora e della tutela dei diritti hanno organizzato una petizione perché si sono resi conto che i paletti che delimitano i potenziali beneficiari del “reddito di cittadinanza” escludono la quasi totalità delle persone che vivono per strada. Da una parte si sostiene “aboliamo la povertà” dall’altra però c’è una criminalizzazione degli ultimi. E di solito chi è costretto a fare dei piccoli reati? Proprio quelli che non hanno nulla e per questo vengono emarginati.
Con questo decreto viene considerato reato, anche abbastanza grave, il solo vivere per strada o in un edificio occupato.
Poi, se si parla dell’Italia intera, i servizi sono differenti su tutto il territorio e man mano che si va verso sud i servizi tendono a scomparire. Nel campo sociale, spesso, sotto Napoli non c’è nessuno, non ci sono i servizi o le cooperative, non c’è una risposta a questi fenomeni ed è preoccupante. Negli ultimi anni sono stati ridotti sempre di più i fondi agli enti locali, che si dovrebbero occupare di queste specifiche situazioni. Quando i comuni si trovano con poche risorse è chiaro che a sparire sono i servizi alla persona, che poi in realtà costano pochissimo rispetto alla gestione delle emergenze. Quando allestisci un dormitorio che senso ha chiuderlo per crearlo ogni anno ex novo? Quanto costa rispetto a un centro che oltre ai posti letto mantiene una linea rivolta al reinserimento? Purtroppo oggi, ripeto, il ragionamento complesso non esiste più, tutto è spot.

Facciamo un passo indietro nel tuo passato, ho letto della creazione di Super Enza, la protagonista di un fumetto che promuove la conoscenza e l’utilizzo dei condom, per il progetto Nautilus. Di cosa si tratta?

Io lavoro sul progetto Nautilus. C’era la necessità di produrre del materiale informativo e ho pensato di farlo io, coinvolgendo questo disegnatore, Federico Mele, che è bravissimo. Bisognava veicolare delle informazioni particolari in maniera non bigotta ma allo stesso tempo neanche sboccacciata, non è stato semplice. In particolare quel fumetto è un flyer che sul retro presenta tutte le informazioni su i diversi tipi di preservativi che distribuiamo gratuitamente durante il nostro lavoro. Noi lavoriamo per lo più con i maggiorenni, andiamo nei locali, nelle discoteche, ai rave, nei centri sociali, in tutte le serate di ogni tipo, laddove potremmo trovare persone che potrebbero avere rapporti sessuali a rischio. Progetti come questi sono molto diffusi in Europa, mentre da noi rischiano di sparire, in Italia sono rimaste poche realtà e la nostra, a Roma, è forse quella più a sud. Stiamo lavorando ad altri materiali informativi su sostanze psicoattive e anche questi avranno all’interno vignette e sketch di vari disegnatori anche di livello internazionale. Speriamo di andare in stampa entro 3 mesi.

Infine, volevo chiederti di “Internauta comics, sembra un progetto molto interessante. Che cos’è?

Internauta comics” è un’idea che nasce all’interno della mia classe di sceneggiatura di fumetti. Oggi per uno sceneggiatore è difficilissimo ottenere la fiducia per arrivare alla prima pubblicazione. Convincere qualcuno che tu i fumetti li sai fare. Quindi abbiamo pensato di creare questo collettivo, una federazione, e cercando di coinvolgere disegnatori esordienti o poco più, che abbiano la necessità di essere letti dal più alto numero persone possibili, iniziare a fare fumetti completamente gratuiti ed esclusivamente online per massimizzare il nostro pubblico. Il desiderio è quello di diffondersi il più possibile e di creare qualcosa che poi diventi quasi un portfolio online. Diventa una vetrina per noi ma soprattutto per i disegnatori che vogliono lavorare con noi. Credo che entro un mese avremo le prime due storie.

Per approfondire:

  • Leggi “Il Decoro” su Stormi.info (Clicca qui)
  • Leggi l’avventura di “Super Enza” su ProgettoNautilus.it (Clicca qui)
  • Scopri il sito di “internauta comics” per non perdere le prime uscite (Clicca qui)

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