Il mondo salvato dai ragazzi

di Elisa
Di Dio

Vi dice niente il nome di Ahed Tamimi? No, sì, chissà.

Forse evoca qualcosa di lontano alla memoria. Già, perché fatti risalenti a poco più di un anno fa in questo mondo “bolladiweb” nel quale nuotiamo e deglutiamo notizie vere e false a ritmi forsennati, una storia, sia pur di rilievo, perde facilmente i contorni e si confonde nel miasma incontrollato di dati, facce, selfie, quiz, post, fake.
Ahed è la ragazza diciassettenne, ai tempi dei fatti, palestinese che ha schiaffeggiato un soldato israeliano e che per questo è finita in carcere, ma è diventata famosa nel suo paese e nel mondo, perché sin da piccolissima osa sfidare il potere vessatorio e prepotente di Israele con incursioni video tanto veloci quanto virali. Ahed è nata nei territori occupati, appartiene alla generazione dei millenials che sa come comunicare con efficacia, non per postare foto con l’ultimo dei suoi outfit, ma per lottare.

Ahed è come Greta Thunberg, svedese, 16 anni, con sindrome di Asperger, e un’intensa attività di ambasciatrice per l’ambiente. Greta una mattina ha lasciato momentaneamente il suo zaino a casa, ha preso un cartellone e con quello è andata a “scioperare” di fronte alla sede del Parlamento svedese. Il suo scopo è quello di costringere il mondo politico a prendere decisioni sul cambiamento climatico in atto, un cambiamento talmente veloce e repentino da richiedere una presa di posizione che parta tanto dai singoli, quanto dai governi, su scala planetaria, senza giochini al ribasso e sberleffi provenienti da capi di Stato come Trump, che, in un suo tweet, a commento di una foto di Chicago innevata, pure si è permesso di ironizzare sul riscaldamento globale, che lui definisce una bufala, ma che tale, ovviamente, non è. Sui volantini che Greta ogni giorno, da settimane oramai, distribuisce davanti al Parlamento a Stoccolma è riportato un messaggio tanto semplice quanto chiaro: “Lo sto facendo perché voi adulti diate importanza al mio futuro”. Sul web circolano tante immagini di Greta: veste un po’ come mia figlia e tanti altri ragazzine di oggi, ha due lunghe trecce, un faccino tondo, occhi che guardano sicuri l’obiettivo del cellulare da cui scatta le foto, e con diligenza da brava studentessa, dal suo account su instagram, che ha già totalizzato 321.000 follower, tiene il resoconto quotidiano delle sue giornate. La sua agenda è fitta di impegni. Nell’ultimo post spiega del suo viaggio in Belgio, per riferire della questione climatica al Parlamento europeo, al cospetto di Junker, poi ricorda che parteciperà alla manifestazione degli studenti di Bruxelles. A un’Europa ammalata di denaro e individualismi, Greta col suo faccino tondo, i pantaloni a stampa maculata, il berrettino di lana calato sugli occhi tranquilli, ricorda che abbiamo, tutti, le ore contate. “Lo sto facendo perché nessun altro sta facendo nulla. È mia responsabilità morale fare ciò che posso”, ha detto la ragazzina al Guardian. “Voglio che i politici diano priorità alla questione climatica, che si concentrino sul clima per trattarlo come una vera crisi”.
Qualcuno, ogni tanto, affettuosamente la sgrida, chiedendole di tornare a scuola. Lei, pacata, risponde che sui libri tornerà presto, ma che al momento ha bisogno di sciogliere i dubbi sul suo futuro e quello del pianeta. “Cosa ho intenzione di imparare a scuola se i fatti non contano più? I politici non ascoltano gli scienziati, quindi perché dovrei imparare?”, replica con sana, sincera arguzia.

L’esempio di Greta è diventato contagioso: le scuole e la società civile di mezza Europa si stanno mobilitando, a Roma, Pisa, Brescia, Bologna, con gli hashtag #fridayForFuture e #climateStrike. Il 15 marzo in Italia e in Europa una manifestazione dovrebbe fare scendere in piazza milioni di cittadini, con una protesta che si spera possa invertire la rotta sulla politica climatica. Non posso non accostare a questi due esempi di ragazze coraggiose, quelli, nostrani, dal sapore tutto locale, ma non meno incisivo di tre ragazzi che nel giro di poche ore, nelle piazze italiane, non le hanno mandate a dire alla miseranda compagine di governo, con in testa Salvini, uomo (solo) immagine che ama i bagni di folla, i selfie con quello che lui ritiene essere il suo popolo. Peccato che fra tanti che lo acclamano, ogni tanto, sempre più spesso, si trovino ragazze e ragazzi che con tempestiva capacità comunicativa, in due parole, gli smontino il teatrino di menzogne a uso e consumo dei suoi sostenitori. Vale la stessa cosa per l’uscita infelice del ministro Bussetti, alias Dr. Jekyll e Mr. Hyde della Padania, e delle sue oramai ben note esternazioni indirizzate alle scuole del Sud, ree, secondo lui, di non lavorare e non impegnarsi abbastanza. È di queste ore la notizia di una mobilitazione degli studenti ennesi e non solo, contro l’ennesima arrogante, razzista affermazione dell’(ir)responsabile del dicastero dell’Istruzione. Alle ragazze e ai ragazzi del pianeta e di questa Italia senza più meta né spiragli di libertà praticabili, dico grazie.

Grazie di cuore, perché voi ragazzi vi sostituite alla sostanziale inerzia di opposizione e sindacati.
Lo fate alla vostra maniera, vitale, imprevedibile, colorata e colorita, ma lo fate.

In questi anni di militanza culturale, fra scuola e teatro, ho imparato a fidarmi degli adolescenti, della loro capacità di agire, reagire, inventare vie d’uscita e indicarle agli altri. Per ora così vanno le cose. E chissà che questo povero pianeta malato e oltraggiato dall’egoismo, dall’avidità, e dalla malapolitica, non possa finalmente essere salvato dai ragazzini.

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