Il Nutri-score l’etichetta alimentare “semaforo”

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di Clara
La Licata

Sicuramente qualcuno di voi avrà sentito parlare, recentemente, di Nutri-score. Ma di cosa si tratta?
Il Nutri-Score è un sistema di etichettatura dei prodotti alimentari sviluppato in Francia da un gruppo di ricercatori universitari con lo scopo di rendere più semplice l’identificazione dei valori nutrizionali di un determinato alimento, utilizzando due scale collegate: una cromatica divisa in 5 gradazioni che vanno dal verde al rosso, ed una alfabetica comprendente le prime cinque lettere dell’alfabeto dalla A alla E. Questi scienziati hanno voluto, quindi, adottare una sorta di sistema di voti da apporre sulla confezione alimentare cosicché il consumatore confrontasse facilmente e velocemente le qualità nutrizionali di vari prodotti, ma anche incoraggiasse i produttori a riformulare la composizione nutrizionale degli alimenti che producono, per esempio riducendo il contenuto in sale, zucchero e grassi.

Il punteggio è determinato dalla quantità di nutrienti sani e non sani presenti in 100 grammi di prodotto, divisi in punti negativi come energia, grassi saturi, zucchero, sodio (livelli elevati sono considerati non sani) e punti positivi, quindi da promuovere, come la proporzione di frutta, verdura e oli di oliva, di fibre e proteine (alti livelli sono considerati buoni per la salute). In questo modo il punteggio ottenuto permette di assegnare una lettera e un colore al prodotto esaminato.

Secondo il Ministero della Sanità francese, questo metodo dovrebbe permettere un più facile accesso ai cibi confezionati considerati “più sani” e nello stesso tempo contribuire alla lotta all’aumento delle malattie cardiovascolari, obesità e diabete. 

Questo sistema è stato adottato da Francia, Belgio, Spagna, Germania e Olanda. Sistemi simili sono in vigore in altre nazioni, come nel Regno Unito, ormai però uscito dall’Unione Europea, dove la Food Standards Agency ha elaborato un sistema semplificato chiamato a “semaforo” con cibi a luce rossa, gialla e verde (1).

L’applicazione diffusa, però, di questo sistema di valutazione è stato largamente osteggiato dalle industrie alimentari, soprattutto in Italia. Qui infatti è stata equivocata e accusata da Matteo Salvini di essere uno strumento di operazione segreta attraverso cui l’Europa vorrebbe penalizzare i prodotti Made in Italy e la dieta mediterranea. In realtà, tutti i comitati di esperti nazionali e internazionali, compresa l’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno raccomandato l’adozione di un sistema di informazione nutrizionale basato sulle etichette dei cibi, ritenendola una misura efficace per aiutare i consumatori ad adottare comportamenti alimentari più sani. Inoltre i vantaggi per la salute sono condivisi da nutrizionisti a livello nazionale e internazionale. Nutri-score non è perciò un “complotto dell’Unione Europea” e neppure un’arma contro la dieta mediterranea. Quest’ultima è caratterizzata da un abbondante consumo di frutta, verdura, legumi, cereali (per lo più integrali), da un moderato consumo di pesce e da un limitato consumo di latticini e carne, salumi e prodotti dolci, grassi e cibi salati; e favorisce l’olio d’oliva tra i grassi aggiunti. Informare i consumatori sulla qualità nutrizionale di alimenti tradizionali come formaggi e salumi non ne esclude il consumo, ovviamente, in quantità e frequenze limitate, e tutto questo è coerente con i principi della dieta mediterranea e con il significato della loro classifica sulla scala Nutri-Score.

L’olio d’oliva, nella classifica Nutri-Score ha il punteggio migliore per i grassi aggiunti (C), e non, come si è detto erroneamente, il “semaforo rosso”. E questo è coerente con quanto raccomandato per la salute pubblica dato che, in Italia come altrove, si spingono i consumatori a privilegiarlo rispetto agli altri olii vegetali e soprattutto rispetto ai grassi animali.

La risposta, proprio degli ultimi giorni, al Nutri-Score, tutta italiana, è l’etichetta a batteria, sostenuta dall’industria alimentare. Questo modello proposto indica singolarmente la quantità di calorie, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale per una porzione di alimento, e la percentuale rispetto alle assunzioni di riferimento, rappresentata graficamente come una batteria che si riempie (2). Il colore scelto, l’azzurro, è molto lontano dal semaforo dell’altro sistema. Inoltre c’è un problema con i valori di riferimento usati dal modello batteria. La proposta italiana usa i livelli di assunzione giornaliera di riferimento del Regolamento (UE) 1169/2011, che, per alcuni nutrienti però, non sono in linea con le raccomandazioni dell’Oms e con le linee guida italiane. La batteria prende come riferimento una dieta da 2.000 kcal, con 90 grammi di zuccheri semplici (totali) e 6 grammi di sale. Le linee guida italiane, invece, raccomandano di non superare 75 grammi di zuccheri (pari al 15% dell’energia), considerando sia quelli aggiunti sia quelli naturalmente presenti nei cibi, e 5 grammi di sale al giorno. Sugli zuccheri le raccomandazioni dell’Oms sono ancora più restrittive, mettendo il limite a 50 grammi al giorno di zuccheri aggiunti. Bisogna però dire che il modello di etichetta a batteria piace ai consumatori italiani. 

Note: 

(1) https://ilfattoalimentare.it/nutri-score-risposta-hercberg-salvini.html

(2) https://www.etichettabatteria.it

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