Il potere delle parole.

di Penelope Mirotti

Avete mai pensato che le parole che usiamo per definire la realtà in cui viviamo finiscono per modificare la realtà stessa? Pensateci un attimo: quante storie sulla vostra condizione vi siete raccontati o avete raccontato agli altri, scatenando una serie di reazioni positive o negative e finendo così per modificare le circostanze intorno a voi?

Quando chiediamo a qualcuno un parere su una questione che ci tormenta, quel parere non sarà altro che il riflesso della nostra descrizione dei fatti: l’altra persona non ha altro materiale su cui basarsi e reagirà di riflesso. Riceveremo quindi una risposta modulata sulle nostre impressioni, sulla quale forse, addirittura, agiremo plasmando la realtà sulla base della nostra impressione iniziale e delle parole da noi usate per descriverla.

Credo sia importante ricordare due cose, a mio parere tanto opposte quanto vere.

La prima: da una parte, le parole non sono fatti ma una semplice etichetta modificabile a piacimento. Solo perché ho l’impressione – e quindi dico – che domani sarà una giornata orribile, la presentazione andrà male e il mio capo mi licenzierà, non vuol dire che tutto questo accadrà realmente. Elementare? Banale? Eppure potente. Se diceste invece: «Domani ho una presentazione impegnativa ma penso di potermela cavare, poi è weekend e vado a farmi un giro in montagna, quindi non è male, sono soddisfatto/a». Sbam, il feedback che ricevereste sarebbe diverso e d’un tratto sarebbe diversa anche la vostra impressione sulle circostanze, su voi stessi e su quanto c’è da essere sollevati.

Ho tanti amici felici della propria vita (anche) perché capaci di parlarne con positività. Non riesco a pensare che le parole non condizionino i loro pensieri e, di riflesso, le loro “fortune”.

Lo stesso concetto vale per le parole degli altri. Prima di farci intrappolare nei giudizi esterni, dovremmo ricordarci che, dopotutto, sono solo parole. Quella persona poteva sceglierne di completamente diverse e magari in base a banalità come l’umore del momento, ribaltando così un’opinione su cui già ci preparavamo a reagire, ad agire!

E la seconda cosa: alla lunga le parole diventano fatti. Se vi raccontate continuamente che una cosa non funzionerà, il mondo non farà che confermarvelo. I vostri amici non faranno che confermarvelo. La catena di parole che mettete in circolo scatenerà reazioni, consigli, azioni, fatti…che non faranno che confermarvelo. Da persona drammatica nelle mie descrizioni ho fatto spesso i conti con il motore parola-reazione-azione-realtà, e non ne ho sempre giovato, anzi!  

Domanda:

Vi siete mai resi conto che, nell’esprimervi, avevate già deciso come le cose dovevano andare? Che avevate già preso le parti del risultato A o B? Vi siete mai fermati a pensare che stavate esagerando nei termini? Vi siete mai resi conto che lo stesso identico fatto si sarebbe potuto rigirare semplicemente scegliendo parole diverse?

E soprattutto: come avete imparato a controllare il potere delle parole?

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