Il ragazzo che catturò il vento

di Salvatore Di Venti

Titolo originale The Boy Who Harnessed the Wind

Paese di produzione Regno unito

Anno 2019

Durata 113 min

Genere drammatico

Regia Chiwetel Ejiofor

Spesso indossare un grembiule e uno zainetto del nostro cartone animato preferito, andare a scuola, poter usufruire dell’insegnamento dei docenti, tornare in una casa calda e accogliente, con altrettanti pasti caldi ci sembra del tutto scontato e normale, e pecchiamo non attribuendogli il giusto peso.

A tal proposito recensisco il film di cui sto per svelarvi il titolo, sperando di accendere in voi la curiosità di vederlo, perché magari, come è capitato a me, senza che ve ne siate accorti parecchio del vostro scontato buon senso è andato via via spegnendosi.

Il film in questione è Il ragazzo che catturò il vento, film drammatico del 2019 diretto da Chiwetel Ejiofor e tratto dal libro The Boy Who Harnessed the wind di William Kamkwamba e Bryan Mealer. La pellicola sarà presto anche su Netflix.

La pellicola racconta la reale storia di un giovane scolaro del Sud Africa, proveniente da una famiglia di agricoltori, amante della scienza e con l’hobby di riparare vecchie radio di amici e vicini di casa.

Sappiamo tutti, o forse no, quanto possa essere difficile la vita di un agricoltore nei periodi di siccità, specialmente nei piccoli villaggi dove si vive principalmente dei frutti della terra. E infatti i genitori di William Kamkwamba vivono in una situazione difficile e non riescono a mantenere gli studi del giovane, costringendolo alla dura vita nei campi.

Sempre meno giovani istruiti, più genitori in difficoltà nel mantenere i propri figli, aumento della delinquenza, e sempre più giovani costretti a dover abbandonare il proprio paese.

Ma il nostro William sa in cuor suo di poter essere d’aiuto in qualche modo al proprio popolo e alla propria famiglia, quindi decide con caparbia e qualche piccolo stratagemma, di proseguire gli studi e approfittare della sua passione per la scienza e la tecnologia per riuscire a irrigare i campi nonostante la siccità, dimostrando a tutti come l’educazione ha la meglio su potere e i soprusi.

Una vera e propria battaglia la sua, immaginate un giovane che deve lottare con il padre, che con il suo attaccamento per il lavoro nei campi nega qualsiasi chance alle innovative idee e agli studi del figlio; contro uno Stato assente, che nel momento di bisogno rincara la dose di egocentrismo piuttosto che alleviarla, insomma, mi sembra un quadro familiare anche per noi. Mi sento di dire che, come in William, anche in noi risiede e si nutre il mostro del malessere sociale.

In me risiedeva forte quella mentalità poco positiva, credevo di non poter riuscire da solo a far crescere idee e ideali, convinto di non possedere chissà quali fortune, ma Chiwetel ha sciacquato via questa diffidenza trasformandola in forza e determinazione, e mostrandomi quanto in realtà siamo fortunati e che la vita è stata generosa con noi nel fornirci gli elementi per poter dire: “io un giorno vorrei…”

Dove intelligenza e istruzione tacciono, potere e delinquenza alzano la loro voce.

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