Il sistema delle scommesse in Italia

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di Davide Cammarata

Calcio, e non solo, eventi reali, ma da qualche anno a questa parte anche virtuali. Questo, e tanto altro, fa oggi parte di un complesso sistema racchiuso sotto il nome di scommesse sportive. Un giro d’affari che nel bel Paese, stando ai dati del 2017, si aggira intorno agli 11 miliardi di euro, una cifra nettamente superiore rispetto a quella degli anni precedenti e sicuramente destinata a crescere, trainata dal fenomeno “digitalizzazione”.

In Italia leader assoluto tra gli sport su cui puntare è il calcio, sport nazionale per eccellenza, che racchiude circa il 70% delle giocate per un valore intorno agli 8 miliardi di euro annui.

Fisicamente in ricevitoria con la “bolletta” fresca di stampa tra le mani, oppure dal pc portatile, dal tablet ma anche dallo smartphone, i cosiddetti bookmakers, agenzie autorizzate (purtroppo per il consumatore, non sempre) alla raccolta delle scommesse legali sportive (e non solo), consentono allo scommettitore comune di poter essere online 24h su 24h, puntando sulla propria squadra del cuore in Europa e, perché no, sull’evento della seconda divisione di basket giapponese nove ore più tardi; ma se esce a fare tardi con gli amici, una notifica gli ricorda che è ora di puntare live su quella squadra d’oltreoceano per cui simpatizza, perché “dall’altro lato” sono le 21.15 e l’arbitro ha pochi minuti fischiato il calcio d’inizio.

Se oggi lo smartphone è lo strumento più diffuso per puntare sulla probabilità del verificarsi di un determinato risultato, scommettere sugli esiti di un evento sportivo generalmente inteso era una pratica diffusa già ai tempi dei Greci, che iniziarono infatti a puntare del denaro sui diversi atleti che usavano sfidarsi in occasione di gare di atletica, di lotta o di eventi simili, ricevendo una somma precedentemente pattuita se, per così dire, fosse stato “azzeccato” il risultato; ed anche a Roma si era soliti puntare sulle corse dei carri o sulle lotte tra gladiatori che andavano in scena nelle arene. Generalmente, con questi tipi di puntate, non si prestava particolare attenzione a che tipo di competizione si trattasse, ma a rilevare era il fatto stesso di, in qualche modo, poterne essere parte. Ed è così che le scommesse sportive sono iniziate, vale a dire come semplici puntate tra spettatori il cui unico obiettivo era quello di indovinare chi sarebbe stato il vincitore.

Passano gli anni, nascono i primi bookmakers professionali, specialmente in Inghilterra e principalmente focalizzati sulle corse dei cavalli, si evolve il sistema del betting. Volendo fare un lungo passo in avanti che tralascia i tecnicismi legati all’evoluzione del processo delle scommesse sportive, in Italia il primo gioco a premi legale legato allo sport prende il nome di Totocalcio.

Siamo nel 1946, data chiave nella storia delle scommesse sul gioco presto divenuto il più amato dagli italiani.

Il concorso consisteva inizialmente nel dover indovinare l’esito finale di 12 partite stabilite dall’AAMS (oggi ADM, Agenzia Dogane Monopoli), l’ente incaricato alla gestione del gioco, spuntando il segno 1 se si prevedeva la vittoria della squadra di casa, il 2 per la formazione ospite e l’X per un eventuale pareggio. La schedina aveva dei prezzi fissi in base al numero di colonne giocate. Qualche anno dopo, nel 1950, si decise di aggiungere un match in più e fare “Tredici” divenne per anni il sogno di molti italiani. Gli anni di massima popolarità del Totocalcio hanno portato con sé uno dei più grandi scandali legati al calcioscommesse, vale a dire il Totonero, sicuramente il più grande scandalo legato al mondo delle scommesse sportive in Italia.

Ma la vera svolta nel settore delle scommesse calcistiche del nostro Paese è datata 2 giugno ‘98, quando per la prima volta venne regolamentato il settore con il DM numero 174. Il primo grande evento su cui fu possibile puntare in maniera simile a quella inglese fu il Mondiale di Francia ’98. Per giocare, un po’ come avviene in parte oggi, bisognava recarsi nelle agenzie abilitate e non era ancora possibile puntare online. Inutile dire che, da quel momento, lo scenario crebbe in maniera evidente, soprattutto grazie ai grandi capitali raccolti e alla progressiva perdita di interesse nei confronti del Totocalcio, messo in ombra dagli attuali bookmakers, ai quali venne successivamente concessa la possibilità di raccogliere giocate anche per via telefonica, ma soprattutto tramite web. Successivi decreti hanno inoltre regolamentato i parametri richiesti per ottenere la licenza ADM, necessaria per operare in Italia e concessa ad oggi a molte agenzie straniere.

Anche in questi ultimi anni, la legalizzazione delle giocate sullo sport non è riuscita ad evitare che scoppiassero altri scandali legati alla manipolazione delle partite. L’ultimo grande episodio risale al 2011, quando tutto partì da alcune indagini della Procura di Cremona che portarono a galla un sistema internazionale di combine nel quale erano coinvolti giocatori e dirigenti appartenenti a club che andavano dalla Serie A alla Lega Nazionale Dilettanti. Il tutto si concluse con la squalifica di alcuni fra calciatori e dirigenti e ad alcune società vennero inflitti dei punti di squalifica o addirittura retrocesse. A questi, si aggiunge la complicata sfida di contrastare l’utilizzo del sistema delle scommesse online per diversi scopi illeciti, ad oggi tema particolarmente acceso.

Restando in tema di sfide, anche quella dei bookmakers porta il nome di digitalizzazione. E se da qualche anno, come accennato inizialmente, è ad esempio possibile puntare su eventi online virtuali, vale a dire simulati da computer e trasmessi sui vari siti delle agenzie di scommesse autorizzate, i temi caldi da affrontare per il tanto affascinante quanto complesso bet system non finiscono certamente qui.

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