Il teatro salva.

di Elisa
Di Dio

Con il pezzo di oggi si torna decisamente al teatro. Del resto, la ragione d’essere sul blog di Terra Matta parte proprio dalla mia attività sulla scena. È vero, con gli articoli del mese scorso ho divagato e raccontato altro, ma molto del mio scrivere, di questi tempi, è inevitabilmente legato alle urgenze del presente. Un presente che vedo offuscato da venti di odio, regressione, oscurantismo tali da farmi sprofondare in un  disagio così forte da trovare sfogo soltanto attraverso la scrittura.

L’ultimo mio pezzo su teatro e dintorni si è chiuso con una domanda, che però non ha ottenuto risposta. Ma tant’è, a insistere qualcosa accadrà.

E allora continuo. Oggi mi va di pensare domandando. Mi piace immaginare che dietro il segno grafico dell’interrogativo si aprano mondi di risposte, catene di possibilità, strade che conducono a soluzioni  o, magari, a ulteriori misteri, a grappoli infiniti di ipotesi e dubbi. Fatto sta che le domande, pur non semplificando nulla, di sicuro movimentano la vita (Marzullo docet!).

Le mie non so se saranno domande retoriche, non vorrei parlarmi o scrivermi addosso, non avrebbe senso. Per questo mi piacerebbe che dalla teoria si passasse alla pratica. Dal virtuale al reale della vita e delle scelte. E la pratica consiste nel farsi sollecitare da una, tutte, anche mezza fra le mie domande. Vi va? Chi vuole potrà rispondere, mi piacerebbe innescare un minimo di riflessione partecipata sul tema.

Comincio?
Ma sì, comincio.

Quanto è importante il teatro per chi mi legge?

Quand’è stata l’ultima volta che sei andat* a teatro?

Conosci le attività teatrali della città in cui vivi?

Conosci attività teatrali fuori dai circuiti ufficiali che suscitano comunque il tuo interesse?

Se non vai a teatro, cos’è che ti impedisce di farlo? Ti annoia? Ti sembra uno svago per una élite o per un pubblico attempato e formale?

I titoli che leggi sui cartelloni ti sembrano noiosi perché appaiono troppo d’avanguardia o, al contrario, troppo commerciali, con nomi di personaggi della TV generalista e con un repertorio poco attinente ai temi attuali?

Ti piacerebbe vivere il teatro da spettatore ma credi che il costo di abbonamenti e biglietti sia troppo alto?

Sapresti distinguere l’attività di una compagnia che attua ricerca e produzione teatrale, residenze artistiche, collaborazioni con atenei e artisti di prestigio, dalle attività di una compagnia amatoriale?

Conosci uno o più nomi di autori, attori, registi della scena contemporanea del tuo territorio o su scala nazionale?

Sai che esiste una drammaturgia siciliana di respiro internazionale, ovvero autori i cui testi vengono portati al di fuori dei confini italiani, tradotti e studiati nelle università straniere?

Ti piacerebbe vivere il teatro da alliev*, come aspirante attore o semplicemente per intraprendere un percorso di riflessione su potenzialità, aspirazioni, bisogno di relazioni profonde con l’altro attraverso la frequenza di un laboratorio?

Chiudo con questa domanda, non perché abbia un interesse a far partire un laboratorio da cui trarre guadagni, chi mi conosce sa che i laboratori della nostra Compagnia sono sempre a costo zero o quasi proprio perché credo nell’infinita potenzialità del teatro e perché spero sempre che tutti, senza distinzioni, possano accostarsi alla forza rigenerante di un training attoriale a partire dalla pratica scenica.

Vorrei sentire la vostra voce.

Io credo che Teatro, Musica, Letteratura, Danza, Arti visive possano essere forme di una salvezza reale, fisica e psichica, non metaforica, dalla barbarie a cui ci stiamo abituando, a cui stiamo progressivamente dando spazio e cedendo per passività, omissioni, incapacità di risposte articolate e coerenti.
D’altro canto però, raccolgo nel luogo in cui vivo una generale confusione: si mettono sullo stesso piano esperienze di alto livello formativo e artistico con altre esperienze, lodevoli senz’altro, ma dilettantistiche. Si dà spazio a personaggi ambigui che non conoscono nulla d’arte e che brigano per ottenere prebende, posti al sole, incarichi,  vantando professionalità che non possiedono e fomentando inutili quanto risibili spiriti di rivalsa, che ovviamente lasciano il tempo che trovano e sono solo la misura della pochezza di chi li alimenta.

Noto che una generazione intera, quella dei venticinquenni/trentenni, frequenta poco il teatro. Perché? Motivi economici, ideologici o dietro sta indifferenza e/o diffidenza nei confronti del fatto teatrale?

Riscontro, invece, un’enorme voglia di fare teatro da parte dei giovanissimi, ma anche di adulti, che la mia Compagnia non riesce al momento a soddisfare perché non ha spazi da mettere a disposizione per un’attività che è sociale, prima di tutto, e a beneficio dei singoli e della comunità.

C’è materiale su cui riflettere. Ho fatto domande perché davvero desidero che mi raccontiate voi, adesso.
Se ne avete voglia, io sono qui. Pronta ad ascoltarvi e, se possibile, a rispondere.

Il Teatro salva. Mi piace ricordarlo sempre a me stessa e non lo dico per citare una frase a effetto, ma perché avrei mille e una storia da raccontare in merito.  

Un po’ come Shahrazad che ottiene la salvezza dal re di Persia, Shahryar, perché crede nella forza delle storie e ogni notte ne racconta una nuova al crudele signore, ed è così brava a narrare e a creare mondi con il suo dire, da avere salva la vita.

Per Mille e una notte.

Ecco, il Teatro, per me, è un po’ la malìa di Shaharazad.


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