IMMUNITA’ DI GREGGE: chiariamo il concetto.

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di Michele Stella

Virus e batteri a dispetto delle dimensioni, sono bestie feroci. Nella storia dell’uomo hanno saputo seminare morte e dolore come pochi o nessuno. 

I batteri sono in grado di replicarsi autonomamente nell’ambiente e anche in vari tessuti del corpo umano;  sono comunemente presenti sulla superficie cutanea e a livello delle mucose senza provocare danni, la loro presenza spesso è utile per lo svolgimento di alcune funzioni metaboliche e per le difese immunitarie. I batteri che hanno queste caratteristiche sono chiamati commensali e il loro insieme è chiamato microbiota. Altri tipi di batteri, patogeni, invece possono essere aggressivi e danneggiare i tessuti e gli organi provocando infezioni. Molti batteri possono sopravvivere e moltiplicarsi nell’ambiente, al di fuori del corpo umano, e possono essere trasmessi per via aerea, alimentare o nel corso dei rapporti sessuali. Molte infezioni batteriche possono essere curate con gli antibiotici e dove possibile prevenute dai vaccini.

I virus, non sono organismi indipendenti. Esistono come esseri in grado di replicarsi e diffondersi solo ed esclusivamente se possono infettare qualcuno. Questo è un loro punto debole: necessitano in maniera imprescindibile di un ospite, altrimenti non sono nient’ altro che acidi nucleici rivestiti da proteine. 

Una condizione molto precaria, potrebbe sembrare.

Virus e batteri spesso dopo l’infezione lasciano il paziente immune ad una reinfezione e, semplificando, possiamo assumere che si comportino nello stesso modo: provocano “ondate” di infezioni che possiamo identificare come epidemie. L’epidemia si diffonde, il virus infetta molte persone, vengono riscontrati un gran numero di infezioni, poi a un certo punto molti soggetti si ritrovano immuni, quindi il numero di casi diminuisce. Ma la popolazione è soggetta a ricambi generazionali, i nuovi nati non sono immuni e crescono, così aumenta il numero delle persone suscettibili e a quel punto potrebbe avere luogo una nuova epidemia.

Per fortuna anni di studi scientifici hanno consegnato all’umanità le giuste tecnologie per arginare il problema: i vaccini. Affinché il ciclo di epidemie possa verificarsi ci vuole un certo numero di persone infettabili: se questi individui, infatti, non sono abbastanza numerosi, il patogeno non riesce ad iniziare un ciclo di infezioni. 

Per cui se la stragrande maggioranza degli individui è vaccinata, le persone vaccinate diventeranno non infettabili, limitando di fatto la circolazione di un agente infettivo, andando a proteggere anche coloro che per particolari problemi di salute non possono sottoporsi a vaccinazione. È un meccanismo fondamentale per ridurre la circolazione e la trasmissione di malattie infettive contagiose.

Si ottiene in questo modo quella fantastica condizione che viene chiamata immunità di gregge.

Con l’espressione immunità di gregge (Herd Immunity), o immunità di gruppo, si intende quel fenomeno per cui, una volta raggiunto un determinato livello di copertura vaccinale (per una  determinata infezione) considerato sufficiente all’interno della popolazione, si possono considerare al sicuro anche le persone non vaccinate.

Il motivo è chiaro: essere circondati da individui vaccinati e dunque non in grado di infettarsi e di conseguenza trasmettere la malattia è determinante per arrestare la diffusione di una malattia infettiva.

La soglia minima dell’immunità di gregge varia a seconda dell’infezione, infatti i vari patogeni hanno differenti indici di contagiosità. Per le infezioni più diffuse, come il morbillo, è possibile considerare al sicuro l’intera popolazione quando almeno il 95% di essa risulta vaccinata. In Italia la copertura (24° mese) contro il morbillo è del 93,22%  (dato del 2018 in riferimento alla coorte del 2016) come riferito dall’Istituto Superiore di Sanità[1]).

L’immunità di gregge riguarda solo le malattie infettive contagiose e il concetto di fondo è che quanto più è elevato il numero di persone che non sono in grado di trasmettere una malattia infettiva (causata da un virus o da un batterio) tanto meno sarà la probabilità di essere contagiati, diventa quindi determinante per arrestare la diffusione di una malattia infettiva.

L’immunità di gregge si ottiene normalmente grazie a un vaccino che provoca risposte immunitarie specifiche nella popolazione, ovvero la produzione di anticorpi diretti contro uno specifico patogeno, in modo del tutto simile a come avverrebbe con l’infezione vera e propria. Ma ottenerla attraverso una vaccinazione di massa, è diverso che raggiungerla con l’immunità acquisita naturalmente, la quale passa per l’infezione vera e propria, con potenziali sintomi e complicanze più o meno gravi.

Raggiunto un livello elevato di copertura vaccinale il virus o il batterio responsabile della malattia infettiva non ha più a disposizione un serbatoio sufficiente per proliferare e diffondersi all’interno della popolazione e la sua propagazione viene così bloccata.

Quando per una determinata infezione non esiste un vaccino, bisogna contrastare il patogeno con le misure di profilassi che si hanno a disposizione (come le misure di isolamento nel caso del virus SARS-CoV-2 causa della pandemia di Covid-19) e parlare di immunità di gregge non ha alcun senso.

È fondamentale  capire, quindi, che vaccinarsi (quando possibile) non è solo un atto che protegge individualmente: se vaccinati, rendiamo immuni non solo noi stessi, ma preserviamo tutta la nostra comunità, soprattutto i più deboli. Il concetto di immunità di gregge è quindi legato saldamente alla vaccinazione. Non vaccinarsi è molto grave, perché tutta la comunità viene indebolita e diventa più vulnerabile a pericolose infezioni. 

Lettura consigliata: https://terramatta.net/il-dito-medio-di-galileo-la-terra-e-rotonda-nulla-ha-senso-in-biologia-se-non-alla-luce-dellevoluzione-i-vaccini-non-causano-lautismo/ 

REFERENZE

  1. Istituto Superiore di Sanità – Epicentro/Vaccini e vaccinazioni: https://www.epicentro.iss.it/vaccini/dati_Ita#morbillo
  2. John, T.J., Samuel, R. Herd immunity and herd effect: new insights and definitions. Eur J Epidemiol 16, 601–606 (2000).  https://doi.org/10.1023/A:1007626510002
  3. WORLD HEALTH ORGANIZATION (WHO), et al. Global manual on surveillance of adverse events following immunization. Geneva: WHO, 2014. 
  4. https://www.who.int/vaccine_safety/publications/Global_Manual_on_Surveillance_of_AEFI.pdf 
  5. Bartolozzi G., Vaccini e Vaccinazioni (Terza Edizione), Elsevier Masson, 2012.
  6. MEDICALfacts di Roberto Burioni https://www.medicalfacts.it/
  7. Internazionale https://www.internazionale.it/

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