Innesto. Confessioni di un uomo morto.

di Fabio
Lolicato

Ti coglie così, all’improvviso. 

Senza nessun preavviso o motivo apparente.

Dopo una serata trascorsa con amici al bar, un affare di lavoro concluso con successo o proprio in quel giorno in cui ti eri sorpreso che tutto stesse andando per il verso giusto.

Come non accadeva da tempo ormai.

Senza nessun dolore o pensiero persistente.

Ti coglie impreparato, magari proprio prima di andare a dormire.

Un modo subdolo di augurare la buonanotte.

Inizia con una lieve sensazione di nausea che ti costringe ad alzarti dal letto, magari per un bicchiere di acqua. 

Ed è proprio in quel momento che cadi nella sua trappola, in un vortice di paure, senza apparente via di uscita.

Tutto si muove attorno a te ma nello stesso tempo tutto rimane al suo posto, immobile. Vertigini inesistenti, una vista che pensi annebbiata, paura di perdere il controllo della tua stessa esistenza.

Freddo, tanto freddo. Così freddo che inizi a tremare.

Tremi e non sai cosa fare né perché tutto questo stia accadendo.

Perché proprio a me? Ti chiedi.

Il tempo esatto di creare panico nella tua vita e tutto finisce lì, senza nessun sintomo o strascico di ciò che sia appena successo.

Tutto sembra essere svanito nel nulla tranne quell’idea, ormai innestata nella tua mente, che possa accadere di nuovo, in qualunque momento, in qualunque luogo senza che tu possa farci niente.

Inerme.

. . .

Ora so perché solo in silenzio dicevi il mio nome.
Quanto tempo è trascorso ormai.
Sei andata via senza lasciare traccia.
Solo il vuoto mi teneva compagnia.
Giorno dopo giorno ardeva sempre di più.

Lasciami solo.
Amare adesso non so se potrei.
Dimmi che non è cosi.
Io cado per terra ma voglio sentirmi vivo.

Dimmi come posso ascoltarti
Senza farmi male.

Vivere di te senza averti accanto
Qualcosa è cambiato.

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