#IoRestoACasa e #DirittoAllaCasa

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di Salvo Balistreri

Stiamo attraversando una situazione drammatica e particolare. Un’emergenza globale che sta mettendo in difficoltà i sistemi sanitari nazionali.

Questa pandemia sta mostrando dei nervi scoperti e delle problematiche preesistenti nel mondo occidentale che tanto si erge a sistema perfetto. In Italia, in particolare, si sono mostrate le lacune della sanità pubblica, già in grosse difficoltà in condizioni ordinarie a causa dei continui e costanti tagli effettuati dai governi che si sono susseguiti. L’inadeguatezza di molte strutture, della carenza di strumenti, di medici e personale sanitario tutto è da tempo evidente a molti. Chiunque di noi si sarà trovato a fare i conti con le liste d’attesa chilometriche e con personale costretto a straordinari sia in termini di ore che di sacrificio individuale.
Negli ultimi giorni i social si sono riempiti di post di utenti che identificano i medici come eroi, a questo proposito l’USB della Sanità Lombardia ha coniato l’hashtag #EroiUnaMinchia, con lo scopo di sottolineare come a un’idea, comunque esagerata, di eroismo che si sta diffondendo tra la gente, si contrapponga un non adeguato livello di attenzione per i lavoratori da parte di chi amministra la sanità.

Nel loro comunicato si legge:
“La Sanità non è una missione che ha bisogno di martiri. La sanità è uno strumento che deve garantire la salute. Chi vi lavora non è un eroe, un martire o un missionario: è un lavoratore che ha competenze in quel settore e ha diritto ad ogni tutela perché non deve morire di lavoro. Deve poter ritornare in famiglia senza paura di portare un’ecatombe virale in casa”.

Ma l’emergenza Covid-19 ha mostrato altre enormi falle nella struttura del nostro sistema. Con il Decreto Legge del Presidente del Consiglio del 9 marzo tutta l’Italia si è trovata a dover subire delle restrizioni necessarie a limitare i contagi e la propagazione dell’agente patogeno. Il DLPC è stato riassunto dall’hashtag #IoRestoACasa che aveva l’obiettivo di comunicare in maniera rapida ed efficace le misure inserite nella normativa. 

Ma chi una casa non ce l’ha?

Lo slogan e il conseguente provvedimento lanciato e firmato da Conte non considera almeno 50mila persone senza fissa dimora presenti sul territorio italiano che dormono in strada e nei centri di accoglienza.

Individui privi di una casa, che vivono in condizioni di insicurezza abitativa o che vivono in condizioni inadeguate.
Da questo è diventata evidente la necessità di tornare a parlare di diritto alla casa.
Nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 25) il diritto all’abitazione rappresenta un diritto economico, sociale e culturale fondamentale di ogni individuo.

Nella Costituzione italiana il diritto all’abitazione è richiamato all’art. 47 e in ripetute sentenze della Consulta:

  • è doveroso da parte della collettività intera impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione” (n. 49/1987);
  • Il diritto all’abitazione rientra infatti, fra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione” (Corte cost., sent. n. 217 del 1988);
  • il diritto a una abitazione dignitosa rientra, innegabilmente, fra i diritti fondamentali della persona” (Corte cost. sent. n. 119 del 24 marzo 1999);
    [fonte Wipipedia]

Ci siamo ritrovati le home dei nostri profili social, dei principali giornali e siti di informazione piene di video di celebrità che invitano a restare a casa e allo stesso tempo mostrano come sia facile, bello e soddisfacente non uscire dalle proprie mura domestiche.

Ma non tutti abbiamo una casa confortevole come la loro e, come detto, in alcuni casi purtroppo non si ha nemmeno l’accesso a un luogo sano, adeguato e sicuro dove stare.

In Italia da un lato si allunga la lista di chi attende una casa popolare o di chi viene sfrattato e finisce per strada, dall’altro lato moltissimi appartamenti di proprietà pubblica non vengono dati in locazione perché non idonei in quanto necessiterebbero di lavori di adeguamento e circa 7 milioni di case di privati sono semplicemente vuote, inutilizzate.

I governi hanno i mezzi e gli strumenti per stimolare la cessione degli immobili inutilizzati dai privati. Sarebbe possibile aumentare la tassazione sugli immobili abbandonati o non valorizzati in modo da facilitare la cessione a prezzi favorevoli di questi ai comuni che potrebbero successivamente redistribuirli alla popolazione secondo dei criteri correlati alla necessità e all’urgenza dei singoli, i quali potranno corrispondere un contributo adeguato alle loro possibilità. Nel caso in cui l’aumento delle imposte non dovesse favorire la vendita di queste strutture da parte dei privati, sarebbe allora possibile utilizzare i fondi recuperati per la messa in sicurezza e la sistemazione dei locali pubblici inutilizzati. Sarebbe necessario attuare anche un accurato sistema di controllo per individuare le intestazioni a ipotetici prestanome. L’utilizzo di queste abitazioni, spesso situate in centro storico, eviterebbe la ghettizzazione delle fasce meno abbienti nelle periferie e negli agglomerati popolari. Inoltre, si potrebbe prevenire e contrastare l’abusivismo edilizio e il consumo del suolo limitando la costruzione di nuovi edifici. Infine, tutto questo potrebbe favorire la riduzione dell’inflazione del mercato immobiliare e sui prezzi delle case.

La redistribuzione della ricchezza, il rafforzamento delle politiche di welfare pubblico e una più lungimirante cura degli aspetti ambientali sono le uniche vie per garantire un futuro più giusto, sano e accessibile ai singoli individui e alla comunità tutta.

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