IoSonoUnCane – DIE

di Andrea Arangio

Tempo di lettura: 4 minuti

Difficoltá di ascolto*: medio – difficile
Ambiente : da soli

Ciao Sà! Che fai? Non puoi capire che mi è capitato stasera! – …silenzio, risponde una voce rauca e profonda – Oh Andrè, avevo preso sonno, mi sembrava stesse chiamando mia madre. Ti ho risposto solo per questo! Che c’è? Che ti è capitato? – Minchia Sà, grazie! Ma che poi dormi alle dieci e mezza? – Ehm! Sono uscito tardi dal lavoro sono stanchissimo – Sono uscito anch’io tardi. Vabbè comunque, uscito dall’ufficio, sono andato a mangiare un hamburger. Appena finito mi è venuta una voglia di camminare incredibile, mi sentivo appesantito, ma ho deciso di tornare a piedi a casa dal campus. –
– A piedi? Ma non ha piovuto tutto il giorno? –
– Ma tu che ne sai che ha piovuto? Comunque sì, sono tornato per il sentiero che costeggia il lago, è stato meraviglioso! –
– Ehh! mi è capitato di vedere le previsioni del meteo a Losanna. Sai com’è, quando le mamme chiedono è meglio sapere il meteo delle città in cui vivono tutti gli amici più stretti. Ma perché “meraviglioso”? Cosa è successo di meraviglioso? Sarai sembrato un pazzo! –
– Ma no, ci sono un sacco di cose, tipo il cielo, gli alberi, ti immergi nel silenzio. Cioè, hai mai visto il cielo di notte, in silenzio e coperto dagli alberi? È incredibile, poi non c’era nessuno, proprio nessuno, solo io, gli alberi, l’acqua e il cielo. –
– E tu mi svegli per dirmi che c’è il cielo bello a Losanna? –
– No Sà, mi sono perso! –
– In che senso? –
– Cioè, non è che mi sono perso per strada, mi sono perso io. Camminando e immergendomi nel silenzio ho sentito come un fischio lento, quasi uno sfrusciare. Era il sangue che scorreva dentro di me. Poi ho sentito dei tonfi calmi e regolari, era il mio cuore che batteva lento. Poi suoni e canti di uccelli e i grilli. Mi sentivo abbracciato dalla chioma degli alberi e il mio sguardo non si staccava dai riflessi sull’acqua di luci lontane. Sentivo quasi fisicamente la bellezza di quell’istante. Ma a un certo punto prendo a camminare verso casa. Immediatamente ho avuto paura, paura di tutto, ho smesso di sentirmi avvolto e protetto dagli alberi. Li sentivo spogli. Temevo di sprofondare chissà dove a ogni passo, essere inghiottito in qualche pozza. Il vento ha cominciato a ingrossarsi. L’ho sentito gridare, ho sentito il pericolo di essere portato via e scivolare. Mi è sembrato forte, capace di alzarmi da terra e rendermi incapace di andare avanti. Ma sentivo i miei piedi, li sentivo alzarsi da terra, appoggiarsi di nuovo, toccare il suolo. Sentivo il mio cuore battere, ma forte, assordante, confuso, non sapevo dove andasse anche lui, ma mi sembravano i tonfi di un gigante alto come una montagna che cammina verso di me. Mi viene un crampo allo stomaco, mi piega in due. Mi ritorna la fame ma è innaturale. L’hamburger non ha aiutato. Sento il sale delle patatine che mi provoca un’arsura improvvisa che mi prosciuga la bocca. Ho sete. Ma di quella sete che pare l’acqua non basti mai e non capisci il senso di bere. Non riuscivo a capire dove mi trovassi, era come se stessi su una zattera dispersa in un mare in tempesta. Ci si sente persi in quel modo. Vorresti solo un punto fisso, un ancoraggio, ma la riva è lontana e non ti fidi più di niente, neanche dei tuoi sensi e la ragione non ti accompagna più. Sentivo solo il solco della fame e la sete che squassa. Vedi l’acqua ma non puoi bere ed è tutto ancora più secco nella testa. Non so quanto sia durato tutto questo, mi è sembrato infinito. Ma si è fermato tutto in un attimo, così com’era venuto. Senza neanche chiudere gli occhi, ho fatto un respiro, un respiro profondo. Ho sentito i polmoni riempirsi di tutta l’aria che mi stava intorno. Ho sentito quell’aria sprofondare dentro di me. Sostare e poi rilasciarla arricchita della mia umidità, di me. 

A quel punto il cuore riprende a colpi regolari e riconosco la strada in cui mi trovavo. Riprendo a camminare sicuro verso casa. Mi squilla il cellulare, parte una canzone, una chitarra, è l’inizio di Stormi. Rispondo, dal telefono sento voce: “Hey tu? Dove sei?”
– Andrè ma ti sei reso conto che avrai fatto un overdose di DIE, l’album di IoSonoUnCane? E che probabilmente non dovresti mangiare troppi hamburger, ti si buttano pesante –
– Boh! Forse, ma quanto è bello quell’album? Non ha nulla di improvvisato, è tutto orchestrato, pianificato per entrarti dentro la testa e toccarti l’anima. Penso sia tra quegli artisti italiani che sperimenta suoni fino a farli diventare musica e passa da tutto, chitarre, sintetizzatori, effetti e suoni campionati. Gioca con dinamiche e con voci, con i loro timbri. Ma più di tutto, parte dalla musica per affiancarle le parole giuste. Sole, sale, sete, seme, morte, fame, sgorgare, squassare. Usa parole secche, con suoni precisi e consonanti con un suono forte che, allitterate nel testo, rafforzano l’impatto sull’ascoltatore. Mi fa venire i brividi Tanca. –
– Mah! Andrè, mi fa piacere che ti piaccia così tanto. Ma soprattutto mi fa piacere che mi hai svegliato per dirmelo! Buona notte va! –
– Notte Sà. 

Leggi gli altri articoli di Andrea: Limone, musica all’agrodolce.

Rispondi

Chiudi il menu
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: