José Mourinho, la solitudine di un numero uno.

José Mário dos Santos Mourinho Félix, noto più semplicemente come José Mourinho, è nato a Setúbal, il 26 gennaio 1963 e, di certo, non necessita di ulteriori presentazioni in virtù del suo invidiabile palmares. (Consultabile qui)

Oggi, ad un mese circa dal suo 56° compleanno, è alla ricerca di una nuova panchina e di una nuova sfida da intraprendere con la solita voglia di stupire e con quel desiderio di vincere che ha sempre contraddistinto lui e le squadre di cui è stato allenatore e, ancor di più, condottiero.

Eppure, forse, è proprio questo aspetto che gli è costato caro nella sua ultima esperienza in Premier. Tra lui e la sua squadra non c’è mai stata, infatti, quella totale “complicità”, aspetto, invece, fondamentale dei suoi successi nelle precedenti esperienze in Portogallo, Spagna, Italia e nella stessa Inghilterra, nella sponda Blues di Londra.

Lo scorso 18 dicembre, infatti, il management dei Red Devils ha formalmente annunciato il suo esonero, sebbene ormai nell’aria da mesi (il comunicato ufficiale).

“Come ci si sente stupidi a pensare a tutto il tempo che sprechiamo a desiderare di essere altrove.”

“Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante.”

Probabilmente, tra le frasi che negli ultimi mesi hanno riecheggiato maggiormente nella testa dello Special One ci sono proprio quelle tratte dal libro di Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi,( Arnoldo Mondadori Editore, 2008), vincitore dei premi Strega e Campiello opera prima 2008.

Sì, perchè Mou, stratega della comunicazione oltre che in campo, è un po’ come i numeri primi, ”divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari”.

Intanto, una volta condannato al “riposo forzato”, Josè si gode il suo primo pensiero, la tranquillità e la famiglia, forte della sua ricchissima buonuscita di ben 24 milioni di sterline (che potrebbe, però, “ridursi”a 18 milioni se lo United non dovesse centrare la qualificazione alla prossima Champions League).

Per una volta, infatti, il suo pensiero si distacca dal lavoro, dalla sua passione, dal calcio.

Ma “Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto di sera, nell’intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie.”

Non si può, infatti, immaginare che lo Special One resti uno spettatore qualunque per troppo tempo, per lui il calcio è qualcosa che va oltre sin dai tempi in cui allenava i ragazzini del Vitória Setúbal, quando ha lavorato tramite la scuola anche con ragazzi affetti da problemi motori e mentali “dove tutto è psicologico, amore, affetto, empatia e passione”, come da lui stesso ammesso in un’intervista rilasciata anni fa a Christian Panucci.

Mourinho ed il calcio sono due entità complementari, dove “non bisogna inventarsi niente, non serve, perché tanto si è in due a cercare la stessa cosa. Poi il gioco trova da sé la sua strada ed è solo a quel punto che ci va la strategia”.

Giovanni Adamo

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