La fabbrica del vinile. Massive attack- Mezzanine

La potenza della musica non ha limiti, ti trasporta in un attimo nel suo universo nonostante tu sia chiuso tra quattro mura. È così che ascolto i Massive Attack, chiudendo gli occhi e facendomi trasportare nel loro mondo, è questo il modo migliore per provare ad entrare in piena empatia con il gruppo che si sta ascoltando; soprattutto se si parla di una band che è riuscita a creare un mix di sonorità talmente particolari, capace di sintetizzare esperienze musicali e umane diversissime, presentando sia un’anima “nera”, legata soprattutto agli esperimenti dub e reggae della comunità caraibica di Bristol, sia un’anima “bianca” che grazie a Robert Del Naja (arrangiamento, voce, programmazione, tastiera, campionatore), guarda all’elettronica e alla dance, nel 1998,quando è uscito questo album, in forte espansione nel Regno Unito.
La tensione è alta fin dal brano introduttivo di “Mezzanine”: “Angel” avanza su una inesorabile progressione di basso dub potentissimo e scurissimo, la batteria cresce lentamente fino all’ingresso deflagrante di una dura chitarra rock. L’alternanza di pause e tensione è realizzata attraverso il sovrapporsi di strumenti “veri” alle consuete sonorità elettroniche, questo fa dei Massive Attack un altro potentissimo punto di forza e unicità. Arriva “Risingson” che vede il recitato rap di Robert Del Naja e Grant Marshall (due dei tre componenti base del gruppo) in un contesto più leggero ma anche più morboso, in mezzo a un tripudio di sonorità quasi soffocanti. Un altro capolavoro di quest’arte da costruttori di atmosfere da thriller è “Inertia creeps”, tutta costruita dallo stile unico di Del Naja, da un martellante insieme di percussioni e, soprattutto, dal campionamento di archi e sonorità arabe che ti trasportano in un immaginario buio e soffocante.
Ma il vero pezzo forte è “Teardrop” quel brano che ti trasporta in un luogo totalmente diverso da quello in cui sei, si può parlare di un vero e proprio squarcio di luce nelle tenebre. Sopra a una traccia ritmica minimale, e ad un arpeggio celestiale di chitarre, si alza la voce angelica di Liz Fraser, limpida come una promessa di salvezza e redenzione.
La voce della Fraser torna in “Group Four” e sull’altrettanto soffice “Black Milk”, rivelandosi ancora incantevole e adatta anche ai brani più vicini al versante lounge dei Massive Attack. Al repertorio più soft si inseriscono anche “Dissolved Girl”, cantata da Sara Jay, dove è possibile ascoltare un duro intermezzo chitarristico, e “Mezzanine”, titolo dell’album, caratterizzata dal rap di Robert Del Naja e Grant Marshall. Che dire, lasciatevi trasportare dalla musica e buon ascolto!

Pino Puglisi

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