La Fabbrica del Vinile: Ottobre come fosse Novembre

Novembre 1979. Non ce l’ho fatta, volevo aspettare novembre 2018 per fare uscire questo articolo e stavo già scrivendo di un altro grandissimo gruppo, ma quando ho in testa una musica, un album, un gruppo, per me è impossibile distogliere l’attenzione, ci provo, ma la mia mente torna sempre  lì.

Guardavo quel vinile appoggiato accanto al giradischi e pensavo che difficilmente avrei mai parlato di loro, un po’ perché sono imponenti e famosissimi, un po’ perché non è facile parlare di un gruppo così importante ed è facile scadere nel banale o dire cose già note. Poi ho pensato per un attimo: magari qualcuno non li conosce (impossibile, dico nella mia mente), magari qualcuno molto giovane non ci è mai capitato, forse perché in questo momento vanno di moda generi musicali totalmente diversi o semplicemente perché se ascolti determinate radio non capita mai di imbatterti in un pezzo di questo gruppo (e pensare che dopo il 30 Novembre 1979 le stazioni radio di tutto il mondo venivano invase dal loro brano più celebre). O forse qualcuno potrebbe non conoscerli perché, e questo è uno dei casi peggiori, nessuno li ha mai consigliati o fatti ascoltare (impossibile, continuo a dirmi).

Bene, sia per chi li conosce che per chi non li conosce, il mio consiglio è identico: fatevi un regalo e ritagliatevi  un po’ di tempo durante una giornata che sia bella, brutta, pesante o leggera per godere a pieno delle potenti sonorità dei Pink Floyd.

Al momento di acquistare un loro vinile (obbligatorio avere almeno un loro album) ero molto indeciso, poi però come spesso accade, a decidere è stato il mio istinto: prendo “The Wall”.

Arrivato a casa, spacchettare questo vinile è stata pura goduria, aprirlo e perdermi in fantastici disegni per poi arrivare al momento più bello, quando la puntina del giradischi si è poggiata sulla prima traccia. Ho ascoltato per anni i Pink Floyd, ma la sensazione di ascoltare per intero questo album composto da due vinili su di un giradischi è paradisiaca, e ti rendi subito conto del perché i Pink Floyd hanno fatto la storia della musica. Lo ascolto e lo riascolto ed è sempre una goduria, ogni ascolto ti permette di cogliere dei dettagli che possono sfuggire la prima, la seconda, o la terza volta.

Il disco del muro, dei suoi mattoni e degli splendidi disegni di Gerald Scarfe entra nella vita e nell’immaginario di milioni di “kids”, segnandoli per sempre. Un mito che si trasmetterà di generazione in generazione fino ai giorni nostri (è impossibile non conoscerli).

The Wall nasce da un’idea di Roger Waters, cantante e bassista del gruppo, e fu sviluppato dalla band insieme al producer Bob Ezrin. Quello che ne esce è un suono molto potente, inconfondibile, e accattivante. Le quattro facciate raccontano la vicenda di Pink, l’alter-ego di Waters, una rockstar alle prese con devastanti problemi di alienazione che è perfettamente rappresentata da un muro edificato mattone su mattone. Si parla della morte del padre in guerra, della presenza asfissiante della madre, dell’atteggiamento oppressivo degli insegnanti, del matrimonio, infine, del rapporto con il pubblico, quell’adorazione maniacale che fa diventare la rockstar un tiranno (durante l’ultimo concerto del tour “In the Flash” un gruppo di spettatori in prima fila irritarono Waters con le loro urla a tal punto che il musicista arrivò a sputare addosso a uno di loro).

C’è veramente tanta roba dentro questo album, che è davvero tutto da spulciare!

Questa volta voglio inserire un video della reunion dei Pink Floyd al Live 8 del 2005, ricordo di averlo visto in diretta in televisione ed è proprio lì che me ne sono innamorato. Buon ascolto!

Pino Puglisi

 

Pink Floyd.jpg

 

 

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