La fine della povertà e delle mafie. Fondo

Alcuni mesi fa il Ministro Luigi Di Maio ha annunciato  la fine della povertà grazie al varo della manovra economica. Da pochi giorni è arrivata la lieta notizia, da parte del Ministro Matteo Salvini, della definitiva demolizione dei sistemi mafiosi nel giro di “qualche mese o anno”. L’Italia ha finalmente trovato i suoi eroici paladini. Di questo passo ci troveremo presto a vivere nel paese dei balocchi e l’Italia somiglierà sempre più a una El Dorado di voltairiana memoria. Chissà, però, se alla fine verrà annunciata anche la fine delle diversità, del libero pensiero e della democrazia.
Ovviamente esagero, ma sento di essere in “buona” compagnia affiancato dai due vice Presidenti del Consiglio.

Se l’annuncio fatto a Porta a porta dal leader pentastellato provoca non pochi pruriti, la dichiarazione del Segretario della Lega suscita molto fastidio, soprattutto per il contesto in cui è stata rilasciata. Infatti arriva subito dopo la diffusione di una foto che ritrae il Ministro degli Interni stringere cordialmente la mano a Luca Lucci, capo Ultrà, da poco uscito di galera dopo aver patteggiato per una pena di 18 mesi per traffico di droga. Il capo della tifoseria organizzata del Milan ha un passato interessante: prima dell’arresto per traffico di stupefacenti era già stato protagonista di diversi episodi di violenza. Tra questi il più famoso risale al 2009, quando aveva colpito al viso, provocando la perdita di un occhio, un rappresentante della fazione opposta (morto suicida pochi anni dopo). Interrogato sulla foto, Salvini si è divincolato dichiarando “sono un indagato tra gli indagati” e sminuendo l’accaduto, quando invece sarebbe bastato affermare la sua distanza dal tifoso per chiudere definitivamente il “caso”. Sono sicuro (o voglio far finta di esserlo) che il vice Premier non sapesse chi fosse l’individuo in questione, d’altronde è quotidianamente impegnato con centinaia di selfie. In questi primi mesi di Governo si è riempito la bocca con parole di rabbia e odio contro gli spacciatori definendoli “mercanti di morte” (nel caso dell’omicidio di Desirèe, la ragazza sedicenne ritrovata senza vita nel quartiere di San Lorenzo a Roma) e promettendo un disegno di legge che garantirebbe di far “marcire in galera” i colpevoli di questo reato. Ma a quanto pare il tutto era valido solo nel caso di pusher “negri”, il resto non conta. Magari la sua mente ha dei filtri che gli impediscono di vedere i delinquenti nostrani, magari non è colpa sua, magari quando affermava la fine di Mafia, ‘Ndrangheta e Camorra si riferiva a una pulizia etnica all’interno dei sistemi mafiosi in modo da renderli un orgoglioso vessillo italico.

Ma come è possibile fare certe dichiarazioni? Io davvero non capisco.

Le mafie hanno origini antichissime e radicate nel nostro territorio, i tentacoli della piovra da tempo hanno avvolto il nord, insediandosi con facilità anche nel partito della “devolution”. Come può dunque un fenomeno così complesso estinguersi nel giro di pochi mesi? La storia della lotta ai sistemi di delinquenza organizzata vanta donne e uomini che si sono battuti, anche a costo della propria vita, per tentare di estirpare questo terribile male dalla nostra terra e, ahimè, c’è ancora tanto da fare. A partire dalle scuole e dall’educazione per evitare la diffusione della mentalità mafiosa nelle prossime generazioni. Perché prima di diventare mafiosi si accetta l’esistenza della mafia e alcuni ragazzi addirittura sognano di poter entrare a far parte di queste organizzazioni criminali. La lotta alla mafia va fatta aiutando, sostenendo e finanziando le associazioni che da tempo combattono sul territorio. La lotta alla mafia va fatta aumentando il sostegno ai magistrati, che, invece, sono spesso bersaglio del “Ministro del tutto”. Tutte le vittorie di cui Salvini si è fatto vanto in questi ultimi mesi (arresti e confische ndr) non sono sicuramente frutto del lavoro del suo “giovane” Ministero ma del lavoro che forze dell’ordine, prefetti e magistrati hanno portato avanti negli anni.

In campagna elettorale Alessandro Di Battista aveva promesso “fermeremo la TAP 15 minuti dopo l’insediamento del nostro governo” per poi fare marcia indietro dopo avere appurato i costi eccessivi necessari a fermare l’opera. Vedremo se avverrà lo stesso per la lotta antimafia e se a un certo punto tutte le mafie saranno lasciate libere di agire indisturbate a causa degli elevati costi necessari ad arrestare il fenomeno.


Salvo Balistreri

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