La leggenda del pianista sull’oceano. Al cinema con Salvo.

di Salvatore
Di Venti

Paese di produzione: Italia

Anno: 1998

Durata: 165 min

Rapporto: 2,35:1

Genere: drammatico

Regia: Giuseppe Tornatore

Soggetto: dal monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco

Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore

Produttore: Francesco Tornatore

Qualora foste in cerca di un film ricco di emozioni ma senza eccessivo sentimentalismo, ho qualcosa che fa proprio al caso vostro: La leggenda del pianista sull’oceano. Un film che proietta i nostri problemi, dubbi e pensieri attuali indietro di un secolo, in un periodo di sviluppo economico caratterizzato da flussi migratori in crescita da paesi poco sviluppati a quelli più all’avanguardia. Se da un lato alcuni andavano a cercare fortuna lontano da casa, abbandonando i propri affetti e le proprie origini, dall’altro vi era chi restava fermamente legato alla propria casa e alle proprie radici cercando di sopravvivere come meglio poteva.

Il film ci parla di un caso di attaccamento alle origini un po’ particolare: narra le vicende di un neonato trovato da un macchinista di un transatlantico in una cassetta di limoni, che decide di tenerlo con sé e allevarlo all’interno della nave, battezzandolo con il nome Danny Boodman T.D. Lemon Novecento.

Avrei giurato non sarei più riuscito ad affezionarmi a nessun’altra nave dopo il Titanic e invece sono stato smentito da Giuseppe Tornatore, che con il suo film ci porta a bordo della Virginian (piccolo richiamo al Titanic, dove la nave che portò in salvo parecchi naufraghi del colosso, si chiamava proprio Virginian), diventata la casa di Novecento, il neonato ormai cresciuto e interpretato da un bravissimo Tim Roth.

Novecento, in seguito alla morte del padre adottivo, decide di trascorrere tutto il suo tempo a suonare il vecchio pianoforte della terza classe, e diventerà così lo strepitoso pianista ufficiale della nave, tanto bravo da farsi beffa pure del grande jazzista Ferdinand “Jelly Roll” Morton.

Il film, arricchito da una splendida colonna sonora a firma di Ennio Morricone, è un intero flashback di Max Tooney (Pruitt Taylor Vince), un musicista del transatlantico e grande amico di Novecento, che racconta il loro incontro e la straordinaria storia del “pianista sull’oceano” a un negoziante di strumenti musicali, alla quale avrebbe voluto vendere la propria tromba.

Penso che come il negoziante anche parecchi spettatori di fronte a questa storia sentano un piccolo spillo che punzecchia il cuore, a dimostrazione che tutti noi viviamo, come Novecento, all’interno di una nave popolata dai nostri amici, dalla nostra famiglia e dalle nostre passioni, che ci accompagna e spesso ci guida durante i nostri viaggi. Credo che spesso però ci capiti di confondere il lasciare il porto con l’abbandonare la nave, due concetti a mio parere completamente diversi.

E quindi eccoci tutti su quel ponte della Virginian insieme a Novecento, indecisi se abbandonare la nave a favore delle tante apparenti opportunità che la vita ci propone e che però spesso non ci permettono di vedere quello che conta davvero nella vita, oppure dedicarsi completamente a una passione, a una donna, a un lavoro scegliendo di rimanere legati alla propria nave e di affondare con essa se necessario. Diamo valore alle cose e alle persone che lo meritano, “in culo i soldi, una buona storia vale più di una vecchia tromba”.

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