LA MIA ADOLESCENZA TRANS di Fumettibrutti

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di Amalia Ruffolo

La mia adolescenza trans

Fumetti brutti P., Feltrinelli Comics, 2019

Questa è la storia di Yole, che voleva essere una bambina vera, che non sapeva di esserlo già ma doveva prima cambiare il suo punto di vista.”

Josephine Yole Signorelli ha dato vita a un fumetto che con il suo tratto, ormai estremamente riconoscibile e in perfetta armonia con le parole riesce a raccontare la sua adolescenza trans con la durezza e la profondità necessaria.

Lei è il centro della narrazione, lei, con queste linee che si esprimono con nervosismo e con completezza, che riescono a essere sempre fugaci ma allo stesso tempo, a regalare al lettore uno spazio di pensiero intimo e lento in cui rifugiarsi.

La complessità della vicenda infatti pare si esprima in una sorta di sfida tra i colori, le linee e le parole: da un lato il mondo fuori, questi altri da cui P. è circondata e che esprimono un giudizio e un pensiero monocromatico nel senso di incapace di concepire e accettare sfumature –sei frocio, sei donna, sei uomo, sei una puttana-; dall’altro il mondo di P. che è un mondo fatto delle stesse pagine viola, gialle e nere, ma che si rivelano capaci di trasmettere una sensazione di estrema pienezza e all’interno dei quali infatti, il tratto e le parole sembrano esplodere e tirare fuori tutta una serie di infinite possibili variazioni di colore e quindi di pensiero.

P. passa da usare il suo corpo a scegliere di prendersene cura, decide di essere quello che è sempre stata e il turbamento e la difficoltà a capirsi e raccontarsi di tutto il testo si risolve nella più grande forma di consapevolezza.

Quindi mi sono data degli obiettivi che definiscono il percorso, tipo dagli ormoni all’operazione ma non per quello diventerò donna o bellissima, lo sono già. E, forse, senza fare sesso tanto spesso non avrei capito tutte queste cose su di me. Le prime volte mi sembrava una figata e non mi rendevo conto del disagio, ma finalmente è finita. Ho metabolizzato quel disagio e adesso sono pronta. Sono pronta a vivere il mio corpo.”

Il libro quindi ci racconta di una adolescenza trans ma ci racconta soprattutto del rapporto con il corpo e tutto quello che può scaturire da questa relazione; è un fumetto crudo e ricco, spudorato e sincero, da cui è difficile distogliere lo sguardo e che a lettura terminata lascia il sorriso del lieto fine e la rabbia che nasce dalle difficoltà imposte dal mondo esterno che ci si trova costretti ad affrontare per arrivare a questo stesso finale.

è come se, secondo il percorso, voi corpi aveste sempre bisogno di un invisibile consenso da parte di coloro che vivono nel sistema binario maschio-femmina. Perfino per decidere se fare pipì in piedi o seduti, come se voi non foste vostri, come se qualsiasi vostra azione o scelta vada ponderata per non sconvolgere la maggioranza.”

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