La saggezza delle Pietre di Thomas Gilbert

di Amalia Ruffolo

Sensazioni a margine di una lettura di un fumetto di chi di fumetti non sa assolutamente nulla

La saggezza delle Pietre, Thomas Gilbert, Diabolo Edizioni, 2017

Non si giudica senza avere le competenze adeguate, si dice. Non si parla di ciò che non si conosce, a quanto pare. Dare un titolo del genere a un qualsiasi scritto di qualsiasi tipo è senza dubbio un tentativo banale di difesa, ovvio.

Tutto vero, insomma tutto vero no, ma tutto facilmente assimilabile a una parvenza di verità. Poi però ci sono degli incontri di cui è difficile tacere, ho incontrato La saggezza delle pietre, quindi sorvolo in modo leggiadro e incurante su tutti questi dettami e provo con altrettanta leggiadria e incuranza a raccontarvi di questo incontro. Dico “sensazioni a margine” per sottolineare il fatto che queste parole mancano di qualsiasi pretesa tecnica e sinceramente, anche di grandi argomentazioni, a questo giro va così.

La saggezza delle pietre è il racconto di un’esperienza sconvolgente, un percorso dove si abbattono le frontiere immaginarie che dividono gli esseri umani dal resto degli elementi naturali e dove, invece, si estremizza la rappresentazione di quelle frontiere che gli uomini erigono tra di loro e soprattutto in se stessi. La sceneggiatura, poca rispetto al disegno, è in un equilibrio perfetto con ogni linea che è stata tracciata sulla pagina. Le parole sono lapidarie e crudeli esattamente come le tavole raccolte.

Rabbia, è questa la sensazione. Una rabbia che deriva dalla percezione che non ci sia altro modo per descrivere la catarsi di questa esperienza narrata e ancor di più forse, dal fatto che pare non esserci mai un vincitore ma solo una battaglia continua in cui non si può fare a meno di riconoscersi.

Fascino, questo fumento porta in sé un inaspettato fascino, sottile, elegante ed erotico allo stesso tempo. È il fascino della fuga oltre il proprio corpo e allo stesso tempo del rispondere senza nessun limite a quello che il corpo chiede, è il fascino della possibilità di riuscire a comunicare con tutto quello che non ha parola ma che chiama senza sosta. È il fascino di quel vortice nero, travolgente e macabro che si vede sulla pagina e della percezione di volercisi buttare dentro senza timore.

Entusiasmo, quello che nasce dalla tenacia di chi attraversa le pagine del fumetto, quello che si prova nel riconoscersi nell’opera di un artista e quello che sono abbastanza sicura provino tutti gli amanti di questi strani oggetti di carta e inchiostro quando si rendono conto di aver scelto quello giusto questa volta.

Conforto, credo che alla fine la sensazione sia di estremo conforto e di profonda malinconia, il perché però lo lascio a chi leggerà.

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