La sfida di Eleonora Goldoni

di Davide Cammarata

Eleonora Goldoni è una calciatrice italiana classe 1996. Nasce a Finale Emilia, in provincia di Modena, ed è in quella stessa città che inizia a dare i primi calci ad un pallone.

Nella serata di venerdì 15 marzo Eleonora è stata a Milano, ospite di una sessione di allenamento del team Calcetto Eleganza Ladies, progetto sportivo-estetico nato dalla collaborazione tra Calcetto Eleganza e If Bags, il cui spirito può essere riassunto dal concetto “Women have no boundaries, football neither” (le donne non hanno limiti, neanche il calcio).
Ho avuto l’opportunità, e il grande piacere, di porle qualche domanda per parlare di lei e della sua prospettiva da insider di un movimento, qual è il calcio femminile, che sta conoscendo un periodo di importante sviluppo; quando le chiedo com’è stata quest’esperienza, risponde entusiasta: «Ho trovato un ambiente super positivo, mi sono sentita subito a mio agio e mi sono allenata con loro tutta la sera. Mi sono divertita da morire, abbiamo riso e scherzato ma allo stesso tempo collaborato. Si è creato subito un bel rapporto».

Con la maglia delle Lady Buccaneers

I confini, quelli nazionali, Eleonora li ha oltrepassati nel 2015, anno in cui la sua passione ha bussato più forte alle porte del suo cuore e le ha chiesto di fare ancora un passo più in là, un ulteriore sforzo, ma questa volta verso gli Stati Uniti. Ed è lì che, dopo aver disputato il campionato di serie B durante la stagione 2013-14 con il New Team Ferrara, oramai da 3 anni Eleonora milita tra le fila delle Lady Buccaneers, squadra femminile della East Tennessee State University di Johnson City che partecipa alla First Division della NCAA; dal 2018 veste anche la maglia della nazionale italiana di calcio.

Ma facciamo un passo indietro: «Fin da piccola sono sempre stata molto mascolina, tendevo a giocare con i miei fratelli, oltre al pallone mi piacevano un sacco le macchine telecomandate; pensa che come regalo per la prima comunione chiesi una minimoto. Poi a casa mio padre e mio fratello sono sempre stati appassionati di calcio, da qui la Tv costantemente sintonizzata su canali sportivi; ma il definitivo innamoramento è avvenuto all’età di 5 anni quando mio padre mi portò per la prima volta a San Siro a vedere l’Inter» e quando le chiedo se ha avuto fin da subito un riferimento sportivo: «Javier Zanetti è stato colui che ho sempre stimato per le sue doti atletiche ma soprattutto per il suo comportamento, dentro e fuori dal campo. Mi ha sempre colpito la sua professionalità, la determinazione, la costanza ma soprattutto l’umiltà con cui affrontava sempre ogni situazione».

Recentemente, mi sono imbattuto in un’intervista a Milena Bertolini, allenatrice della Nazionale italiana di calcio femminile, la quale esordisce sostenendo che il movimento calcistico femminile in Italia, dopo un momento di crescita, ha conosciuto una fase di stallo, più o meno tra gli anni 1999 e 2014.
Proprio alla fine di questo periodo, Eleonora concludeva la sua ultima stagione al New Team Ferrara, pronta a lasciare l’Italia: «Per me in quel periodo il calcio era solo una grande passione, avevo puntato tutto sullo studio. Poi ho preso la decisione di partire per gli Stati Uniti per fare un’esperienza personale, soprattutto per imparare bene l’inglese. Dopo il mio primo periodo in America, in Italia le cose sono cominciate a cambiare e il movimento ha cominciato a crescere in maniera esponenziale, tant’è che con il passare del tempo l’obiettivo si è spostato e ad oggi punto tutto sul calcio, ma con l’idea di non rinunciare agli studi».
Il primo impatto con il calcio universitario americano è stato più che positivo ma, sottolinea:«Il calcio femminile lì è molto fisico, in generale hanno tanta quantità: dall’interesse generato dal movimento, passando per gli investimenti fino al numero di giocatrici; tuttavia credo che da un punto di vista tecnico il calcio italiano ed europeo in generale siano superiori da un punto di vista della qualità del gioco».

Le racconto che anch’io, nel mio piccolo, ho avuto l’opportunità di conoscere da dentro il contesto del calcio femminile universitario in Italia, e le chiedo quali sono, sulla base della sua esperienza, i punti di forza del contesto universitario americano; lei fornisce dei numeri che rendono il concetto meglio di tante parole: «Personalmente mi ha stupito un dato, vale a dire il fatto che in una stagione sportiva un’università americana può arrivare a spendere tra i 700 e gli 800 mila dollari per una squadra di calcio femminile, se si considerano soprattutto le borse di studio che vengono erogate alle studentesse straniere e le trasferte che in un territorio come quello americano implicano costi notevoli».
Senza dimenticare il fatto che Eleonora è allo stesso tempo studentessa e calciatrice (studia infatti Scienze della nutrizione e dell’alimentazione), immagino che il concetto di noia non le appartiene: «Le giornate sono impegnatissime, bisogna essere tenaci per portare tutto al termine nel migliore dei modi: ci svegliamo presto al mattino e andiamo in palestra prima della lezione; finita lezione, al primo pomeriggio si corre in spogliatoio e ci si cambia per l’allenamento e quando finisce si torna a casa che è già ora di cena; quelle poche ore che rimangono si devono dedicare allo studio» – mi dice ridendo – «ma anche se le giornate sono piene, sono piacevoli perché studi quello che ti piace e pratichi la tua passione che è lo sport più bello del mondo. Poi quello che dico sempre è che vivere un’esperienza del genere è come vivere un’esperienza da film, tutto nei college americani è come quello che vediamo nei film».

Con la maglia della nazionale italiana

Dall’intervista alla Bertolini era emerso un altro elemento interessante: nel 2011 si è trasferita per qualche tempo in Spagna, a Barcellona, per studiare ed approfondire il metodo della Cantera del Barcellona; in quegli anni, tra l’altro, a sedersi sulla panchina della prima squadra catalana c’era Pep Guardiola, il cui calcio è stato anche raccontato come “femminile” perché impostato sulla tecnica, sul gioco corto e veloce, sui fraseggi, capace di generare una manovra avvolgente. Le chiedo se, secondo lei, lo sviluppo del calcio femminile debba percorrere strade per certi aspetti differenti rispetto all’impostazione più maschile del gioco, in un’ottica di circolarità: «Sicuramente sì, penso sia un calcio diverso, con tempi di gioco e caratteristiche diversi. Penso però che il punto di forza del calcio femminile sia l’eleganza, ma soprattutto la tenacia e la determinazione con cui le ragazze, dalla prima all’ultima, affrontano ogni allenamento, ogni partita ed ogni minuto che passano in campo».

Quest’estate in Francia si giocheranno i mondiali di calcio femminile. L’Italia ha ottenuto la qualificazione alla fase finale del torneo dopo vent’anni; l’ultima partecipazione della nazionale risale infatti al 1999, quando la squadra venne eliminata al primo turno del torneo giocatosi negli Stati Uniti: «Dagli ultimi anni a questa parte è stato rivoluzionato lo staff tecnico e la squadra ha fatto un grande salto di qualità, si è instaurata un’atmosfera serena e positiva, c’è un grande dialogo ma soprattutto supporto da parte di tutto l’ambiente. La qualificazione si è conquistata passo per passo, affrontando ogni partita al mille per mille come fosse una finale di Champions League, indipendentemente dal peso dell’avversario; abbiamo ottenuto una qualificazione meritatissima».

Eleonora è una sognatrice, e riguardo i suoi progetti futuri racconta che «Sono tanti. Sono una persona che pensa molto e sogna molto, e spesso anche in grande. Mi piacerebbe tornare in Italia subito dopo la graduation per iniziare una nuova avventura in serie A e avere così nuovi stimoli. Al tempo stesso mi piacerebbe continuare i miei studi, magari con una specialistica in nutrizione sportiva».

L’attenzione sul calcio femminile in Italia è sempre stata complicata da mantenere, spesso a risaltare sono state le difficoltà economiche dei club, le porte chiuse del professionismo, le macchie dei pregiudizi. Le cose negli ultimi anni stanno cambiando ed Eleonora e tutte le ragazze che ogni giorno solcano i campi d’Italia, da quelle che indossano gli scarpini per la prima volta a quelle che riempiono gli stadi nelle categorie superiori, ci insegnano a sperare. E a sognare in grande.

La nazionale italiana di calcio femminile

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