La Sicilia forse è una sirena

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di Elisa Di Dio

Sta per finire Settembre e non sembra vero che fino a ieri vivevo praticamente accoccolata sopra uno scoglio a contare le nuvole in viaggio fra gli azzurri cangianti di cielo e di mare.

Torno da Marzamemi colma di gratitudine, arricchita da sguardi commossi che superano le logiche del distanziamento, con gli occhi pieni di cinema di qualità. Un respiro e una vocazione da sempre internazionali fanno del Festival del Cinema di Frontiera, giunto alla XX edizione, uno degli appuntamenti d’ arte più prestigiosi in Sicilia. Le opere in gara hanno appassionato il numeroso pubblico presente in piazza Regina Margherita: ha vinto Nour di Maurizio Zaccaro, con Sergio Castellitto, ispirato alla storia vera di una piccola migrante raccontata nel libro Lacrime di sale, scritto dal medico di Lampedusa, Pietro Bartolo, e dalla giornalista Lidia Tilotta.

Dibattiti, prime visioni, incontri: con Gino Sgreva, grande direttore della fotografia, Aurelio Grimaldi e David Coco, rispettivamente regista e protagonista de Il delitto Mattarella. E poi, anticipazioni, fra cui l’uscita del nuovo progetto filmico di Pasquale Scimeca che racconta la Sicilia  attraverso la linea continua, che attraversa storie e terre, delle melodie e dei ritmi che si sprigionano dalle voci e dagli strumenti di Alfio Antico, Miriam Meghnagi, i fratelli Mancuso. La sera della chiusura è stata dedicata a un omaggio a Sebastiano Gesù, critico, storico del cinema, esperto della filmografia isolana. A due anni dalla scomparsa,  il regista  Nello Correale, direttore del festival, mi ha invitato a leggere un pensiero legato alla sua straordinaria attività di ricercatore.
CinemaTopografo, definisco nel mio scritto, il caro Sebastiano. Ne parlo spesso perché vorrei che i giovani lo conoscessero meglio, che la sua attività, i suoi libri, le sue mostre rimanessero a futura memoria, per conoscere in profondità la Sicilia e i film che nella nostra regione sono stati girati da registi immensi, da Visconti a De Seta da Germi a Rosi, da Rossellini a Tornatore. Con il giovane regista Alfio Vecchio intanto sto  lavorando a un contributo video, un po’ clip, un po’ cortometraggio, che condensi il senso di questa bella vicenda umana e di cultura.
Vi aggiornerò.

Quest’estate ho scritto un nuovo spettacolo sulle sirene.

Una storia di acqua e parole. Detto così da una che vive in montagna, sembra strano. Cunti d’acqua è uno spettacolo che si potrà fare solo sull’acqua. Debutterà a giugno, sulle rive di un lago, o forse al mare. Mi piacerebbe replicare a Pergusa, ma so che sarà impossibile perché l’accesso al lago è un problema, data la presenza dell’asfalto della pista.  Ma è necessaria l’acqua, il toccarla, il vederne e sentirne le vibrazioni, per evocare le creature che in essa, secondo la tradizione, hanno preso dimora. Sì perché studiando e approfondendo le storie di sirene mediterranee e nordiche, delle tradizioni orali e letterarie e del presente, ho scoperto infinite vicende che legano queste figure femminili al mito della Grande Madre mediterranea che da noi, nelle terre di mezzo, è di casa. Non anticipo altro, se non che con me in scena c’è la bravissima violoncellista Francesca Bongiovanni. Saremo immersive, aggettivo che di questi tempi va per la maggiore, quasi che non si possa fare esperienza d’arte se non immergendosi in una realtà estetica. Io ho preso alla lettera l’invito e così,  con me e Francesca, il pubblico affonderà letteralmente nella narrazione omerica, anzi volerà, poi si imbatterà nel mito che colora di sangue le acque del mare Nostrum, la mattanza dei tonni, epica del mare e della vita sulle coste, cunto di un rituale di pesca che non esiste più, annientato dalla tecnologia e dall’economia comunitaria, assisterà alla terribile, ignorata, battaglia fra sirene e arcangeli per la spartizione del cielo, avvenuta nel Medioevo, incontrerà Lighea Leucosia, Partenope e le sirene dell’oggi, ragazze, donne, giovani e non solo, che hanno una coda o ali e una voce capace di sedurre il tempo, non più gli uomini, con il canto.

Ci chiederemo perché da quando sirene elfi fauni tritoni ninfe e dei sono stati cacciati via dai sogni e dalla vita degli umani, i nostri boschi e le acque, vengono sistematicamente profanati con gesti sempre più devastanti e irreversibili.

Il Mito è cosa serissima, risolutiva, forse una salvezza possibile quando tutto sembrerà perduto.  Non so definire la gamma dei sentimenti che mi attraversa quando lo vedo trattato  come un repertorio di immaginette in bicromia che roteano gli occhi e si muovono con passi leziosi, sul sottofondo di musichine registrate, mentre ringrazio intimamente sempre chi del Mito fa una riflessione che incrocia etica ed estetica e recupera il senso profondo dell’umanità. Su questa strada, mi piace ricordare Il Sentiero di Kore, progetto curato dall’Associazione MutAzioni che parte da Kore, la fanciulla divina, e la fa diventare fulcro di una riflessione inedita che rigenera il tessuto urbano trasformandolo in antro di Ade, campo di grano, spazio creativo di libertà e affermazione della potenza femminile. Spero che questo progetto veda la luce in uno dei luoghi archetipici del nostro territorio: ne abbiamo bisogno per pensare la realtà con nuovi occhi. Anche in questo caso, prometto che vi aggiornerò.  

A Enna abbiamo avuto Fabrizio Ferracane. L’attore, Nastro d’Argento per il Traditore di Marco Bellocchio, ha portato in scena Ora pronobis, testo incandescente di Rino Marino, uno degli autori di punta della nuova drammaturgia siciliana. Altro spettacolo del cuore in Cromosoma è stato PETRA PRIMO PASSO, progetto di Mauro Lamantia da Nino Savarese, con Mauro Lamantia e Sergio Beercock. Lo spettacolo, presentato in forma di studio, ricco di infinite suggestioni sonore e d’immagine e della voce e del corpo dei due performers, ha avuto luogo nello spazio eclettico della  galleria d’arte contemporane al Garage Arts Platform.

A inaugurare Cromosoma Sicilia Teatro Festival, della rete per la drammaturgia contemporanea Latitudini, è stato invece un reading spettacolo, un happening letterario profumato della resina dei pini e delle essenze del sottobosco del Villaggio bizantino di Calascibetta.

Accolto da Hisn Al Giran, associazione che gestisce l’accesso e le visite al sito, dai volontari della protezione civile, dai componenti della Compagnia dell’Arpa, il numeroso pubblico ha assistito fra gli alberi, nella radura, prima alla performance per corpo e violino dal titolo Nostos  di e con la danzatrice Silvia Giuffrè e le musiche originali del maestro Alessandro Librio, poi alla lezione spettacolo tenuta da Loredana Trovato, meravigliosa docente di Lingua francese all’università di Trieste, che, partendo dal libro della scrittrice Edith de La Hérronière, ne ha ripercorso il viaggio, sulle orme dei grandi viaggiatori e dei tanti  autori che hanno esplorato e raccontato la Sicilia. Il risultato è stato un momento performativo e letterario di grande fascino, mai noioso, capace di catturare i sensi e i ricordi. Il titolo del libro e quindi del reading è Dal vulcano al caos, diario di viaggio. Teatro comunità, teatro di suggestioni e natura, teatro di tutti e per tutti: tutte le età, voci ora forti, ora morbide, accenti e intenzioni diverse, chitarra e mandolino struggenti di Mimmo Ariosto e Valeria Puglisi, mentre la locandina dell’evento  è stata curata dall’artista Ornella Gullotta. Alla fine il reading è diventato un viaggio fra i meandri della memoria di una donna, che diventa cammino di tutti, alla scoperta di una terra che è anche categoria dello spirito e mistero; quella Sicilia che è Cento Sicilie, come disse Bufalino nella straordinaria antologia curata da lui e Nunzio Zago. La Sicilia che, a pensarci bene, creatura a tre gambe qual è, incastonata nell’azzurro marino, ibrido fra umano e mostruoso, forse è una sirena,  grande e misteriosa, dolcezza e crudeltà fuse simbioticamente in un groviglio inestricabile. Presto il nostro Cromosoma farà tappa ad Aidone, grazie all’attenzione  dell’archeologa  Serena Raffiotta, assessore al patrimonio culturale, con un programma ricco di presenze artistiche eccezionali. Vi aggiorneremo.

Ci prepariamo all’inverno sognando, come sempre si fa in Sicilia, con  occhi aperti e  sensi accesi, altre storie da raccontare. 

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