La timidezza. Trasformazioni.

di Mario Montalbano

Timidezza. Una parola che tocca l’animo di tutti. La si può definire come un tratto della personalità che limita alcune azioni celando la personalità dell’individuo. Spesso nasce da un eccesso di autocritica, dalla poca autostima e dal costante desiderio di diventare migliori.
La timidezza, oltre ad essere un tratto distintivo di alcune persone, si manifesta in tante occasioni e può trasformarsi in ansia. Durante un’interrogazione, un esame, un dialogo con una persona appena conosciuta o durante una performance. Tutte le volte che si è al centro dell’attenzione.

Il mio obiettivo non è quello di dare un rimedio concreto a questa terribile emozione che molto spesso ci sovrasta, anche perché non ho l’arroganza di pensare di conoscerlo, ma sottolineare come sia possibile imparare a gestire questa emozione e la possibilità di usarla a proprio vantaggio. Non penso sia possibile eliminare la timidezza dall’animo di qualcuno ma sono convinto che si possa governarla ed evitare la sua metamorfosi in ansia.

Per quanto riguarda il mio punto di vista ho un’istintiva simpatia per i timidi. Mi piacciono. In un mondo di insopportabili narcisisti, di persone sempre più concentrate a cercare spazio e visibilità, il timido mi rassicura. Lo sento come una persona affidabile, riflessiva e ragionevole. Abituato a guardare la realtà in tutte le sue sfumature. Penso che tutto abbia un lato positivo, che quelli che comunemente sono visti come difetti possano essere mutati in pregi.

Lo storico inglese Joe Moran parte da un presupposto interessantissimo che vorrei fosse conosciuto da tutte le persone timide: “timidezza non significa introversione. Semmai, è un’autoconsapevolezza di esserci ed è anche la capacità di immaginare come gli altri ci potrebbero vedere”.

La timidezza, come viene rappresentata anche dalla sua icona fumettistica, Charlie Brown, è una forma di leggerezza che ci rende anche più umili, ma anche più forti; più misurati nell’approccio con gli altri ma anche più capaci di rapporti duraturi e stabili. Si può vedere la timidezza come un’energia che ci porta prima a conoscere meglio noi stessi e poi ad avvicinarsi agli altri con un grande spirito critico e autocritico, aiutando a ricordarci sempre chi siamo nonostante le varie sfaccettature della vita.

“La timidezza è una condizione strana dell’anima, una categoria, una dimensione che si apre alla solitudine. È anche una sofferenza inseparabile, come se si avessero due epidermidi, e la seconda pelle interiore s’irritasse e contraesse di fronte alla vita. Fra le compagini umane, questa qualità o questo difetto fa parte di un insieme che costituisce nel tempo l’immortalità dell’essere”.
(Pablo Neruda)


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