Labirinto. Confessioni di un uomo morto.

di Fabio Lolicato

Si respira tempesta quando l’oscurità sfiora i tuoi pensieri.
Una nebbia improvvisa offusca la tua routine con cui abilmente nascondi le tue fragilità.  Le vie di fuga sembrano essere lontane, irraggiungibili.
Non importa in che luogo ti trovi o con chi.
Tutto assume la somiglianza di una gabbia fredda e buia.
Un labirinto infinito che si assottiglia su di te. Come due facce della stessa medaglia, ti ritrovi a essere il carcerato e il carceriere della tua stessa esistenza.

Ti affanni rincorrendo i pochi spiragli di luce.

Formuli pensieri positivi per scacciare la negatività intorno a te. 
Inutilmente provi a distrarti ma tutto si rivela inutile, indebolendoti. Scoraggiandoti.
In quel preciso istante le solite paure e le solite perplessità prendono il sopravvento costringendoti al silenzio. Annichilendoti.

Quando pensi di aver perso il controllo, quando la gabbia si fa così stretta da ostacolarti il respiro, ti rendi conto che l’unica cosa da fare è lasciarsi attraversare dalle paure per smettere di sognare solo in bianco e nero. 


Spesso si sogna per cercare la speranza.
Per credere che ciò che facciamo sia giusto.

A volte sogniamo incubi,
Spettri della nostra esistenza,
Percorsi dalla nostra immaginazione.
Rendono più forti,
Spronano a superarci.

A volte, invece, ci svegliamo la mattina
Credendo di aver perduto i nostri sogni
Dimenticando il nostro passato.
Ignorando il nostro futuro.
Immaginando un mondo da cui vogliamo fuggire
Ma incatenati e costretti ad appartenervi.

Crediamo di averlo dimenticato
Per paura di doverlo affrontare.


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