L’ANTIBIOTICO-RESISTENZA È UN PROBLEMA SERIO.

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di Michele Stella

Per migliaia di anni l’uomo, come ogni specie animale, è stato vittima inerme delle infezioni batteriche. I microrganismi uccidevano attraverso le ferite infette, durante i parti e in innumerevoli altre situazioni non si avevano le armi giuste per contrastare questo fenomeno.

Questo incubo sembra terminare nel XX secolo quando vengono scoperti gli antibiotici: farmaci capaci di impedire ai microrganismi di nuocere, uccidendoli oppure bloccandone la proliferazione o la tossicità. Lo sviluppo e l’impiego degli antibiotici ha rivoluzionato l’approccio al trattamento e alla prevenzione delle malattie infettive e delle infezioni permettendo l’evoluzione della medicina moderna. Tuttavia sin da subito i batteri dimostrano una straordinaria capacità di reagire sviluppando una resistenza al farmaco e diventando insensibili alla terapia.
Più di 70 anni di terapia antibiotica contro i microrganismi hanno reso l’antibiotico-resistenza ineluttabile.

La resistenza dei microrganismi agli antibiotici è un evento tanto eclatante quanto biologicamente normale e i farmaci durante questo periodo hanno funzionato da pressione selettiva permettendo appunto ai batteri di sviluppare meccanismi di difesa.

I batteri sono organismi formati solo da una cellula e contengono DNA non racchiuso in membrane. La loro apparente semplicità è anche la chiave del loro successo: riescono a moltiplicarsi con grande facilità dividendosi in due cellule figlie. In poche ore da un unico batterio possono avere origine miliardi di discendenti. In questo processo i batteri possono più o meno casualmente modificare il proprio DNA così da adattarsi meglio a condizioni sfavorevoli causate dagli antibiotici. 

Alla luce di ciò ci troviamo da un lato a disporre di più di un centinaio di antibiotici capaci di aggredire i patogeni, dall’altro un crescente numero di ceppi batterici resistenti.

Negli ultimi anni il fenomeno dell’antibiotico-resistenza è aumentato notevolmente e ha reso necessaria una valutazione dell’impatto sulla sanità pubblica, specifica per patogeno, per antibiotico e per area geografica. Ogni microrganismo è infatti causa di malattie di gravità e incidenza diversa e nei suoi confronti possono essere disponibili pochi o molti farmaci efficaci o anche altre forme di prevenzione primaria come la vaccinazione.

Il problema della resistenza agli antibiotici è complesso poiché riconosce diverse cause:

  • l’aumentato uso di questi farmaci (incluso l’utilizzo non appropriato) sia in medicina umana che veterinaria; 
  • l’uso degli antibiotici in zootecnia e in agricoltura;
  • la diffusione delle infezioni ospedaliere causate da microrganismi antibiotico-resistenti; 
  • l’interruzione di un trattamento antibiotico o il cattivo dosaggio dello stesso.

L’uso continuo degli antibiotici aumenta la pressione selettiva favorendo l’emergere, la moltiplicazione e la diffusione dei ceppi resistenti. Inoltre, la comparsa di patogeni resistenti contemporaneamente a più antibiotici (multidrug-resistance) riduce ulteriormente la possibilità di un trattamento efficace. 

L’antibiotico-resistenza è oggi uno dei principali problemi di sanità pubblica a livello mondiale con importanti implicazioni sia dal punto di vista clinico (aumento della mortalità, dell’infettività, durata della malattia, possibilità di sviluppo di complicanze, possibilità di epidemie), sia in termini di ricaduta economica (costo aggiuntivo richiesto per l’impiego di farmaci e di procedure più onerose, allungamento delle degenze in ospedale ed eventuali invalidità).

Negli ultimi decenni gli organismi internazionali tra i quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’Unione Europea (UE) e il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (European Centre for Disease Prevention and Control, ECDC) hanno prodotto raccomandazioni e proposto strategie e azioni coordinate, atte a contenere il fenomeno riconoscendo l’antibiotico-resistenza come una priorità in ambito sanitario.

L’OMS, in occasione dell’Assemblea Mondiale della Sanità (2015), ha adottato il Piano d’Azione Globale (GAP) per contrastare la resistenza antimicrobica fissando cinque obiettivi strategici finalizzati a:

  • migliorare i livelli di consapevolezza attraverso informazione ed educazione efficaci rivolti al personale sanitario e alla popolazione generale;
  • rafforzare le attività di sorveglianza;
  • migliorare la prevenzione e il controllo delle infezioni;
  • ottimizzare l’uso degli antimicrobici nel campo della salute umana e animale;
  • sostenere ricerca e innovazione.

L’Unione Europea, impegnata da molti anni a combattere il fenomeno dell’antibiotico-resistenza, nel 2017 ha messo a punto il nuovo Piano d’azione per contrastare l’antibiotico-resistenza, basato su un approccio One Health che considera in modo integrato la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente.

La situazione in italia

L’Italia si conferma primo Paese in Europa per numero di morti legati all’antibiotico-resistenza: in un anno, su 33.000 decessi dei Paesi UE, in  Italia si registrano 10.000 vittime per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici. In occasione della Settimana mondiale per l’uso consapevole degli antibiotici, dal 18 al 24 novembre, l’Istituto superiore di sanità (ISS) ha voluto ricordarlo per incentivare la lotta a questo allarmante fenomeno.

La soluzione è nella ricerca e al momento nell’uso prudente degli antibiotici 

È necessario quindi escogitare nuove molecole efficaci, e a pensarci deve essere la ricerca. La biologia molecolare non segue la strada della farmaceutica classica e propone nuove alternative: per esempio puntando a “disinnescare” il patogeno attraverso l’utilizzo di anticorpi monoclonali che potenzialmente offrono una maggiore specificità e sicurezza, assenza di interazioni farmacologiche e possibilità di sfruttare modalità di azione complementari rispetto a quelle degli antibiotici, riducendo drasticamente il rischio dello sviluppo di ulteriori resistenze.

Intanto però bisogna imparare a utilizzare con criterio gli antibiotici già esistenti. Non di rado, quando si è influenzati, si ricorre al farmaco senza un’accurata prescrizione medica, con dosaggi e tempistiche sommarie, senza sapere che gli antibiotici non curano l’influenza e i raffreddori in quanto questi sono causati da virus. In questi casi l’utilizzo di antibiotici risulta utile come bere del brodo con la forchetta.
Inoltre, è altamente dannoso non seguire corrette tempistiche e dosi del trattamento, perché interruzioni spontanee o l’assunzione di quantità farmacologiche inadeguate, oltre a compromettere l’efficacia della cura, facilitano lo sviluppo di batteri resistenti.

Non tutti gli antibiotici sono efficaci contro tutti i batteri: è necessario che il medico indichi quale sia il tipo più adatto per la cura dell’infezione in corso (preferibilmente un antibiotico specifico rispetto a uno a largo spettro). Per fare ciò, in molti casi è necessario effettuare un esame colturale con antibiogramma. Tale analisi consiste nel prelevare una piccola quantità di materiale (campione) dalla zona in cui è presente l’infezione, seminarla in terreni di coltura specifici, verificare a distanza di qualche giorno se si sviluppano ceppi di batteri e a quale tipo appartengono, quindi trattarli con diversi tipi di antibiotici per verificare quale sia il più efficace (antibiogramma).

REFERENZE

  1. L’uso degli antibiotici in italia- Rapporto Nazionale 2018 

https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1074882/Rapporto_Antibiotici_2018.pdf

  1. Istituto superiore di sanità – Epicentro https://www.epicentro.iss.it/antibiotico-resistenza/aggiornamenti 
  2. Ministero della Salute http://www.salute.gov.it/portale/p5_1_2.jsp?lingua=italiano&id=219
  3. Report to the Secretary-general of the United Nations april 2019 http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato3733041.pdf
  4. Interviste alla Prof.ssa Stefania Stefani (presidente della Società italiana di Microbiologia e ordinario di Microbiologia e responsabile del Laboratorio di Microbiologia medica Molecolare e di studio delle Resistenze agli Antimicrobici  del dipartimento di Scienze biomediche e biotecnologiche dell’Università di Catania) https://www.youtube.com/watch?v=-g1k89_NMPc&t=23shttps://www.youtube.com/watch?v=6-Ej_U0Sq_g
  5. Dehò G, Galli E. Biologia dei microrganismi. Casa editrice Ambrosiana, 2014
  6. Documenti Assemblea Mondiale della Sanità http://www.salute.gov.it/portale/rapportiInternazionali/dettaglioContenutiRapportiInternazionali.jsp?lingua=italiano&id=3752&area=rapporti&menu=mondiale

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