Laura. 2755 chilometri.

Questa non è una rubrica sui viaggi, né sui problemi dell’Italia e neanche sull’emigrazione di tanti giovani verso terre promesse. Piuttosto, vorremmo fosse una raccolta delle meraviglie, delle curiosità e delle contraddizioni dei luoghi lontani da terra natia, in cui chi, volente o nolente, temporaneamente o definitivamente, si è trasferito per lavorare, studiare o entrambe le cose.

La mia storia è ambientata ad Egham, ridente cittadina inglese, a circa 50 chilometri dal centro di Londra. Sono qui per un periodo di studio all’estero, in uno dei college di Inghilterra che è stato set cinematografico della saga di Harry Potter! Il cuore del campus è un’elegante dimostrazione della convivenza tra antico e moderno. Da un lato il Founder’s Building, incantevole edificio storico, costruito in epoca vittoriana da un illuminato businessman per amore della moglie: è uno dei primi college femminili di Inghilterra, fortemente voluto dal suo fondatore per consentire alle donne del paese di poter studiare, non solo discipline umanistiche, ma anche scientifiche. Dall’altro uno spaziale edificio moderno, che ha preso vita in soli tre anni a dimostrazione dell’efficienza britannica, con una biblioteca favolosa e ricchissima, aule multimediali, negozi e caffè. Immaginate il tutto immerso in un parco, con sentieri in cui è possibile imbattersi in scoiattoli e caprioli. Insomma, tutto perfetto e in tipico stile inglese. Perfetto, o quasi.

Dopo i primi giorni alla scoperta del “magico” campus, inizio a conoscere gli studenti del college, la stanza nella quale mi hanno assegnato una scrivania e un pc è un “ombelico del mondo”, 10 e più nazionalità diverse condividono lo stesso spazio. Inutile dire quanto l’ambiente sia stimolante, ricco di scambi culturali e teatro, anche di scene esilaranti, come quella del dottorando gallese, che sbuffa spazientito dicendo “Maaammamiaaa!”. Si inizia a chiacchierare, a conoscersi e confrontarsi, inizio a farmi un’idea un po’ più chiara sul funzionamento del sistema universitario inglese, che consta alcune delle università migliori del mondo. Un sistema pubblico, ma i cui costi di iscrizione si avvicinano più a quelli delle università private italiane. È anche vero che gli studenti possono richiedere facilmente un finanziamento per i propri studi, che possono ripagare una volta trovato un impiego. Fondamentalmente, se non hai le possibilità economiche, ti trovi a 17 anni (età a cui finiscono l’High School, la nostra scuola superiore che qui ha una durata di 4 anni) a dover richiedere un mutuo con cui si potrebbe pagare una macchina, e non una Panda, ma un bel SUV! Un filino di pressione sulle loro spalle, forse alleggerita dall’ottima birra di cui fanno spesso uso, un laaargo uso soprattutto nei weekend. E, quasi quasi, vado a bere una birretta anche io, brindando al paese delle opportunità e a voi che avete letto fino alla fine!

See you soon!

Cheeeeers

Laura Borzì

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