L’elemento umano

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di Simone Meneghelli

Accordi la chitarra, cerchi l’inquadratura, sistemi il microfono, ti aggiusti sulla sedia, regoli le luci, clicchi.

“Trasmetti in diretta”.

I numeri cominciano a cambiare, le persone ad aggiungersi.
Ma intorno a te non è cambiato nulla. Solo che qualcuno ora ti vede.

Non c’è niente nell’aria, non ci sono chiacchiere, non c’è brusio, non c’è gente distratta, non c’è nessuno che ordina una birra ad un barista che forse non voleva neanche essere li.

Non c’è chi è venuto per te sfidando la pioggia, né chi è li per caso e non riesce a parlare con la fidanzata. Forse aveva da dirle una cosa importante.

Non c’è neanche nessuno vicino a te a suonare.
Ci sei tu, una chitarra, un microfono, una stanza vuota.
Le ultime note, finisce il pezzo. Silenzio.
Le mani scivolano via dallo strumento, ed ecco il vuoto.

I tuoi sguardi non si scontrano con i visi di chi ha appena finito di ascoltarti.
Manca anche un’ altra cosa: l’applauso.
Vero, finto, di circostanza, composto, ubriaco. Lo sai se hai cantato bene o male, se hai preso storto un accordo o se la chitarra era leggermente scordata.
Quello che proprio non sai è quello di cui la musica è fatta: avrai provocato una qualche emozione a qualcuno?

Altro silenzio.

Quello che manca ai musicisti, ma credo a chiunque faccia arte in questo strano periodo rinchiuso, è l’elemento umano.
Non il silenzio naturale della tua camera, che ha più o meno sempre quel suono li, ma quello teso e meravigliosamente innaturale di persone che decidono di mettere in pausa il loro bel chiasso per te.

Quella che manca è la loro reazione, quell’armonico tendersi di muscoli che i nostri occhi riconoscono come espressioni.

Sei solo tu, con la tua idea dell’arte, e ogni tanto qualche commento a dirti se quello che fai ha senso anche fuori dalla tua testa. Se rimbalza anche nei piccoli vuoti altrui.
Ma non ci sono i visi, le mani, le reazioni, le emozioni che passano nell’aria.
Non solo le cose positive, anche l’indifferenza, la noia, quelle che se suonando riesci a scalfirle sei la persona più felice del mondo.

È questo che mi manca, e scommetto manca a tanti che conosco.

È questa la prima cosa che vogliamo fare, appena si potrà di nuovo. Metterci in una piazza, senza nessun motivo, a suonare.

Non per gli altri, non perché è bello ma perché serve a darci la certezza che qualcosa a cui dedichiamo una così grande parte della nostra vita, ha davvero senso. Rimbalzando sugli altri, e tornando indietro, con qualcosa di nuovo impresso sopra.

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