Libertà. Trasformazioni.

di Mario Montalbano

Non capita spesso di parlare di libertà, o meglio, quando ci capita di sentire questo termine pensiamo subito a un paese che non è più in guerra o magari a un uccellino che riesce a uscire dalla sua gabbia.

Qualche giorno fa però ho avuto modo di riflettere più approfonditamente sul tema della libertà grazie a un incontro tenuto dal filosofo Riccardo Dal Ferro, divenuto celebre come Rick DuFer su YouTube per il suo canale di divulgazione filosofica (clicca qui per vedere il suo canale).
La libertà intesa come ciò che è bene per noi stessi va ricercata e trovata non limitandosi solo alle poche esperienze che ci portano ad ancorarci a un giudizio che riteniamo universale, ovvero da poter applicare alle diverse situazioni che la vita ci presenta.

La libertà in questo senso si può definire soggettiva in quanto è quel fattore che ci spinge e stimola a vivere tutte le esperienze possibili per capire quale sia davvero la strada giusta da percorrere nella nostra vita. Come affermava Gandhi “Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare.” Si può infatti definire libero colui che sbaglia, perché è proprio dall’errore che impariamo a scegliere meglio e a prendere con più consapevolezza anche le decisioni più importanti.

In ambito religioso, facendo riferimento alla storia di Adamo ed Eva, si può affermare che è proprio da un errore e nel caso specifico quello di aver mangiato la mela, che nacque la vita e si distrusse la perfezione che fino a quel momento aveva dominato.
La libertà sta quindi nel capire ciò che è bene per se stessi e ciò che invece non lo è, e farà parte di noi solo se cominciamo a vedere l’errore come un elemento necessario per la nostra vita, come guida e criterio di scelta.

Questo articolo ha 4 commenti.

  1. La tua idea di libertà attraverso la metafora della rottura dell’armonia con l’atto biblico del “mangiare la mela”, mi fa pensare a come si sia radicata la concezione secondo cui l’agire umano implichi il “peccare”; così come Anassimandro considerava l’uscita delle cose dall’indeterminatezza (leggasi il pensare umano) come un’ingiustizia, che le cose stesse avrebbero dovuto pagare con il loro ritornare nel nulla. Questa concezione della libertà come peccato nasce dall’idea che l’agire libero dell’uomo non sia conforme all’essere, all’essenza del mondo, perché l’essere stesso viene visto come altro dall’uomo. In sostanza, l’uomo viene visto “fenomenicamente” come altro dall’essenza del mondo e non come colui che svolga, a sua volta, una funzione ontologica. Questo, peraltro, è il tema della mia opera filosofica a cui ti invito a dare uno sguardo. Ciao!

    1. Grazie Giuseppe, daremo volentieri uno sguardo alla tua opera filosofica.a troviamo sul tuo blog?

  2. Sul mio blog si può leggere una anteprima del libro, una parte della breve prefazione di un noto giornalista napoletano, una parte della mia lunga introduzione e quella che io chiamo ouverture dell’opera: una “strana poesia prosaica” che evoca l’inizio della mia riflessione filosofica sull’essere. Il libro, in realtà è prevalentemente in prosa – a mo’ di saggio filosofico – con componimenti poetici che “sintetizzano” il mio sentire. Grazie per aver risposto al mio commento. Io ringrazio sempre in questi casi perché nel mondo blogger vi è un assurdo silenzio e una incomprensibile arte del non comunicare; un fatto paradossale, considerato che i blog sono fatti di riflessione, di opinione, di ricerca di un senso. La condivisione dovrebbe essere una cosa ovvia.

    1. Percepiamo anche noi questo grande paradosso. In un mondo dove le comunicazioni svolgono un ruolo fondamentale, dove le distanza sono stata abbattute dall’avvento di internet, dove i social ci mostrano come profili circondati da centinaia di “amici” e dove non siamo mai stati così soli. Grazie a te. Questo weekend guarderò sicuramente l’anteprima del libro.

Rispondi

Chiudi il menu
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: