Libri a Colazione. Non dirmi che hai paura- Giuseppe Catozzella

Per questo libro Giuseppe Catozzella è stato nominato dalle Nazioni Unite Ambasciatore per l’Agenzia ONU per i Rifugiati e non poteva che essere così. La storia dell’atleta somala Saamiya Yusuf Omar, nata in un Paese in guerra e con il sogno di vincere le Olimpiadi del 2012, grazie a lui è stata consegnata alla memoria pubblica, ricevendo un riconoscimento che non potrà mai risarcire il sacrificio di questa vita umana – come di tante altre – ma quanto meno potrà rendergli parzialmente onore.
Fa uno strano effetto andare a vedere la pagina Wikipedia di Saamiya, Omar: Mogadiscio, 25 marzo 1991 – Mar Mediterraneo, 2 aprile 2012. Mar Mediterraneo? Ma davvero c’è chi nella sua pagina Wikipedia può avere come luogo del decesso il nostro bellissimo Mar Mediterraneo? Siamo troppo abituati a dimenticarli tutti i corpi che vanno a fondo nel nostro mare, per poter pensare che se avessero una pagina Wikipedia sarebbe scritto così. Per fortuna Catozzella ha voluto scrivere questo libro, frutto del racconto, delle lacrime e dei sorrisi di Hodan, sorella di Saamiya e di alcuni altri suoi compagni di viaggio. Hodan che ama tanto la musica, che si è vista strappare il marito perché di pelle più scura della sua, che ha deciso di fare il grande Viaggio e che ora vive in Finlandia con un altro marito e una bimba velocista che è la copia della zia Saamiya.
Aabe Yusuf aveva sempre incoraggiato le sue figlie a cercare la felicità, a inseguire i loro sogni, anche quando gli integralisti islamici di Al-Shabaab hanno preso il potere. Un messaggio che gli è costato caro. Hodan voleva cantare, Saamiya correre, e l’hanno fatto. Prima di decidere se leggere o meno questo libro guardate questo video:

 

Guardate l’ultima ragazza della batteria…l’unica con la maglietta a mezze maniche e non di marca, l’unica senza muscoli, l’unica. Milioni di occhi hanno visto questo video, milioni di occhi hanno conosciuto Saamiya nelle Olimpiadi del 2008, ma questo non l’ha salvata da quello che è il destino di molti.
Uno dei doni più importanti della letteratura è quello di farci vivere le vite degli altri, di ampliare la nostra capacità empatica facendoci immergere testa e cuore nelle narrazione di vite diverse dalla nostra. Così “inavvertitamente” aumenta la capacità di comprendere, di immaginare vite differenti. Così, inavvertitamente, diventiamo più umani. Chi sbarca sulle nostre coste non sono furbetti puzzolenti e arrivisti che vogliono giocarsi la lotteria per una villetta e una facile affermazione sociale, sono persone con una storia che purtroppo spesso affonda nel Mediterraneo, anche quando il loro corpo sopravvive:
“L’ho intuito fin dai primi metri, compressa in mezzo a quei corpi estranei. Niente sarebbe più stato uguale. Mi stavo lasciando dietro l’Africa, la mia famiglia, la mia terra. Il mio bozzolo, grande o piccolo che fosse, bello o brutto che fosse. Tutto ciò che restava della mia storia era schiacciato dentro un sacchetto di plastica bianca”.
Buona lettura.
Elena Paganuzzi
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