Libri all’aperitivo. Isola di Siri R. H. Jacobsen

“La migrazione si compie in tre generazioni.

La prima avverte il bisogno e porta con sé la volontà, l’ostinazione: una pietra pesante che si sposta con le proprie forze. Si sbarca da qualche parte, o si prende una nave da colonia, si arrotola la rete di radici intorno alle caviglie e si comincia a sgobbare a testa bassa.

La generazione successiva si sente doppiamente sbagliata, senza nessuna lingua, doppiamente sola. La spinta, deformata e ripiegata su se stessa, a diventare qualcosa, guadagnarsi l’inclusione. Questa generazione sta ancora pagando il viaggio.

La terza generazione è una coperta troppo corta: è a casa solo per metà, padroneggia per metà la lingua, porta la data d’arrivo del suo sangue impressa in fronte come un tatuaggio, ma è un tatuaggio che si è fatta da sé, con la biro, e pronuncia il proprio nome con orgoglio tra gli stranieri, a mezza voce tra i compatrioti. La terza è una generazione invisibile, teorica, e che lo sappia o no, si porta dietro il viaggio come una perdita.”

Con queste parole l’autrice danese, nel suo romanzo di ispirazione autobiografica “Isola”, ci racconta cosa significa per lei, e cosa ha significato per la sua famiglia, abbandonare la propria terra in cerca di un nuovo posto da poter chiamare casa.
I suoi nonni, negli anni trenta, non hanno attraversato il nostro Mediterraneo, ma l’oceano Atlantico settentrionale, dalle isole Faroe alle coste della Danimarca.

Attraverso una scrittura poetica e fiabesca, l’autrice non ci racconta solo la storia dei suoi nonni, i migranti della prima generazione, ma anche la sua storia. Ci parla del senso di incompletezza e sradicamento, e dell’urgenza che la spinge, poco dopo il funerale di sua nonna, a rimettersi in viaggio e a tornare alle isole.

Anche il lettore intraprende un viaggio attraverso la natura selvaggia di queste isole, imbattendosi in una serie di personaggi la cui vita quotidiana si intreccia a racconti mitologici.

Un romanzo da consigliare a tutti, che affronta temi più che mai attuali e li mescola con l’Odissea e con le antiche leggende del nord.
Possibilmente, da leggere su un’isola.

Se non vi fosse possibile leggere il libro su un’isola, provate almeno ad abbinarlo ad un vino isolano. Trattandosi di un libro intenso, vi consiglio il passito di Pantelleria, un vino liquoroso ad alta gradazione alcolica. Può essere prodotto soltanto sull’isoletta siciliana in provincia di Trapani, è caratterizzato da un colore giallo dorato-ambrato, dal profumo unico, dolce e avvolgente al palato.

Il nome ha origine dalla particolare lavorazione del frutto (vitigno Zibibbo 100%) che, dopo essere stato raccolto e sistemato in delle cassette, viene lasciato appassire al sole per alcune settimane. Questo permette di eliminare gran parte dell’acqua e di aumentare la concentrazione degli zuccheri, che saranno poi i responsabili del sapore dolce e dell’alta gradazione.

Enrica

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