Limone, musica all’agrodolce: Moon Hooch

Genere : “Nu-Jazz-che-a-volte-sembra-disco”
Difficoltá di ascolto*: medio
Ambiente**: Coinvolgente

Vi dice qualcosa la parola “busker”? È la traduzione inglese di artista di strada. Vi è mai capitato di camminare per le strade di una città, girare per le via o attraversare un vicolo o una piazza, e sentirvi catturati da una musica in lontananza? A volte stravagante, altre più classica. Molti musicisti si esercitano per strada condividendo la loro musica con i passanti, e raccattando qualche spicciolo. Spesso è una musica che non pretende nulla, ma fa comunque piacere ascoltarla. Altre volte, e lo capisci subito, quella musica ti prende dentro e non ti molla più. Si sente il sassofono urlare a squarcia gola e allora tu parti, molli tutto e ti pianti davanti ai musicisti. Senti quasi l’istinto di ballare o come minimo battere il tempo, sfogarti. Ecco, deve essere stata questa la sensazione dei passanti per la stazione metropolitana di Belford, New York, quando sentivano suonare i Moon Hooch.

La sensazione dev’essere stata così perturbante e coinvolgente da riuscire a raccogliere decine, o forse centinaia, di persone attorno a loro. La cosa era diventata talmente ingestibile che il distretto di polizia di New York ha deciso di bandire i Moon Hooch dalle stazioni della metropolitana per motivi di sicurezza. Ma ci pensate, secondo me è il sogno di tantissimi musicisti, riuscire a strappare cinque minuti del tempo di persone gelosissime dei loro secondi. La gente molla tutto e si mette a ballare la tua musica.

A fare questa magia è il loro groove. Limone appena spremuto e concentrato.

I Moon Hoch suonano in tre, due sassofoni ed una batteria ma riescono a coinvolgerti con i loro “rif” (frasi corte e ripetute ) accattivanti e incalzanti con tendenze molto funk o disco. Nonostante i temi proposti possano sembrare a volte banali, rimane un gruppo molto sperimentale. I temi sono alternati a soli altrettanto incalzanti e a volte molto astratti e forse difficili da ascoltare. Suonano una sorta di jazz concettualmente avanzato definito “nu jazz” e ”jazz fusion”, ma ripeto non riesco mai a capire il significato delle classificazioni. Nella loro formazione, la base dell’accompagnamento non è più costituito da basso, batteria e piano come nel jazz tradizionale, ma da sax basso e batteria. Il loro groove è inesauribile e tanto dinamico (lento-veloce, suono debole-forte). Io personalmente mi metto a ballare quando li ascolto!

Nel loro primo album, omonimo del gruppo, registrato in 24h e venduto per strada, ogni pezzo è a se stante e contiene i brani più conosciuti, primo tra tutti “Number 9”, ribattezzato così in quanto nominato al numero 9 del “Billboard Jazz Albums Charts” che stila una classifica di nuove proposte secondo il criterio della popolarità:

 

Il secondo album “This Is Cave Music”, riporta gli effetti della sperimentazione. Il gruppo aggiunge l’uso di strumenti sempre più gravi e di un sintetizzatore che da un tocco speciale.

Se avrete la possibilità, vi consiglio vivamente un loro concerto.

Andrea Arangio

 

This is cave music.jpg

 

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