L’importanza della vitamina del sole.

di Clara La Licata

La vitamina D fa parte del gruppo delle vitamine liposolubili, ovvero quelle vitamine che si sciolgono nei grassi, ed è l’unica vitamina che può essere sintetizzata dal nostro organismo tramite l’esposizione alla luce solare. Infatti il nostro corpo la sintetizza attraverso l’assorbimento dei raggi solari a partire dal 7-deidrocolesterolo, un derivato del colesterolo presente nella pelle. Non a caso, la vitamina D è meglio conosciuta come la vitamina del sole.

È raccomandabile, dunque, un’esposizione al sole per circa 40 minuti al giorno – durante le ore centrali della giornata nel periodo invernale e in quelle mattutine nella stagione estiva – ma anche non coprirsi eccessivamente, non usare creme solari con protezioni troppo alte e non restare chiusi in casa per un periodo di tempo prolungato.

Questo micronutriente si presenta sotto due forme: l’ergocalciferolo, assunto con il cibo, e il colecalciferolo, che viene sintetizzato dal nostro organismo. Entrambe le forme, però, sono inattive, ed è per questo necessaria un’attivazione che avviene nel fegato e nei reni. La forma metabolicamente attiva è l’1,25-(OH)2-colecalciferolo e agisce favorendo l’assorbimento del calcio a livello intestinale, il suo riassorbimento a livello renale e la deposizione del calcio nel tessuto osseo. In realtà svolge anche il ruolo di ormone regolando organi e sistemi vari e giocando un’azione modulante nei confronti dell’infiammazione e del sistema immunitario. Ma soltanto un terzo del fabbisogno giornaliero di vitamina D proviene dall’alimentazione, essa infatti è scarsamente presente negli alimenti. I cibi che ne contengono in quantità maggiore sono i pesci grassi (salmone, sgombro, tonno, aringa), l’olio di fegato di merluzzo, ad eccezione di quelli che ne vengono arricchiti a livelli industriale, come ad esempio cereali per la prima colazione. Piccole quantità invece se ne riscontrano nel tuorlo d’uovo e nel fegato.

Il 70% degli italiani è estremamente carente di vitamina D. Le persone in cui livelli di questo micronutriente dovrebbero essere monitorati maggiormente per salvaguardare la salute delle ossa sono le donne in menopausa e gli anziani, perché le condizioni di deficit possono indurre lo sviluppo di osteoporosi (1). Nei bambini, invece, uno stato carenziale di vitamina D comporta l’insorgenza di rachitismo. In gravidanza, infatti, l’esposizione al sole ed eventuali integrazioni adeguate di questa vitamina sono fondamentali nell’ultimo trimestre, così da permettere un corretto sviluppo dello scheletro del feto e la formazione di riserve vitaminiche per esso. Recenti studi hanno inoltre dimostrato che i soggetti obesi presentano livelli di vitamina D inferiori rispetto a quelli normopeso a causa dello stile di vita sedentario, che comporta scarsa esposizione solare e sequestro vitaminico nel tessuto adiposo.
Il fabbisogno giornaliero di vitamina D, in assenza di fattore di rischio, è di 400-600 UI (Unità internazionali), corrispondenti a 10-15 microgrammi (2) e varia a seconda dell’età. In presenza di deficit o di fattori di rischio le dosi possono però cambiare, è quindi fondamentale dosare la quantità di vitamina D presente nel sangue così da poter stabilire se ve ne è carenza.

Avere concentrazioni sieriche di vitamina D inferiori a 30 nanogrammi/millilitro indica un segno di carenza, e qualora si riscontrasse un’insufficienza di questa vitamina è necessario confrontarsi con il proprio medico e valutarne dunque una corretta integrazione.

(1): https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/altre-news/con-il-sole-dellestate-fate-scorte-di-vitamina-d-linverno

(2): http://www.sinu.it/html/pag/09-VITAMINE.asp

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Vivo in Scandinavia da quasi un ventennio, ormai, e la mancanza del sole soprattutto in inverno, è un vero problema che in molti casi porta anche alla depressione.
    Da anni utilizzo l’integratore di vitamina D per evitare questi problemi e compensare.

  2. Ben detto caro Manuel! Oggi numerosi studi, hanno dimostrato un’associazione tra la carenza di vitamina D e un aumento del rischio di depressione e di suicidio. Questi disturbi dell’umore, caratterizzati da bassi livelli di serotonina (ormone della felicità) nel cervello, si presentano soprattutto durante i mesi più bui dell’anno, quando la luce del sole è scarsa, coincidendo quindi con la diminuzione drastica dei livelli di vitamina D nell’organismo. Continua ad integrarti di vitamina D, ovviamente sempre sotto il monitoraggio del tuo medico.

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