L’Italia è una poesia

di Elisa
Di Dio

Non sembra, date le brume da Grande Inverno che incombono, ma il 2 giugno, giorno della festa della Repubblica, si avvicina inesorabilmente.
Poco male, e a me che me ne importa, penserà giustamente qualcuno, e poi  sarà che quest’anno cade di domenica, sarà che usciamo da una tornata elettorale che ha visto, in Italia,  la schiacciante vittoria di forze sovraniste, antieuropeiste e, diciamolo pure, smaccatamente secessioniste, fatto sta che la ricorrenza che ci si dovrebbe apprestare a celebrare, potrebbe apparire sottotono e quasi relegata a uno sbiadito protocollo da ripetere rigidamente all’interno dei palazzi e delle piazze simbolo di enti e istituzioni  locali, ingessati perimetri che di solito non vengono mai varcati, per una questione di consuetudine acquisita, credo.

Ecco, è bello potere pensare che rituali consolidati possano essere messi improvvisamente in discussione. È bello sapere che quest’anno le cose andranno diversamente. Sarà che questa è la sua città, però il prefetto di Enna, Sua Eccellenza Giusi Scaduto,  il 2 giugno 2019 ha deciso di uscire dal palazzo simbolo dell’istituzione, per incontrare la comunità; il capoluogo e non solo. La festa quest’anno sarà itinerante e per realizzare questa idea, la dottoressa Scaduto ha immaginato un dialogo fitto fra scuole, artisti, giovani, associazioni, cittadine e cittadini, sindaci.

Il programma è stato già ampiamente divulgato sui social, ed è la prima volta che questo accade: segno di un adeguamento a nuove, più agili logiche digitali, di interazione fra istituzione e società civile. Mi piace soffermarmi sul principio che ha ispirato questa novità: un’idea nuova di partecipazione. Il nostro paese è un bene comune che vive e ha un cuore pulsante a cominciare dai piccoli centri, spesso trascurati e in stato di progressivo, inesorabile abbandono. Da qui la scelta di una piazza decentrata rispetto ad altre, ma sicuramente  attraversata dalla vitalità di un quartiere, quello di Montesalvo, fra i più popolosi della città. Si continuerà a Barrafranca e si chiuderà ad Agira: il territorio provinciale verrà attraversato da parte a parte da questo ideale tricolore per far sentire non solo la vicinanza delle istituzioni centrali alle periferie, ma per restituire il senso della condivisione piena della cura del territorio. Prefetto e sindaci impegnati nel conseguimento di un unico obiettivo:  una comunione di intenti da perseguire non in maniera astratta, ma da realizzare attraverso azioni concrete che mettano al centro le persone, con i loro bisogni e perché no, i loro sogni. Da artista, da insegnante e formatrice teatrale sono felice di essere stata coinvolta in questo progetto che vede protagonisti indiscussi bambini e ragazzi. Non è passata neanche una settimana dall’esperienza vissuta sul palcoscenico del Teatro comunale Garibaldi per una performance sul tema della Legalità, che subito il gruppo di studenti del Laboratorio Teatrale dell’IPS Federico II è stato coinvolto in questo nuovo progetto.  In altri tempi non sarei stata probabilmente entusiasta all’idea di vivere un momento così istituzionale: sono stata spesso critica o scettica nei confronti di parole e idee forse avvertite come costrittive. C’è stato un tempo in cui l’orgoglio di essere italiani era un sentimento da non provare mai, eccetto, probabilmente, i momenti in cui la Nazionale di calcio giocava partite decisive ai mondiali. Ora però mi rendo conto che, a furia di guardare con velato scetticismo ai valori chiave della nostra identità, abbiamo delegato troppo, e in questo vuoto di convinzioni, c’è chi si è impadronito di simboli e idee, a destra ad esempio, e ne ha fatto scempio, negando elementari istanze di giustizia, disattendendo i principi sacri dell’accoglienza, ribaltando le conquiste democratiche in forme tendenti all’autoritarismo, disprezzando e gettando discredito su istituzioni e conquiste ottenute al prezzo del sacrificio degli abitanti di questo paese negli anni della guerra. CasaPound e credo anche Forza Nuova stanno trovando le loro idee servite e accolte da un partito che oggi, attraverso il Governo, o parte di esso, ispira e detta l’agenda politica e le scelte del paese. Io a questo gioco non ci sto. L’Italia, come diceva Calamandrei, nasce dal sangue dei partigiani, ragazze e ragazzi morti sulle montagne per difendere la libertà. Oggi il dettato costituzionale viene messo in crisi da un potere che si avvale anche di quella zona grigia popolata da zelanti funzionari, pronti a minacciare, deferire, sospendere, allontanare: esemplare il caso Dell’Aira, l’insegnante palermitana che ha agito nel pieno rispetto delle norme costituzionali, consentendo ai suoi ragazzi l’esercizio critico della libera espressione del pensiero. Un diritto che le è stato negato da un potere che credo abbia perso il senso del limite, e della conoscenza delle regole poste alla base del vivere in questo Paese.  A rifletterci, il trionfo del populismo deteriore di questi giorni, è stato determinato dal non esserci: un astensionismo spaventoso che ha agevolato l’ascesa di una destra retriva e divisiva. A sinistra non è che le cose vadano meglio: il chiudersi in una torre d’avorio, non avendo idea dei bisogni del paese reale, ha dato agli elettori la percezione del tradimento dei valori stessi delle forze progressiste. La sinistra è sparita, annegata in una sorta di autoreferenziale compiacimento, se non nella corruzione, attuata più e come accadeva fra i partiti della Prima repubblica. In questo quadro appare quasi naturale il richiamo al disimpegno personale. E invece, bisogna esserci nei luoghi del vivere comune, e bisogna fare sentire la propria voce, e bisogna formarsi perché questa voce si levi forte e sicura. A scuola in tanti lavoriamo per raggiungere questo obiettivo, così come da sempre, in teatro, sostengo che le scelte estetiche e di poetica devono essere continuazione naturale di una visione politica della realtà.

L’Italia è una poesia, mi verrebbe da dire, pensando al paesologo Franco Arminio che ha fondato il suo lavoro sulla riscoperta dei piccoli centri sparsi da nord a sud. La celebrazione di un giorno come quello dedicato alla Repubblica, non deve diventare terra di appropriazione dei partiti, ma della politica come forza pacifica di tanti. Il senso del mio essere cittadina di questa nazione è quello di raccogliere l’eredità del sangue versato per attuare la libertà delle generazioni arrivate dopo, e cooperare, nei modi a me congeniali, alla costruzione di un paese più giusto. Abbiamo delegato troppo, ci siamo chiusi nei salotti o nelle nostre biblioteche, nei palazzi piccoli e grandi, immaginando che l’equilibrio fragile e bellissimo su cui si regge ogni entità democratica si autoalimentasse senza sforzi.  Abbiamo avuto prova che così non è. Allora, giusto il gesto di tornare in strada per cantarlo, celebrarlo, costruirlo, amarlo, questo Paese, e consegnarlo alle generazioni future così come è stato immaginato, desiderato, voluto dai padri e dalle madri costituenti. Libertà è partecipazione, canta Giorgio Gaber, ma penso anche a quel passaggio di una Lettera dal carcere di Gramsci, in cui ribadisce, credo al fratello, proprio un pensiero del genere: “Mi sono convinto che anche quando tutto sembra perduto bisogna mettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio”.

Ricominciamo dall’inizio, ricominciamo dalla partecipazione.

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