L’ULTIMO VIAGGIO DI SINDBAD di Erri De Luca

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di Aurora
Lo Porto

Di migranti e migrazioni: racconti attraverso diversi generi letterari.
L’ultimo viaggio di Sindbad, testo teatrale.

Migranti in viaggio, in fuga, stipati nella stiva di una nave come casse. A portarli dall’altra parte del mare è l’equipaggio del capitano Sindbad, personaggio preso in prestito da Le Mille e una Notte e simbolo di tutti gli uomini di mare. 

Erri De Luca, in L’ultimo viaggio di Sindbad,  con una cinquantina scarsa di pagine ed esclusivamente attraverso il dialogo tra i personaggi tipico del testo teatrale, riesce nell’impresa di rappresentare con estrema nitidezza e delicatezza il sentimento della migrazione.

“Deve esserci da qualche parte la libertà e se sta dall’altra riva del mare io la troverò.”

Quello narrato è un viaggio ricco di immagini e simbolismo, dalla superstizione ai canti rituali, dalla legenda alla simbologia cristiana. La nave del testo è tutte le navi che hanno solcato il mare alla ricerca di un avvenire migliore, il tempo del racconto è ogni tempo in cui qualcuno ha lasciato la propria casa inseguendo la speranza.  Ciò che la lettura ci restituisce è un’immagine cristallizzata della migrazione, di ogni migrazione presente, futura e passata.

Il linguaggio di De Luca è fortemente evocativo e stimola l’immaginario del lettore, sembra quasi di sentirla la madre che dal molo chiama il figlio, anch’esso migrante pronto a imbarcarsi su una nave in partenza, probabilmente per l’America:

“Gridó da madre, da sirena, da cagna. Un nome strappato via dal cuore e gettato al largo a sillabe disperate: Sal-va-to-re-e-e-e. 
[…]
Chi sa perchè il dolore si fissa meglio in una cantilena?”

Vicenda simbolica, questa, atta a mettere in luce uno dei tanti volti dell’immigrazione clandestina: l’impossibilità di dirsi addio su un molo alla luce del sole, ennesima lesione della dignità dei migranti odierni. 

Sarebbe impossibile aggiungere altro senza rischiare di rovinare la magia di questo libro, che si legge in mezzora e non si può dimenticare.

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