Marta. 890 chilometri.

Se mi chiedessero di raccontare l’episodio in cui per la prima volta, forse mi sono detta “cavolo sono cresciuta”, mi viene in mente la sensazione che ho provato nel ricevere la telefonata in cui mi venne detto “abbiamo scelto te inizi a lavorare tra qualche giorno”.

Quel giorno è cambiato tutto.

Chiuso il telefono ricordo di essermi sentita un equilibrista in bilico su un filo, con la gamba sinistra che, si muoveva continuamente cercando di equilibrare il peso della sensazione che ripeteva in testa:

ok, ce l’ho fatta, finalmente ho un lavoro serio, che con un pò di pazienza e gavetta mi porterà a fare il lavoro che mi piace, a realizzare quello che rincorro da anni,  poi visti i tempi, è una fortuna già solo avercelo un lavoro, e poi in un posto figo ancora meglio. Poi vuoi mettere Roma, la città eterna, tutti i giorni ci saranno almeno 500 eventi a cui poter partecipare. Niente. Sono felice!

Ma in tutto ciò, c’era anche la gamba destra che invece appariva salda sul filo, incollata, gli unici suoi movimenti erano legati solo di riflesso all’agitazione dell’altra, ma lei era paralizzata, quasi come se mi dicesse:

ma davvero lasci Catania? questa è casa tua, qui hai tutto quello che ti serve, si vabbè il lavoro è saltuario e incerto ma che ti frega? vuoi mettere gli amici, la famiglia raggiungibile al massimo in un oretta di macchina?! la possibilità di andare a mare alla fine di una giornata troppo bella o troppo brutta?!vuoi mettere la pizzetta o il cornetto a notte fonda in via Napoli?! o il risveglio con la voce della vicina che in catanese stretto parla da balcone in balcone con “IANGELA”?! (ok forse lei non mi mancherà poi così tanto) vuoi mettere il sole caldo, i seltz, le granite, le serate in centro, l’inverno che non arriva quasi mai, perché per chi come me è nata in montagna, a Catania è sempre primavera o al massimo autunno, e anche se venisse John Snow a dire: “winter is coming” tu gli risponderesti: “no ‘mbare, sì sbagghiatu, stai serenu sei a Catania!”

Ecco, da quel momento niente era più lo stesso. Ero spaccata a metà. Ero come quelle maschere teatrali in cui una ride e una piange. Non vedevo l’ora di mettermi in macchina per partire verso questa nuova esperienza ma non riuscivo a staccare neanche un quadro dalla mia vecchia casa, che mi aveva accolta per tanti anni, senza provare la sensazione di staccare quel chiodo dal mio stesso corpo. Per non parlare delle persone che lasciavo! Una tragedia! Non stavo andando in guerra è ovvio, ma lasciare la propria terra, la propria casa, rompere la quotidianità, spesso si rivela più difficile del previsto. Ripensi a tutte quelle volte che hai imprecato “basta mollo tutto e vado via”, ma dirlo è facile, farlo….un po’ meno.

Ma forse è questo quello che provano tutti mi sono detta, siamo la generazione in fuga, la generazione che: “ma se hai studiato che rimani a fare qui, qua non vale niente la tua figura, fuori invece le cercano le persone come te e le pagano bene” nessuno ti dice prima di partire che quel “le pagano bene” lo pagherai tu e a un prezzo caro che spesso e volentieri è la solitudine.

Sono passati più di due anni, Roma è bellissima, Roma è grandissima, (no non è anche levissima), è uno schiaffo dritto in faccia, una città talmente piena di vita che ti travolge al punto che sfinito spesso dici: – “ok forse è anche troppo, dopo 12 ore fuori casa voglio solo stendermi sul mio divano

– “ma c’è la mostra di vattelaapesca in via dell’abaradam”, ti dicono.

e tu rispondi: -“sei matto!! per arrivare lì prima devo riaffrontare il traffico post-lavoro, attraversare tutta la città per la terza volta in una giornata, ricominciare la sfida del posteggio più veloce ma anche più vicino alla meta e poi sentirmi dire dalla signorina al botteghino: entrate ma tra mezzora la mostra chiude! Il tutto senza poter fare neanche una doccia prima di uscire. No. Non ci penso proprio!!

Ecco ogni volta che si ripete questa scenetta mi sento una bambina al parco giochi confusa perché le attrazioni sono talmente tante, che non sai da quale iniziare e tu non hai istruzioni, mappe o indicazioni per poter anche solo partire.

Vieni a vivere qui e ti rendi conto di aver appena acquistato un biglietto illimitato per stare continuamente su una montagna russa, perché corri come un matto possibilmente facendo sempre gli stessi giri e strade, anche perché sei perennemente in ritardo ed è un attimo che ti sei perso, e non è vero che tutte le strade portano a Roma….sono troppe. E poi imprechi e urli di continuo, perché mentre rallenti per cercare di scansare il motorino che ti sorpassa a destra, alla tua sinistra uno ti sorpassa a sua volta dicendo “A stronza, ma che te freni” e tu rispondi “Mortacci tua”.

Panico. Ho appena risposto in romano! Non è possibile!! Devo tornare in Sicilia anche solo per un giorno!!devo respirare aria di casa!!

Quindi scendi ogni volta che puoi in Sicilia, ma ti rendi presto conto che la sensazione che ti dà tornare tra quelle strade non è più la stessa, sono ormai solo ricordi, non più quotidianità. “Dov’è finita casa mia!” Confuso ti attacchi a emozioni e vecchie abitudini e le ritrovi tutte. “Ecco sono sicura questa è casa mia! Certo che però manca qualcosa, e tutto un po’ in rallenty qui…. Oggi ci sarebbe stato il concerto al Circo Massimo… e poi guarda che tramonto con questa luce il Colosseo mi metterebbe comunque ansia per quanto è maestoso, ma sarebbe ancora più bello non c’è dubbio….si forse un pò anche Roma mi manca”. Arrivi a una conclusione. Dovrai mettere in discussione il concetto di casa!

Casa è dove vivi, dove crei ricordi da rivivere quando passerai dopo anni nelle stesse strade o negli stessi pub, casa è dove fai esperienze che racconterai ridendo ai tuoi nipoti o ai nuovi amici, casa è dove diventi ogni giorno di più te stesso, senza terzi giudizi, casa è dove cresci e cambi, casa e dove stai bene in compagnia ma anche da sola!

Si, l’impatto è stato un po’ duro, i primi giri di giostra ammetto di averli fatti a occhi chiusi, poi impari ad aprirli e in un attimo ti ritrovi scaraventato in alto a vedere dei panorami che tutto il mondo ci invidia, ti accorgi di tutta la bellezza che ti circonda, e sorridi. Girandoti ti rendi conto che lì accanto ci sono diverse persone che come te hanno lasciato tutto per venire qui, e se sei fortunato, e incrocerai degli sguardi amici, tra un giro e l’altro, con loro potrai gustarti tutte le attrazioni che non hai ancora provato e questo renderà decisamente tutto molto più “colorato”.

Sono caduta da quel filo quel giorno, mi sono persa un po’ di cose per strada, ne ho trovate altre, sono tornata indietro a recuperare quelle di valore, non tutte, ho imparato ad apprezzare il tempo in compagnia di chi vuoi bene, perché domani sarò già sull’aereo di ritorno.

Non posso ancora dire che Roma sia diventata “casa” ma non posso neanche negare che pian piano si sta creando un piccolo spazio dentro me.

Non so se ho fatto la scelta giusta, ma questa caduta libera non è poi cosi male.

Marta Lauro

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