Melania. 1025 chilometri.

Settembre 2015. Dopo circa tredici ore di viaggio arrivo all’autostazione di Perugia. Finalmente. La rotta aerea Catania-Perugia verrà inaugurata solo più tardi e sarà la manna dal cielo per chi, come me, ha deciso di studiare lontano da casa. Sono siddiata, spossata dal viaggio e penso che invece, forse, sarebbe stato meglio andare a Bologna, fare lì la magistrale per ritrovare qualche vecchio collega di Catania e cantare Guccini sotto i famosi portici. Le mie idee, com’è evidente, sono un po’ confuse e si basano su parecchi stereotipi. Di Perugia so per certo che nel mese di ottobre si svolge l’Eurochocolate e in estate c’è Umbria Jazz (forse sarà l’occasione buona per imparare ad apprezzare questo genere musicale), so che l’università gode di un’ottima reputazione e che la città è economicamente abbordabile, molto più tranquilla e sicura rispetto a qualche anno fa ‒ ma è meglio stare sempre attenti, dato che, come qualcuno mi ripete «…a Perugia è successo il fatto di Amanda Knox». Un po’ come a dire “il prossimo potresti essere tu!”

Alla fine non è successo nulla di macabro, ho trovato casa in centro e dopo due anni mi sono laureata. Ho mantenuto i contatti con gli amici che avevo in Sicilia e ogni tanto qualcuno mi ha chiesto: «Come va al nord?» non perché la geografia sia un’opinione ma perché oltre l’isola c’è subito il nord, un luogo indistinto percepito come lontanissimo. «Non sono al nord, sono al centro!» e in effetti sono di nuovo al centro di qualcosa: prima della Sicilia e adesso dell’Italia. Ho approfittato di questa posizione strategica e delle offerte di Flixbus per ammirare dal vivo i capolavori dell’arte italiana medievale e moderna, finalmente traslati dall’odiato/amato De Vecchi-Cerchiari alla realtà, andando a spasso per la Toscana, il Lazio e le Marche. I dipinti del Perugino e del Pinturicchio, conservati presso la Galleria Nazionale dell’Umbria, la Fontana Maggiore, decorata da Nicola e Giovanni Pisano, e gli affreschi di Giotto all’interno della Basilica di San Francesco ad Assisi erano davanti ai miei occhi!

L’Umbria è bella anche se non c’è il mare, infatti possiede paesaggi naturali come l’incredibile Cascata delle Marmore o i suggestivi tramonti sul lago Trasimeno. Ma non è finita qui! A Perugia, gli studenti fuori sede, magari dopo aver seguito i corsi alla Stranieri, possono fermarsi a prendere da bere al bar di fronte all’antico Arco Etrusco, oppure perdersi letteralmente dentro l’imponente Rocca Paolina (a me è capitato), la fortezza costruita nel XVI secolo che oggi ospita mostre e mercati e collega la parte alta del centro storico con quella bassa, o ancora, dopo aver mangiato alla mensa di via Pascoli, vanno a ristorarsi prendendo il sole nel verde a San Francesco al Prato.

In questi anni ho avuto modo di conoscere studenti provenienti da ogni parte dell’Italia e del mondo e una volta un’amica mi disse che ‒ con le dovute differenze ‒ era un po’ come se avessi fatto una specie di Erasmus: le persone a me più care sono una macedone, un francese e un turco (non sembra l’inizio di una barzelletta?). Dei perugini, invece, si dice che siano chiusi col prossimo e di poche parole ‒ i perugini più autocritici confermeranno. Dal canto mio, posso dire che invidio i loro infaticabili polpacci, rodati da anni di ripidissime salite, spesso controvento e con temperature prossime allo zero. Certo qualcosa che in loro non va c’è, per esempio chiamano torta la focaccia salata ma è un’usanza locale perdonabile visto quanto è buona (o bula, direbbero loro).

Ebbene, oggi non sono più una studentessa, l’isola è più vicina, a giusto un’ora e mezza di volo in aereo, ma a Perugia ormai mi sento a casa. Il jazz, però, al momento continua a non piacermi.

Melania

San Francesco al Prato

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