Messa a fuoco. Tradizione.

C’è un luogo nel cuore della Puglia nel quale ogni anno si rinnova un rituale collettivo, davvero unico nel suo genere, che è al tempo stesso atto di devozione religiosa ma anche di umanissima celebrazione di un sentimento impareggiabile, quello che intercorre fra una madre e il proprio figlio. E’ l’antico inno intonato su un ritmo di marcia funebre da ben 380 donne vestite a lutto e col volto coperto, un lungo drappo nero umano che canta l’Inno della Desolata, il cui testo si ispira alla celebre Laude Stabat Mater di Jacopone da Todi (sec. XIII), accompagnato dalla Banda Filarmonica di Canosa. Un corteo che avanza nel più assoluto silenzio, squarciato solo dal lungo canto intonato su un registro vocale acutissimo.

Mariangela Caforio

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