Milk and honey, di Rupi Kaur

di Laura Ventimiglia

non so cosa si provi ad avere una vita equilibrata
quando sono triste
più che piangere scroscio
quando sono allegra
più che sorridere riluco
quando sono arrabbiata
più che urlare avvampo

il bello degli estremi emotivi è che
quando amo metto loro le ali
ma forse non è
poi un bene visto che
tendono sempre a mollarmi
e dovresti vedermi
quando ho il cuore infranto
più che affliggermi vado
in mille pezzi

Non di soli saggi (e romanzi) vive l’uomo.
Ma anche di poesia.

C’è la poesia dei giorni, dei gesti, dei luoghi, e poi c’è la poesia dei poeti.
Occorre liberarla, la poesia. Occorre leggerla, ognuno, inevitabilmente, con cuore e occhi propri. Ecco perché è complesso, a mio avviso, recensire un libro di poesie.

Quando rifletto su questo concetto, giungono alla mia memoria le parole del Neruda di Troisi “Io non so dire quello che hai letto con parole diverse da quelle che ho usato. Quando la spieghi, la poesia diventa banale. Meglio delle spiegazioni, è l’esperienza diretta delle emozioni che può spiegare la poesia ad un animo disposto a comprenderla.”

Poesia ed emozioni, forse nessun altro genere letterario, nessun’altra forma ha un legame così forte con l’aspetto emotivo. Quasi che non bastassero gli occhi per leggere la poesia. Ci vuole il cuore, l’anima, il sentire. Sentire ed emozioni… quanto è difficile leggere di poesia in un mondo alessitimico.

Rupi Kaur, giovane poetessa contemporanea di origini indiane, è l’emblema della poesia-emozione. Delle emozioni vissute dagli “estremi emotivi”, da chi le vive spesso senza riconoscerle, regolarle, sentirle.
Nella sua prima raccolta, Milk and honey, la poetessa racchiude proprio le sue emozioni in quattro categorie: il ferire, l’amare, lo spezzare, il guarire. Amarezza, dunque, tanta. Ma sempre un barlume di speranza in fondo al tunnel. Forse è anche questo che fa di Rupi Kaur una poetessa molto apprezzata: anche dinnanzi alle proprie tragedie personali, violenze, conflitti interiori… alla fine c’è sempre “il guarire”. Nessun vinto, nessuno è spacciato, se dalla propria parte ha se stesso.

questo è il viaggio della
sopravvivenza tramite la poesia
questo è il sangue sudore lacrime
di ventun anni
questo è il mio cuore
nelle tue mani
questo è
il ferire
l’amare
lo spezzare
il guarire

Si può sempre guarire da se stessi, si può sempre guarire con se stessi. Basta non abbandonarsi mai.

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