#MOLTOPIÙDIZAN – Il Diario di Q. – 16.05.2021

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di Michele Dello Spedale Venti

16.05.2021

Rieccomi a sfogliare le pagine del mio diario con voi, dopo lunghi mesi di assenza. 

Vicini alla data del 17 maggio, Giornata Internazionale contro l’omolesbobitransfobia, credo sia necessario, purtroppo, ancora dopo mesi, parlare di quello che succede nel nostro Paese e di quello che riguarda moltɜ di noi da vicino, ossia l’infausto destino di un disegno di legge:

l’ormai sentito e risentito Ddl Zan.


Prende il nome dal parlamentare del PD  che lo ha presentato, Alessandro Zan, e prevede, come estensione della legge Mancino del ’93, delle aggravanti specifiche per crimini d’odio legati non solo a omofobia, lesbofobia, transfobia e bifobia, ma anche a misoginia e abilismo.
Ovviamente non sono qui per parlare nel merito delle singole questioni, penso che abbiate un’opinione in merito a tutto questo. Ciò di cui mi interessa parlare in realtà è la lenta, lentissima agonia che questo ddl sta attraversando e di come lɜ suɜ oppositorɜ politicɜ possano essere variegatɜ.

La meno inaspettata è sicuramente la destra. E nemmeno tutta, pare. Infatti, almeno in parte, Forza Italia si è dichiarata favorevole al ddl (ad esempio con Elio Vito che dice a Salvini di sbagliare a non essere in piazza a favore del ddl qui). Come mai, vi chiederete? Penso che la destra liberale italiana abbia finalmente capito come va il mondo e che sposare le idee del mondo LGBT può può solo portarle dei vantaggi. Un po’ come fanno le multinazionali, ormai, che invitano ɜ dipendenti a fare corsi per l’integrazione delle persone LGBT nelle aziende, sfilano ai Pride ma poi non ci pensano neanche due volte prima di andare a sfruttare lavoratorɜ nei Paesi in via di sviluppo. Un po’ come Israele che ha fatto diventare Tel Aviv la meta preferita dei gay (sì, in questo caso proprio uomini, cis, omosessuali, MI RIFERISCO PROPRIO A QUESTI) e che ospita dei Pride da capogiro… E poi che fa a Gaza e con lɜ Palestinesi?

Ecco, questo si chiama rainbow-washing.

Per passare poi ad Arcilesbica nazionale e alle TERF (o FART che preferiate). Bello parlare di femminismo, di lesbismo… Solo se si parla di donne “biologiche”, ovviamente.
L’espressione che a loro non piace molto nel ddl Zan è “identità di genere”. Per loro è un’invenzione, qualcosa di fantascientifico, tanto da considerare le persone trans delle persone confuse (se non peggio). Insomma, per farla breve, per loro la transfobia è pane quotidiano e la difendono con argomenti (poco) degni di una qualsiasi Giorgia Meloni (che, alla domanda di una giornalista su cosa sia questo fantomatico “gender” non sa rispondere qui). E, ovviamente, chi usa e strumentalizza a proprio favore le argomentazioni di queste fantomatiche femministe? Ovviamente la destra. 

Last but not least, ovviamente, le stesse persone LGBT come per esempio Platinette. Insomma, chi è natǝ nel mio stesso periodo saprà perfettamente di chi sto parlando. A quanto pare lei è contro il ddl perché le persone LGBT “devono smettere di fare vittimismo” (qui). Simili le dichiarazioni di Malgioglio di diverso tempo fa, per esempio, che diceva: “i bambini hanno bisogno di mamma e papà” (qui). 

E questi esempi ci portano a parlare dell’ultimo fenomeno mediatico: Fedez al concerto del 1° maggio.

Giustissima ogni singola parola da lui detta e la battaglia portata avanti anche con la Rai rispetto alla censura che questa voleva applicare (basti andare a vedere il profilo Twitter del cantante per farsi un’idea). Sacrosanta ogni parola e giusto fare i nomi di chi ha pronunciato certe frasi: cose aberranti e di una gravità indicibile, soprattutto perché dette da personaggi con cariche istituzionali.
Quello che parte della comunità LGBTQIA+ ha contestato è che queste frasi e questi atteggiamenti apertamente discriminatori da parte anche di cariche pubbliche sono da sempre sotto gli occhi di tuttɜ, e che per prime le persone LGBTQIA+, cioè coloro che subiscono e vivono tutti i giorni queste discriminazioni, le hanno portate alla luce e contestate.
Perché fino a ora nessuno se ne era accorto? Perché nessuno ha provato a censurarci?
Forse perché nessuno ci ascolta.
Non abbiamo la stessa visibilità di Fedez.
Non abbiamo gli stessi soldi di Fedez per prenderci carico di battaglie legali con la Rai o con qualsiasi azienda che ci pressa con le discriminazioni.

E quindi cosa ci resta? Una flebile voce in una camera insonorizzata. 

Volevo chiudere questa pagina con una nota positiva: Davide Curcuruto ha denunciato un professore dell’Università di Messina per insulti omofobi rivolti a lui sui social. Lui stesso ne parla qui. Citando e invitandovi a leggere questa storia, voglio concludere con due questioni. 

La prima è che, come dice Davide (e non solo), non abbiamo bisogno soltanto di una legge che punisca le discriminazioni: abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale e sociale che educhi a non discriminare ed estirpi alla radice il seme dell’odio omolesbobitransfobico. Quindi, abbiamo bisogno del ddl Zan, ma abbiamo bisogno di #moltopiùdizan.

La seconda è che, come Davide, abbiamo bisogno di prendere voce sulle questioni che ci riguardano in prima persona, senza più nasconderci, senza più avere timore e senza elemosinare attenzioni che puntualmente non ci vengono prestate. Senza aspettare che la celebrità di turno ci faccia il favore (con cospicuo ritorno d’immagine, ovviamente) di farsi portavoce delle nostre istanze, ma farlo noi per primɜ.

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