Morrison Hotel – THE DOORS

di Pino Puglisi

Ho sempre rimandato questo momento, forse perché non è facile parlare di questo gruppo, chissà… Non appena ho messo il vinile sul giradischi però ho capito che era arrivato il momento di parlarvene. Mi sono fatto travolgere dalla loro musica hard rock e blues e dalle atmosfere mistiche.

Morrison Hotel, quinto album dei The Doors pubblicato nel febbraio del 1970, in cui decisero di dare più importanza alla musica e agli arrangiamenti piuttosto che ai testi, il che è evidente già al primo ascolto. Non tutti i fan gradirono questa scelta, gli effetti di questa cura negli arrangiamenti si sentono soprattutto sulla dirompente Roadhouse Blues che apre il disco, uno dei classici immortali del repertorio del gruppo statunitense, eseguita come brano di apertura durante i loro concerti.

Il misticismo è la base di Waiting for the Sun, uno scarto risalente alle registrazioni dell’omonimo terzo album, dalla ritmica rarefatta, quasi ipnotica, impreziosita dal sintetizzatore Moog. Arriva prorompente, You Make Me Real, che, pubblicato come singolo nel successivo mese di marzo, vede Ray Manzarek in primo piano alle tastiere, unitamente a uno scatenato John Densmore alla batteria e degno di nota anche l’assolo di chitarra di Robby Krieger verso la parte conclusiva. La ritmica funkeggiante di Peace Frog incanta chiunque, è la canzone più politica dell’album che documenta l’agitazione statunitense della fine degli anni Sessanta.

Le uniche due canzoni più bilanciate tra arrangiamenti rock e testi sono Ship of Fools e Land Ho! Si sale di tono con il blues di The Spy e Queen of the Highway, dalle sfumature lievemente psichedeliche. La melanconica Indian Summer assomiglia un po’ a The End, contenuta nel disco The Doors. Chiude l’album il blues graffiante di Maggie McGil, con un Jim Morrison particolarmente ispirato.

Questo album arriva all’apice della crescita umana e soprattutto artistica dei The Doors, recuperando e migliorando il nucleo vitale del loro tipico sound, riuscendo a comporre undici tracce di puro concentrato rock blues. Morrison Hotel è un luogo immaginario, un ostello per anime vagabonde. La sua bellezza sta nel suo essere un disco d’insieme, una raccolta in cui ogni ascoltatore può cogliere se stesso in un passaggio qualunque delle tastiere di Manzarek, in un cambio di tempo di Densmore, nel mezzo di un assolo di Krieger o nella passione sprigionata da una strofa qualsiasi concepita dal genio di Jim Morrison.

Buon ascolto!

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