Mr Sarri, what’s going on?

di Davide Cammarata

Mr Sarri, what’s going on?

Questa è la domanda che, presumibilmente, ogni appassionato di calcio che ha avuto modo di apprezzare il gioco di Maurizio Sarri vorrebbe porgli dopo la sconfitta maturata per 6-0 dal “suo” Chelsea in casa del Manchester City guidato e, pare corretto dire, orchestrato, da Pep Guardiola.

“Suo”, va rimarcato, perché in un’intervista rilasciata ai microfoni di SkySport, anche questa, dopo un’altra brutta sconfitta rimediata in casa del Bournemouth per 4-0, il mister ha sottolineato come facesse fatica a decifrare le reazioni di una squadra che, se messa in difficoltà dal gioco dall’avversario, non è nelle condizioni di ritrovare quella forza e quello stimolo necessari ad una definitiva reazione.

“Siamo in difficoltà da un punto di vista mentale” – ha aggiunto Sarri – e questo è l’aspetto che è saltato agli occhi degli spettatori del match del 10 febbraio che hanno avuto modo di assistere, al netto di un’eccezionale prestazione degli uomini di Guardiola, espressione di un calcio puro e spettacolare, ad un’umiliazione non solo per il risultato finale, ma soprattutto per l’atteggiamento rinunciatario mostrato dai blues in campo all’Etihad Stadium.

L’elemento che è emerso da queste due partite che probabilmente più si allontana dall’immagine di quell’allenatore che abbiamo avuto modo di osservare in serie A alla guida del Napoli è un numero: 10. Questi sono infatti i goal subiti dal Chelsea in due sole partite, cifre che collidono con l’idea di un allenatore che fino a pochi anni fa rivoluzionava a modo proprio il concetto di tattica sperimentando in allenamento, tra le altre, l’utilizzo del drone per approfondire e definire in modo maniacale i movimenti e la gestione dei tempi e degli spazi della propria difesa.

Una difesa, quella attuale del Chelsea, che insieme agli altri due reparti, apparsi slegati e in certe occasioni insofferenti nella gestione della partita, paiono lontani da quel concetto di Sarrismo coniato dalla Treccani in cui a risaltare è “La concezione del gioco del calcio propugnata dall’allenatore Maurizio Sarri, fondata sulla velocità e la propensione offensiva; per estensione, l’interpretazione della personalità di Sarri come espressione sanguigna dell’anima popolare della città di Napoli e del suo tifo”.

A mancare, almeno fino ad ora, sono stati proprio questi elementi fondamentali nel gioco espresso dalla squadra londinese, e a quei giornalisti che gli hanno chiesto (oltre ad aver “contestato” alcune scelte tecniche, quali ad esempio il continuo utilizzo di Jorginho davanti la difesa) se cambierà la propria idea di calcio che, a detta loro, non sta funzionando in Inghilterra, il mister ha risposto con un secco “No”, aggiungendo che “la situazione in Inghilterra è molto chiara. Ci sono tre squadre ad un livello superiore alle altre: in una (Tottehnam), l’allenatore è arrivato cinque anni fa, nell’altra (Liverpool) quattro anni fa e nell’altra (Manchester City) tre anni fa. Il calcio inglese è nelle mani di queste tre squadre. Hanno impostato un piano e sono state pazienti. Quello che dobbiamo fare è cambiare mentalità e andare avanti.”

Mentalità, questa è la parola su cui insiste Maurizio Sarri ogniqualvolta la squadra inciampa in errori, individuali e di gruppo, e in risultati poco incoraggianti. La percezione, fin dalle prime partite, è sempre stata quella della difficoltà e della complessità cui è andato incontro il mister nel cercare di adattare la propria idea di calcio nel contesto inglese. Un tema, quello dell’adattabilità dei principi propri di un allenatore ai differenti contesti in cui si viene a trovare, con cui s’è dovuto scontrare anche Guardiola al primo anno in Inghilterra; il tempo ha parlato per lui e, se la fiducia sarà confermata, il tempo potrebbe aiutare anche Sarri a spazzare via dalla mente degli addetti ai lavori, qualsiasi dubbio sulle potenzialità del tecnico alla guida di un gruppo apparso demotivato ma dalle indubbie capacità.

Del resto, si legge sempre dalla Treccani, “ll concetto più forte e più vicino al sarrismo è quello dell’appartenenza. Sarri è napoletano dentro, lo è nei gesti, nelle parole e nei concetti. È figlio di un popolo che tra mille difficoltà trova le risorse per emergere e farsi valere nel mondo, in qualsiasi ambito”.

Blue is the colour, football is the game”

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