Non siamo soli.

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di Michele Stella

Niente a che fare con alieni, o entità soprannaturali, è sempre una rubrica scientifica questa sia chiaro.

Quello a cui mi riferisco è il considerevole numero di popolazioni microbiche che convivono con noi: il microbiota.

Con il termine microbiota infatti ci si riferisce a una popolazione di microrganismi che colonizza uno specifico ambiente in un determinato periodo di tempo. Il microbiota umano è un buon esempio di mutualismo:

cooperazione tra differenti tipologie di organismi che apporta un vantaggio ad ognuna di esse.

Il microbiota umano è definito come “l’insieme dei microrganismi che in maniera fisiologica, o talvolta patologica, vivono in simbiosi con il corpo umano”. Questa popolazione microbica è concentrata perlopiù nel tratto intestinale. Tutto il corpo però, tranne il cervello e il sistema circolatorio, secondo recenti stime ospita un totale di circa 38.000 miliardi di batteri [3]. I phyla più abbondanti sono Firmicutes e Bacteroidetes [5]. Negli esseri umani si trovano tra le 500 e 10.000.000 specie differenti di microorganismi, i più numerosi dei quali sono batteri, ma anche in misura inferiore miceti e virus[6]. 

Spor, A et al. Unravelling the effects of the environment and host genotype on the gut microbiome. Nat Rev Microbiol (2011)

Tutta questa moltitudine di microrganismi ha una forte influenza nella regolazione dell’attività metabolica ed è oggi questa condizione è riconosciuta con sempre più evidenze a supporto. Allo stesso modo, è stato scoperto anche un impatto del microbiota sugli stati psicologici per via dell’influenza sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e sul sistema serotoninergico. Un’altra caratteristica del microbiota umano è il ruolo nello sviluppo del sistema immunitario durante la prima parte dell’infanzia.

Il microbiota viene più o meno significativamente e rapidamente alterato da fattori esterni come la dieta, il tipo di parto o il tipo di microrganismi presenti nell’ambiente quotidiano.

Oggi appare chiara l’importanza del microbiota nel mantenimento dello stato di salute dell’uomo. I microrganismi commensali, infatti, non solo supportano le funzioni dell’organismo, ma agiscono anche contro la proliferazione dei patogeni.

Per spiegare meglio questa cooperazione è opportuno introdurre il concetto di microbioma. Con il termine microbioma viene indicata la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest’ultimo (quindi ogni singolo microrganismo) è in grado di esprimere. Se consideriamo il microbioma umano, tali geni codificano per alcune molecole che l’organismo non riesce a produrre autonomamente, e questo ci permette di considerare il microbiota come un “meta-organo endocrino aggiuntivo” (perché non ha rapporti anatomici ma solo fisiologici) che fornisce un ampio numero di composti fondamentali al funzionamento del “sistema uomo” [4]. 

Il microbiota umano può trovarsi in due stati: eubiosi e disbiosi. Nel primo caso si ha uno stato di equilibrio microbico in cui quel particolare microbioma produce metaboliti necessari e ha effetti positivi per lo stato di salute. Nella condizione di disbiosi non solo viene meno la codifica genica delle molecole utili, ma vengono in parte metabolizzati composti dannosi da parte dei microrganismi patogeni, anch’essi parte del microbiota. Per questi motivi i cambiamenti del microbiota e, conseguentemente, del microbioma hanno un impatto sull’omeostasi di un individuo. Se oggi possiamo studiare (sebbene solo per quanto riguarda la parte batterica) la composizione del microbiota lo dobbiamo alla metagenomica. In particolare, l’esame in grado di indagare la popolazione batterica è il sequenziamento genomico del 16S rRNA, una molecola di RNA specifico di ogni batterio che partecipa alla sintesi dei ribosomi, responsabili della sintesi proteica.

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