Non siamo voti siamo volti

di Mario Montalbano

Spesso mi capita di sentirmi scoraggiato durante lo studio per un’interrogazione. Forse perché il programma da studiare è vasto, o magari perché non si tratta di una delle mie materie preferite dato che il/la prof. non è molto comprensivo/a. Più volte sono stato interrogato da professori poco indulgenti, e il risultato è stato sempre poco positivo. Non perché  non avessi studiato abbastanza o non avessi seguito le lezioni ma perché vivevo un costante pregiudizio nei confronti di quella disciplina e di quel docente capace di inibire le mie doti di ragionamento e di parola. La cosa più triste era vedere alcuni miei compagni tentare un’interrogazione ed ottenere ottimi risultati. Questo aspetto creava sfiducia nelle mie capacità e poca voglia di rimettermi in gioco. Fortunatamente penso di aver superato questa fase della vita scolastica ma mi sento in dovere di dirvi qualche “parolina” a riguardo.

Quando si studia ai fini di una verifica, il pensiero che domina la nostra mente è quello del voto. La valutazione è temuta da tutti gli studenti e rappresenta un ostacolo che si pone davanti alla motivazione e alla voglia che si ha di studiare. Ecco…la chiave per abbattere questo brutto mostro è facile da trovare. STUDIARE PER SE STESSI e non per raggiungere un buon voto. 

Non siamo voti ma siamo volti. È triste associare l’acquisire del sapere al raggiungimento di un voto positivo.

Pensate se nel nostro sistema scolastico non esistesse la valutazione. Pensate di dover studiare solo per il semplice piacere di acquisire nuove competenze con il semplice ed importante obiettivo di arrivare ad una formazione completa senza avere l’ansia del voto. 

Sono convinto che se si cominciasse a vedere lo studio da questa prospettiva molti di quelli che tendiamo a considerare come “problemi” difficili da risolvere non esisterebbero neanche. Quella dello studente dovrebbe essere vista come una sorta di missione, concetto non contemplato nell’attuale sistema scolastico. Solo in questo modo potremmo allontanare le paranoie scaturite da quest’ultimo arrivando a concepire lo studio come un’attività da praticare per noi stessi e per l’evoluzione del nostro modo di pensare

“La parola scuola, dal greco scholazein, vuol dire ozio, riposo del corpo, in modo da lasciare la mente libera di crescere, aggiungendo, con lo studio, conoscenze a conoscenze.”
Cit. Enzo Bubbo

Rispondi

Chiudi il menu
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: