Non solo campo. Zona Vecino.

“È il 22 maggio o il 18 settembre, ma l’ha ripresa Vecino!”.

 

Si chiudono con questa esclamazione le esultanze della coppia Trevisani-Adani per il gol del 2-1 dell’Inter contro il Tottenham nella serata di Champions di martedì 18 settembre. Grande prova di resistenza della compagine di Spalletti che è riuscita a ribaltare un risultato che sembrava oramai scritto. Matias Vecino  è riuscito a mandare in rete quel pallone stellato, che da qualche anno a questa parte non solcava uno dei terreni di gioco più importanti d’Europa,  che ha inevitabilmente scatenato la gioia del pubblico nerazzurro.

 

A decidere la partita, come anticipato, è stato un gol nei minuti finali di Matias Vecino, decisivo quando si inizia a parlare di Champions League (suo il gol del 3-2 contro la Lazio del 22 maggio scorso che ha sancito la qualificazione alla fase a gironi) ma che probabilmente un anno fa, quando è stato perfezionato il suo trasferimento in maglia nerazzurra, nessuno avrebbe considerato in grado di poter spostare un po’ più in alto l’asticella delle ambizioni della società di corso Vittorio Emanuele.

 

Ventisette anni compiuti da poco, la firma del padre perso all’età di quattordici anni tatuata sulla mano, Vecino inizia la sua carriera da giovane calciatore al Central Espanol, società calcistica di Montevideo, a qualche ora di strada dal suo paese natio, per la quale debutta nel 2010 tra le fila delle giovanili. L’anno successo esordisce nella prima squadra, contribuendo nella vittoria per 4-1 contro il Tacuarembò. In quella squadra il giovane calciatore scalerà tutte le gerarchie, ottenendo la chiamata nella nazionale under20 dell’Uruguay durante lo stesso anno, per poi trasferirsi, al termine della stagione, al Club Nacional de Football, meglio conosciuto come Nacional, club plurititolato della capitale. A Montevideo Matias resta solo per un anno e mezzo, perché poi arriva la chiamata della Fiorentina, che lo manderà in giro “a farsi le ossa”, prima a Cagliari poi ad Empoli.

Il giocatore  piace anche a mister Conte che proverà, date le origini molisane del calciatore, a chiamarlo in azzurro: il giocatore ringrazia per l’interesse dimostrato ma non può rinunciare a vestire la maglia della Celeste, di cui diventerà perno centrale saltando solo pochissime partite.

Poi il trasferimento in nerazzurro. Arrivato alla Pinetina in punta di piedi, è stato più volte considerato dagli addetti ai lavori un giocatore sostanzialmente pronto: valido centrocampista, con una buona esperienza in serie A che, a dispetto della giovane età (26 anni da compiere al momento dell’approdo in nerazzurro), l’ha visto militare all’interno della cabina di regia di squadre con un buon tasso tecnico votate alla gestione del pallone, vale a dire l’Empoli di Sarri e la Fiorentina di Souza.

La prima stagione in nerazzurro si è conclusa con un totale di 31 presenze tra serie A e coppa Italia, con 3 gol e 3 assist, elementi che hanno di fatto confermato le aspettative sul giovane giocatore, centrocampista dotato di una buona accelerazione nello stretto che gli permette di muoversi bene tra le fila del centrocampo e di cambiare più volte la sua progressione nella corsa, con una buona statistica in tema di precisione nei passaggi ed in grado di tenere le redini del centrocampo.

 

Non può negarsi il contributo immediato fornito dal centrocampista nel suo primo anno in nerazzurro, avendo inoltre rappresentato una buona garanzia di rendimento nel corso dell’intera stagione in cui è stato impiegato, prestazione complessiva impreziosita dal gol-qualificazione segnato contro la Lazio. Se Vecino era quello che serviva all’Inter di Spalletti per mettere ordine ad un centrocampo instabile, probabilmente l’Inter ha rappresentato ciò che poteva servire a Vecino per prepararsi a fare quel salto di qualità che l’attuale stagione gli richiede, a lui come alla società complessivamente intesa, in particolar modo alla luce dei molteplici impegni che vedono coinvolta la squadra nerazzurra.

 

Il primo impegno stagionale in Champions è stato travolgente. L’Inter si è ritrovata ad affrontare una squadra compatta, ben rodata, che non ha apportato alcuna modifica al proprio organico, arrivata a Milano per tornare a Londra con 3 punti in tasca, in un girone in cui, salvo sorprese, il Barcellona sarà il protagonista indiscusso.

Si è tanto parlato di esperienza prima della partita, la società nerazzurra s’è presentata all’incontro con soltanto quattro undicesimi della formazione titolare che avevano già preso parte ad una competizione europea (Miranda, Asamoah, Nainngolan e Perisic) e lo stesso manager del Tottenham, Mauricio Pochettino, aveva ammonito durante la conferenza stampa della vigilia sul dare un peso eccessivo all’esperienza: “contano la fame, la motivazione, le circostanze”, confermando che l’abitudine a giocare su certi palcoscenici non basta per portare a casa la vittoria.

All’abitudine delle competizioni importanti per club non era abituato neanche Matias Vecino, alla sua prima apparizione in champions, che invece a quella del gol nei minuti finali, i suoi minuti, sembra averci fatto una piacevole abitudine (lo stesso non sarà per i tifosi). L’uruguagio ancora una volta con un colpo di testa nel finale, ha quasi spazzato via il notevole gesto tecnico di Icardi, autore del gol del momentaneo pareggio, mettendo ancora una volta in discussione un intero gruppo, all’apparenza rinvigorito dopo la sconfitta rimediata in casa con il Parma.

 

“La garra charrùa! Hanno un cuore differente, lo capisci o no? l’artiglio che graffia!”.

 

Vecino, ancora una volta in punta di piedi, “nell’oscurità” del ruolo di centrocampista che svolge, continua a modo suo a trascinare la squadra. Dove arriverà nessuno può prevederlo, non ci resta che stare a guardare.

 

“Nel calcio giocare bene a volte non basta. Devi anche farlo profondamente, come fa l’Uruguay”. (Jules Rimet dopo la partita passata alla storia come “Maracanazo”)

Davide Cammarata

vecino

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