Nu Guinea – Nuova Napoli

di Andrea Arangio

Genere: Disco-Funk

Difficoltá di ascolto*: facile e divertente senza rinunciare a spunti di riflessione

Ambiente**: Sottofondo ma se puoi ballare è molto piú divertente

Napoli negli anni ’70 e ’80 è un focolaio musicale. Durante l’organizzazione del Primo Festival Nuova Napoli una lettera arriva a Il Mattino, il giornale della città. È una lettera minatoria indirizzata agli artisti: chiunque partecipi al festival verrà ucciso. Il festival era stato organizzato per celebrare la vivacità musicale della città, simbolo della rinascita culturale di una Napoli da sempre braccata dagli stereotipi. Due giornalisti, Lisa Sole e Michele Giuffrida, napoletani DOC, si mettono al lavoro per smascherare il criminale. Chi può essere il mittente di quella lettera? Perché minacciare gli artisti per la celebrazione di un evento culturale? Le indagini procedono con lentezza. Nel frattempo il famoso sassofonista James Senese, ex-componente della famosa band “Napoli Centrale”, viene ucciso nella sua auto. I due giornalisti trovano una pista e accusano un uomo la cui presenza era stata notata durante le prove del festival. Ma è la pista sbagliata. L’uomo era un impresario musicale statunitense a Napoli per acquistare i diritti del festival. A causa di questo spiacevole malinteso l’accordo andrà in fumo e il riscatto della città è messo a rischio. La schiacciante verità emerge però di colpo. Il mandante era proprio il napoletanissimo Michele, che inconsciamente rifiuta ogni tentativo di rinnovamento culturale delle sue tradizioni e della sua città e per questo cerca di sabotare il festival con ogni mezzo.

No, non è una storia vera, era solo la trama del film No grazie, il caffè mi rende nervoso, anno 1982, con Lello Arena e Massimo Troisi e no, questa non è la recensione di un film. Torniamo alla realtà quindi. I Nu Guinea sono un duo di Napoli composto da Massimo Di Lena e Lucio Aquilina. Hanno speso parte della loro vita da amatori della musica e della loro città, collezionando vinili, cassette e tutto il materiale audio reperibile tra gli scantinati e i mercatini di Napoli. Il loro è un lavoro di riscoperta di generi e di artisti di tutto il mondo che durante quel periodo storico tentavano in tutti i modi di far convergere l’universo delle tradizioni locali con le nuove sonorità americane, soprattutto funk e disco. Il duo riscopre dei gioielli della Napoli anni ’70 e ’80. In quel periodo la città era veramente un focolaio musicale, sperimentazioni strumentali, miscugli di generi e lingue (dall’inglese al napoletano). Sperimentazioni che attecchivano grazie anche alla nascita delle prime discoteche che rendevano facile la diffusione di musica nuova, magari registrata in uno studio sgangherato del centro e passata a buon prezzo o addirittura gratuitamente. Da quella scena escono fuori artisti del calibro di James Senese, detto “il sax di Napoli”, Tullio de Piscopo, Pino Daniele e Alan Sorrenti (stupisce, vero? ma la sperimentazione nei suoi primi album è altrettanto sorprendente). L’accanito collezionismo dei Nu Guinea culmina in “Napoli Segreta”, una bellissima compilation curata insieme a DNApoli, Pellegrino e Famiglia Discocristiana, cioè alcuni dei protagonisti della riscoperta scena disco-funk napoletana moderna.

La mia iniziale connessione con il film non è però casuale, i Nu Guinea scelgono come titolo del loro album Nuova Napoli, proprio in riferimento al nome del festival di cui si parla nel film. Oltre al titolo, il duo riprende anche le sonorità disco-funk tipiche del periodo in cui il film è ambientato, nonché l’attaccamento alla città. Tutti i testi delle canzoni sono in napoletano e la canzone “Je vulesse” è tratta da “Je vulesse truvà pace”, una poesia di Edoardo de Filippo.

Ascoltando l’album viene voglia di fare una passeggiata per i quartieri della città, che sono descritti nelle canzoni quasi con nostalgia (in “Parev’ Ajer”  è descritta la vita da ragazzini nei quartieri napoletani).

Un secondo aspetto in comune col film è quella voglia di rivalsa della scena musicale napoletana, che vuole allontanarsi dagli stereotipi che la cementificano nel peggiore neomelodico. La Napoli di oggi, la Nuova Napoli, è la Napoli dei Nu Guinea, di la Maschera, di TheRivati, di Flo per citarne solo alcuni.

Un ulteriore riferimento al film può forse essere una lettura più critica della realtà. È un opinione del tutto personale ma mi piace pensarla così. Nel film il rilancio culturale di Napoli è impedito da un napoletano che si rifiuta di mettere in discussione le tradizioni per ripulirle dagli stereotipi, cosa che al contrario i vari James Senese, Pino Daniele ecc… si propongono di fare attraverso la loro musica, riprendendo la canzone napoletana e integrandola al jazz, al rock, al blues, al funk.

Nuova Napoli, invece, è stato registrato a Berlino nel 2017. Questa rinascita culturale sarebbe potuta partire da Napoli? Stiamo frenando l’evoluzione culturale perché ci avvinghiamo alle tradizioni senza metterle in discussione?

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